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Trento
25 aprile | 12:48

25 Aprile, in tantissimi per le vie di Trento nell’ottantesimo della Liberazione. Ianeselli: “Nella Resistenza la bussola per orientarci in questi giorni complicati”

“Non c’è salvezza nella neutralità”, l'intervento del sindaco per il 25 Aprile a Trento. Tra le vie della città il lungo corteo alle presenza delle autorità. L'Anpi del Trentino ricorda le drammatiche situazioni che si stanno vivendo in Ucraina, Gaza ma anche in Sudan e Myanmar​: "Festeggiamo questa data in un mondo in guerra"

25 Aprile, in tantissimi per le vie di Trento nell’ottantesimo della Liberazione

TRENTO. Gli ottant’anni dalla Liberazione dell’Italia dal nazifascismo saranno al centro del 25 Aprile, che ha visto a Trento un lunghissimo corteo che ha attraversato le vie del centro storico.

Presenti tutte le autorità locali, a partire dal sindaco di Trento, Franco Ianeselli, al presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, il presidente del Consiglio provinciale Claudio Soini, i parlamentari trentini, i consiglieri provinciali e comunali, in particolare del centrosinistra, ma anche i vertici delle forze dell'ordine, i vigili del fuoco, i sindacati e ovviamente l'Anpi.

 

Il corteo, accompagnato dal Corpo musicale Città di Trento, è partito da via Belenzani. Qui la presenza di un cordone di polizia davanti ai rappresentanti dell'Anpi ha creato momenti di tensione che si sono però risolti in poco tempo.


C'è stata poi la deposizione delle corone alle lapidi di Palazzo Thun, al monumento ai Caduti in piazza della Portela, alla targa dedicata agli Internati militari al palazzo della Provincia in piazza Dante, alla targa in memoria di Giannantonio Manci in Galleria Partigiani e alla targa in memoria di Mario Pasi in piazza Pasi. Qui l'esibizione del Coro Bella Ciao, accolta con un lungo applauso.

 

Al Teatro Sociale, quest'anno, gli interventi istituzionali. Il sindaco di Trento ha iniziato ricordando Papa Francesco. “In verità, non dovrebbe sorprenderci il fatto che la celebrazione della festa della Liberazione prenda oggi le mosse dalle parole di un uomo di fede. Perché la Resistenza è stata un movimento composito, capace di unire gli antifascisti di ogni appartenenza ideologica, culturale e religiosa: cattolici e comunisti, azionisti, socialisti e monarchici. Del resto, l’antifascismo era ed è tuttora ben più di un partito. È una scelta per la dignità di ogni uomo e per la democrazia pluralista, è il rifiuto di concepire un 'noi' gerarchicamente superiore e in opposizione agli 'altri', spogliati della loro umanità oltre che di ogni diritto”.


Non solo un appuntamento rituale. “Non sono solo i numeri e le date a rendere questo 25 Aprile così prezioso, così importante per tutti coloro che amano la libertà, la giustizia, la solidarietà. In questo preciso momento storico noi sentiamo che l’antifascismo è l’antidoto indispensabile a un veleno che si infiltra e dilaga anche in Europa, anche nei Paesi che consideravamo la patria della democrazia. Il veleno è la rivendicazione orgogliosa della violazione dei diritti umani e del diritto internazionale, è l’esibizione della crudeltà, della disumanità, della discriminazione. È il dileggio di tutti i contropoteri, dalla magistratura agli organi d’informazione, è la negazione del pluralismo, è la repressione del dissenso in nome di un presunto ordine illiberale”.

 

Ianeselli parla della “falsificazione della realtà, la manipolazione del significato delle parole, la diffusione irresponsabile dei discorsi d’odio che alimentano l’intolleranza. È infine la tentazione di delegare le sorti del mondo a un capo, a un uomo forte e carismatico, a un potere plebiscitario svincolato dal controllo democratico”.

 

Di fronte a tutto questo, l’antifascismo del 25 Aprile assomiglia alla cura. “Non è un concetto astratto, non è solo un movimento storico: è 'un’idea luminosa' (così lo definisce il detenuto Sandro Pertini in una lettera alla madre), capace di rischiarare e interpretare il presente. L’antifascismo è nel Dna della nostra democrazia ed è all’origine della nostra Costituzione, la Carta mai del tutto attuata che ha garantito questi ottant’anni di pace. Non è dunque per sterile nostalgia che oggi guardiamo indietro al periodo eroico della Liberazione. A tenerci legati a quella fase storica è la consapevolezza che nella Resistenza troviamo ancora la bussola per orientarci nell’imprevedibilità di questi giorni complicati. Se vogliamo continuare a onorare i partigiani, a camminare sulle loro orme, serve allora un’assunzione di responsabilità individuale capace di esprimersi in un’azione collettiva. Perché, come ha scritto Giaime Pintor prima di morire a soli 24 anni, dilaniato da una mina tedesca, “non c’è nessuna salvezza possibile nella neutralità e nell’isolamento”.

 

 

Franco Ianeselli ha chiuso con un richiamo all’Europa, unita proprio da quei valori di libertà e giustizia che alimentarono, dalla Scandinavia all’Italia, la Resistenza dei partigiani in clandestinità. “Quell’orizzonte continentale, così ben delineato nel Manifesto di Ventotene, è l’unico capace di corrispondere ai sogni e alle ambizioni delle giovani generazioni. Rinchiuderli nel ristretto campo del nazionalismo, negare la forza delle interconnessioni tra i Paesi, significherebbe avviarci verso un’epoca di barriere, insicurezza e forse anche di guerre fratricide. L’Europa immaginata a Ventotene da un collettivo di intellettuali dissidenti mandati al confino continua a parlarci: è quella del federalismo politico, della giustizia sociale, è l’Europa libera e solidale capace di contrastare gli aspetti più oscuri della sua stessa storia, dalla schiavitù al colonialismo alle mire imperialistiche”.

 

Presente anche il presidente dell'Anpi di Trento, Mario Cossali. “Oggi – purtroppo – il problema è che festeggiamo il 25 Aprile in un mondo che è in guerra. Un mondo che è attraversato non solo dalla violenza ma anche dalle stragi e dalla miseria crescente di interi popoli e regioni del mondo”. Cossali ricorda Gaza “diventata oggi un cimitero a cielo aperto”, ma anche quello che sta accadendo in Ucraina e non solo. “In Sudan è una tragedia, ci sono centinaia di morti e nessuno dice nulla. Per non parlare del Myanmar e della ripresa delle ostilità in Etiopia”.

 

Sulle polemiche legate al 25 Aprile e la “sobrietà” richiesta dal Governo per i giorni di lutto per la morte di Papa Francesco, Cossali spiega: “Il 25 Aprile non lo silenzia nessuno. Abbiamo avuto qualche battuta infelice del Governo, ma noi andiamo per la nostra strada come al solito”.

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