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Crisi idrica, a Trento ridotto il flusso delle fontane pubbliche. Ianeselli: "Ancora niente allarmismi, ma l’acqua va usata in modo oculato"

Nonostante la crisi idrica che sta interessando gran parte del nord Italia, a Trento non si parla ancora di una situazione emergenziale per il grande lavoro degli ultimi anni sulle tubature. Frisinghelli: "In città perdite ridotte al 10%, nel resto d'Italia oltre il 35. Trento oggi conta 800 chilometri di tubazioni, 55 serbatoi, 56 sorgenti, 20 pozzi"

Di Francesca Cristoforetti - 27 June 2022 - 16:41

TRENTO. "Non c’è emergenza idrica a Trento, ma questo non significa che possiamo sprecare acqua. La raccomandazione anzi è quella di farne un uso oculato: niente doccia che scorre mentre ci si fa il caffè, attenzione anche alle annaffiature di orti e giardini". Questo emerge dalle parole del sindaco di Trento Franco Ianeselli che insieme all'ingegner Matteo Frisinghelli, responsabile operativo del Servizio Idrico per Novareti, ha fatto il quadro della situazione della città dal punto di vista idrico.

 

"Quanto alle fontane pubbliche - aggiunge il sindaco - per ora non abbiamo ritenuto di chiuderle ma di limitarci a ridurre il flusso, in modo da limitare i consumi continuando a garantire il servizio".

 

Vista la forte siccità che si sta vivendo in questo momento e la crisi idrica che sta interessando gran parte del nord Italia, alcune città hanno iniziato a parlare di razionamento dell'acqua tra i possibili interventi. "Non c'è bisogno di creare allarmismi, si produrrebbe l'effetto contrario", dichiara Ianeselli.

 

Una situazione quindi non emergenziale "perché Trento ha fatto i compiti per tempo" e può contare su una rete in buona salute che in futuro migliorerà ancora grazie agli investimenti in programma sulla ricerca delle perdite e sulla gestione che prevede anche l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e l’impiego di energie rinnovabili (fotovoltaico) per far funzionare le pompe.

 

"Trento oggi conta 800 chilometri di tubazioni, 55 serbatoi, 56 sorgenti, 20 pozzi", spiega dal punto di vista tecnico Frisinghelli. Si tratta di un sistema complesso, "su cui gli interventi sono continui, per esempio per sostituire i tratti di rete obsoleta e regolare la pressione in modo da allungare la vita delle tubature e ridurre le perdite".

 

A questo proposito negli anni è stato fatto un lavoro importante, che ha ridotto la dispersione idrica del 15%. "In passato abbiamo agito efficientando le reti - prosegue l'ingegnere - in futuro speriamo di creare più 'distretti' negli acquedotti in modo da suddividere la pressione e l'acqua in base alle esigenze evitando la sovrapressione nelle tubature che crea maggiori perdite".

 

Attualmente sono due i distretti, uno a Trento Nord in via Brennero e l'altro lungo il Fersina, conferma Frisinghelli: "Speriamo di arrivare a una ventina nei prossimi anni".

 

Infatti a Trento, contrariamente a quanto avviene in altre città, la ricerca di falle nella rete è continua: "Ci sono squadre sempre al lavoro, che si attivano dunque non in seguito a segnalazioni o emergenze. Il loro mandato è quello di monitorare i flussi e individuare eventuali perdite, per poi adottare tutte le misure necessarie a contenerle".

 

I risultati sono evidenti: mentre in Italia il tasso medio di dispersione idrica supera il 35% (con punte del 50 e oltre in alcune località al Sud), a Trento le perdite si fermano al 10%. "Diminuiranno ulteriormente - conclude Frisinghelli - per rendere sempre minore la distanza tra la quantità di acqua immessa in rete e quella realmente utilizzata".

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