Dall'eroismo della resistenza ucraina alla 'fionda' con cui “Davide/Zelensky” può sfidare “Golia/Putin”: l'analisi del conflitto del reggente della Campana dei Caduti
Da Maria Dolens arriva l'analisi del reggente della Fondazione Opera Campana dei Caduti Marco Marsilli sul conflitto in Ucraina. Tre i fattori presi in considerazione per una possibile opposizione “agli inqualificabili disegni neo-sovietici del leader del Cremlino”: la prolungata resistenza delle forze armate ucraine, una sempre più invasiva pressione economico/finanziaria internazionale e il manifestarsi, in territorio russo, di movimenti interni di opposizione

ROVERETO. Dall'eroismo della resistenza ucraina alla compattezza della risposta occidentale fino popolarità di Putin in Russia: dal Colle di Miravalle ecco l'analisi sulla guerra in Ucraina del reggente della Fondazione Opera Campana dei Caduti, Marco Marsilli. “Commentando nell'editoriale di aprile l'andamento delle prime settimane del conflitto russo ucraino – si legge nel pezzo uscito sulla rivista della Campana – avevamo osservato come agli inqualificabili disegni neo-sovietici del leader del Cremlino avrebbe potuto efficacemente opporsi sono un concorso di tre fattori: la prolungata resistenza delle forze armate ucraine, una sempre più invasiva pressione economico/finanziaria internazionale e il manifestarsi, in territorio russo, di movimenti interni di opposizione”.
Valutando a distanza di un mese la situazione attuale, Marsilli parla di una “prima condizione pienamente soddisfatta” e dell'eroismo dei militari e di tutta la popolazione in ogni parte del territorio ucraino. “Nemmeno gli indiscriminati bombardamenti contro obiettivi civili, nemmeno le efferate stragi perpetrate dalle truppe russe in spregio a qualsiasi senso di umanità, nemmeno rapporti di forza inesorabilmente sfavorevoli ai difensori, sembrano infatti in grado di minarne il morale e la determinazione a respingere gli invasori”. L'aiuto però è arrivato anche dall'Occidente che (“superando conflitti di coscienza spesso laceranti”) ha deciso di equipaggiare le forze armate di Kyiv con sistemi d'arma sempre più sofisticati, performanti e offensivi.
La metafora utilizzata dal reggente della Campana è quella di Davide contro Golia: “In una moderna rivisitazione dello storico duello, è infatti opinione diffusa che solo una fionda altamente tecnologica, di nuovissima generazione, permetterà a Davide/Zelensky di affrontare, con qualche possibilità di successo, la sfida con Golia/Putin”. Sul fronte dell'appoggio da parte delle forze occidentali però, per Marsilli va anche sottolineata la “compattezza di Stati Uniti e Unione Europea nel colpire il 'sistema Russia' con sanzioni economico-commerciali-finanziarie sempre più ampie e intrusive, dirette sia ai grandi complessi industriali e bancari che alla sfera privata di oligarchi e altre personalità vicine al potere”.
Da questo punto di vista però, per Marsilli è necessario operare un distinguo tra i contesti di Washington, per il quale la linea del rigore (“e la volontà pur non ufficialmente dichiarata di provocare un regime change al Cremlino”) non comporta sacrifici particolari sul piano del blocco dei commerci con la Russia, e l'Europa. “Bruxelles – scrive il reggente – ormai giunta al quinto 'pacchetto' di sanzioni (un sesto è già stato annunciato ndr), esita infatti ancora nell'includere in tale lista le due principali fonti di 'reddito' per la Russia, gas e petrolio (il carbone verrò invece colpito a partire dall'estate)”. La ragione è semplice: un blocco nel settore energetico porterebbe per un certo numero di Stati membri (Italia e Germania in testa) conseguenze molto serie, sia a livello dei rispettivi apparati produttivi che per le esigenze 'civili' dei propri cittadini (Qui Approfondimento).
Il tutto, continua Marsilli, mentre altri importanti Paesi del G20 extra-europei (Cina, India, Sudafrica e Brasile fra gli altri): “Oltre ad astenersi in sede Onu dalla condanna politica dell'aggressione russa, continuino sulla linea del 'business as usual', appropriandosi (ed è il caso soprattutto di Pechino) del lucrativo ruolo di partner privilegiato con Mosca”. Per quarto riguarda il terzo e ultimo fattore, va poi rilevato come sul piano interno “gli indici di popolarità del presidente Putin continuino a mantenersi elevati”. Il dato fornito dal reggente della Campana è confermato dall'unico ente di rilevazione “indipendente” russo, il 'Centro Levada'. Un risultato ottenuto nonostante i numerosi insuccessi riportati sul piano miliare (dal sostanziale abbandono del piano originario di sottomettere l'intera Ucraina al consistente numero di caduti, i cui corpi non sempre vengono restituiti alle famiglie, sottolinea Marsilli, per timore di ricadute negative sul morale della popolazione e il possibile verificarsi di pubbliche proteste), ma senza dubbio 'viziato' dal lavoro della macchina della propaganda del Cremlino..
A favorire la posizione dello 'zar' però, sottolinea infatti il reggente della Campana, concorre anche: “La sistematica chiusura da parte del Cremlino di giornali e stazioni televisive critiche e la rigida censura mantenuta dai canali di regime su notizie potenzialmente scomode (quali, per l'appunto, gli insuccessi militari e le perdite sul campo)". Elementi che contribuiscono ad “alimentare in modo artificiale” la popolarità di Putin. Ma al leader russo una sponda “indubbiamente gradita” viene fornita dal clero ortodosso, con il Patriarca di Mosca Kirill, dice Marsilli: “In in più occasioni incline a giustificare l’intervento armato nel Paese confinante (e confratello) a suo modo di vedere infestato da non meglio identificati 'nemici interni ed esterni'. Commentando con noi tali dichiarazioni, padre Francesco Patton, il sacerdote trentino che riveste il prestigioso incarico di Custode di Terra Santa a Gerusalemme, osservava come dal clero ortodosso, per lunga tradizione sottomesso al potere temporale, non possano essere pretesi gesti di coraggiosa autonomia rispetto alla linea ufficiale. Lo stesso vale per oligarchi, politici di opposizione ed esponenti della dissidenza civile”.
L'evoluzione futura della situazione resta un aspetto tutto da verificare, conclude il reggente, sottolineando in particolare come la via diplomatica al momento debba necessariamente passare, per prestigio e autorevolezza, per il diretto coinvolgimento delle super potenze quali Stati Uniti, Cina e la stessa Unione Europea: “Dovendosi per contro riconoscere la sostanziale inutilità del sistema Onu, condizionato dal veto russo, e l'inevitabile insuccesso dei pur meritori sforzi intrapresi da 'pesi medi', quali Isreale o Turchia”.














