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Trento
26 giugno | 18:59

Ucraina, Ianeselli consegna l'Aquila di San Venceslao alle associazioni Rasom e Aiutiamoli a vivere: “Avete sfidato la guerra distribuendo speranza"

Il primo cittadino del capoluogo ha consegnato oggi la massima onorificenza cittadina alle due associazioni, impegnate nel sostegno alla popolazione ucraina dopo l'invasione del paese da parte delle forze russe: ecco l'intervento di Ianeselli

Ucraina, Ianeselli consegna l'Aquila di San Venceslao alle associazioni Rasom e Aiutiamoli a vivere

TRENTO. “Ci auguriamo che a breve tutti i vostri e i nostri sforzi siano indirizzati alla ricostruzione di un'Ucraina libera dalle armi dell'invasore, indipendente, democratica e pacifica. Un'Ucraina che non abbia più bisogno né di martiri, né di virtù eroiche: quelle che voi avete incarnato in questi sedici mesi di conflitto”. Sono queste le parole del sindaco di Trento, Franco Ianeselli, in occasione della consegna dell'Aquila di San Venceslao alle associazioni Rasom e Aiutiamoli a vivere, per il loro sostegno alla popolazione ucraina (portato avanti sia a Trento che nel paese devastato dalla guerra) dopo la brutale invasione delle forze armate russe.

 

La massima onorificenza cittadina, come detto, è stata consegnata oggi rispettivamente a Stefaniia Shmits e ad Anzhela Kotik, in rappresentanza delle due associazioni. Ecco l'intervento integrale con il quale il primo cittadino del capoluogo ha consegnato l'Aquila di San Venceslao alle due realtà.

 

Gentile Stefaniia, gentile Anzhela,

 

queste mie parole sono rivolte non solo a Voi, ma a tutte le volontarie e a tutti i volontari che in questi lunghi mesi di guerra hanno contribuito all’attività delle associazioni Rasom e Aiutiamoli a vivere.

 

Prima di esporre le motivazioni che ci hanno indotto a consegnarVi la massima onorificenza cittadina, permettetemi di fare una breve premessa. Un tempo il 26 giugno, giorno della festa del santo Patrono, nella città di Trento c’era l’uso di distribuire gratuitamente il pane di San Vigilio. Oggi “pane” è una parola comune, ordinaria, quasi banale. Per secoli è stata però una parola sacra. Perché il termine pane evocava anche dal punto di vista sonoro un’altra realtà antitetica: quella della fame. E il pane distribuito nel giorno di San Vigilio dal principe vescovo, dopo la benedizione in Duomo, non era solo un simbolo, ma fraternità concreta, condivisione del cibo più semplice ed essenziale.

 

Questa cerimonia si inserisce perfettamente nel solco della nostra storia. Che è stata, per lunghi secoli, storia di povertà o quanto meno di frugalità. E, dunque, necessariamente, di mutuo aiuto, di soccorso organizzato, di solidarietà. La nostra città Vi ha incontrato proprio su questo terreno antico, direi quasi originario, che costituisce tuttora il substrato della cultura trentina, e subito è stata conquistata dalla Vostra energia.

 

Il 24 febbraio dell’anno scorso, quando è iniziata la sciagurata invasione russa, abbiamo sfilato con Voi nelle piazze di Trento che si sono riempite di disperazione e di angoscia per la sorte dell’Ucraina violata dai carri armati di Putin. Un attimo dopo Vi abbiamo visto ricacciare indietro le lacrime e metterVi al lavoro. Per raccogliere fondi, medicine, cibo da inviare in patria. Per accogliere profughi stremati dal viaggio e stravolti dalla preoccupazione. Vi abbiamo visto bussare a ogni porta, cercare e trovare supporto con la ferma determinazione di chi sa di fare qualcosa di necessario e indifferibile. In pochi si sono sottratti alle Vostre richieste: ed è così che siete riuscite a reperire pullman che partivano pieni di aiuti e tornavano carichi di mamme e bambini. È così che avete riempito convogli di tir, finanziato rifugi e ospedali da campo, acquistato ambulanze. Avete creato gruppi di lavoro, trovato magazzini, impacchettato, smistato. Avete organizzato soggiorni per gli orfani, sostenuto famiglie che hanno perso tutto. Avete sfidato la guerra distribuendo speranza, rispondendo alla distruzione dei bombardamenti con il vostro sforzo di riparare vite, edifici, comunità. E oggi siete ancora qui, a cercare di far funzionare una macchina della solidarietà in cui molti hanno messo benzina non solo perché sentivano che era giusto e doveroso, ma anche perché sono stati ispirati dalla Vostra abnegazione, dal Vostro instancabile altruismo.

 

La guerra in corso è un’enormità, una catastrofe da cui spesso distogliamo lo sguardo perché non si può guardare l’orrore troppo a lungo senza rimanere sconvolti. Eppure Voi volontarie e volontari di Aiutiamoli a vivere e Rasom l’orrore lo avete sfidato, cercando di controbilanciare l’atroce oscenità del conflitto – le devastazioni umane, ambientali, culturali, economiche - con la concretezza della fraternità. Per questo abbiamo un’ammirazione sconfinata nei Vostri confronti e consideriamo il Vostro esempio una guida per la città che il prossimo anno diventerà Capitale italiana ed europea del volontariato.

 

Il volontariato per molti ha una dimensione che è esclusivamente morale. Doniamo - tempo, soldi, beni, energie – perché scegliamo liberamente di fare il bene, di volere il bene di qualcuno, di dare un senso alla nostra vita. Io credo che in verità il volontariato abbia anche un forte significato politico. Prendo a prestito le illuminanti parole che il politologo Marco Revelli ha scritto a questo proposito: “Decine, forse centinaia di migliaia di donne e di uomini sono al lavoro, negli interstizi del disordine globale, per riannodare i nodi, ricucire le lacerazioni, elaborare il male. Per sciogliere i grumi d’inimicizia che i dislivelli planetari, i conflitti identitari, lo spettacolo osceno dell’ingiustizia vanno addensando con velocità crescente. (...) Sono loro quelli che riparano ciò che gli eserciti frantumano (corpi e cose) e lasciano dietro di sé in pezzi (…) Sono loro l’embrione, fragile, esposto, di uno spazio pubblico non avvelenato o devastato nella città planetaria. Non sono ancora il presente. Sono tutt’al più un vago presagio di futuro. Di una possibile, inedita, politica del futuro”.

 

Cara Anzhela, cara Stefaniia, care volontarie, cari volontari delle associazioni Aiutiamoli a vivere e Rasom, Vi ringraziamo per averci mostrato con la Vostra testimonianza il presagio di un futuro migliore. E ci auguriamo che a breve tutti i Vostri e i nostri sforzi siano indirizzati alla ricostruzione di un’Ucraina libera dalle armi dell’invasore, indipendente, democratica e pacifica. Un’Ucraina che non abbia più bisogno né di martiri, né di virtù eroiche: quelle che Voi avete incarnato in questi sedici mesi di conflitto.

 

Cara Stefaniia, cara Anzhela, care volontarie, cari volontari, è per tutte queste ragioni che la città intera vuole testimoniare la propria amicizia e la propria stima nei Vostri confronti. È per questo che, raccogliendo le sollecitazioni e l’affetto di numerosi Vostri amici ed estimatori, sono onorato di consegnarVi l’antico sigillo della città: l’Aquila ardente di San Venceslao.

 

Grazie

Franco Ianeselli

sindaco di Trento

 

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