"Cosa significa oggi essere antifascisti? Difendere la possibilità di convivere nelle differenze e di vivere in un paese rispettoso dei diritti umani": il 25 aprile a Belluno
Numerose le persone raccolte in piazza dei Martiri per le celebrazioni dell’80esimo anniversario del 25 aprile: dopo l’alzabandiera e la deposizione di una corona al monumento alla Resistenza, si sono succeduti diversi interventi che hanno portato l’attenzione su ciò che questa ricorrenza deve rappresentare

BELLUNO Numerose le persone raccolte in piazza dei Martiri per le celebrazioni dell’80esimo anniversario del 25 aprile, nonostante la pioggia e le esortazioni alla sobrietà e alla mestizia. “Cosa significa oggi essere antifascisti? Significa considerare come non negoziabili valori quali libertà, democrazia, giustizia e dignità di ogni persona, opporsi a ogni forma di dittatura, ogni rigurgito autoritario, ogni tentativo di negare la memoria e il valore della nostra storia repubblicana. E difendere la possibilità di convivere nelle differenze e di vivere in un paese rispettoso dei diritti umani” ha ricordato Oscar De Pellegrin, sindaco di Belluno.
Dopo l’alzabandiera, sulle note dell’inno nazionale suonato dalla Filarmonica di Belluno 1867, e la deposizione di una corona al monumento alla Resistenza, si sono succeduti diversi interventi che hanno portato l’attenzione su ciò che questa ricorrenza deve rappresentare. “Oggi non celebriamo solo una data - introduce De Pellegrin - ma la forza di un popolo che seppe rialzarsi e scegliere da che parte stare. La Resistenza fu un moto profondo, nel quale uomini e donne dimostrarono che si possono mettere da parte le differenze per l’obiettivo più grande della libertà. E in un tempo in cui le differenze rischiano di diventare fratture e il confronto cede il passo allo scontro, è ancora più essenziale ritrovare quello spirito unitario. Apparteniamo tutti a quel 25 aprile e solo riconoscendolo possiamo costruire un Paese dove sia più bello vivere”.
Per sottolineare come questo ricordo appartenga soprattutto alle nuove generazioni, è intervenuta anche la Consulta provinciale degli studenti. “La voce dei giovani è necessaria - afferma Sara Burlon, vicepresidente - per dare senso al sacrificio di chi si è immolato per la Liberazione. La libertà è stata conquistata anche dal sangue di molti ragazzi e ragazze della nostra età, il cui ideale non deve essere un capitolo polveroso in un libro di storia, ma un’eredità e oggi, con la parola che ha un potere immenso, la nostra voce deve farsi bandiera del coraggio di chi ci ha preceduto e delle libertà che ci ha consegnato”.
Ricordata poi la “beffa di Baldenich”, quando, nel giugno 1944, partigiani travestiti da soldati tedeschi e da prigionieri entrarono nel carcere della città per liberare 70 prigionieri politici. Episodio replicato l’anno successivo e tra i cui ideatori ed esecutori ci fu il comandante Mariano Mandolesi “Carlo”, in memoria del quale è intervenuto il nipote Eric: “La prima liberazione dal carcere di Baldenich alimentò la speranza che 'se ti prendono, verranno i ribelli a liberarti': così molti giovani si unirono ai partigiani e hanno fatto bene, perché il 24 aprile 1945 la beffa è stata ripetuta, come a dire 'le promesse le manteniamo'. Questo penso sia la storia della Resistenza: una promessa mantenuta. Oggi quei giorni sembrano lontani e c’è chi prova a semplificare la storia, ma rendere le cose semplici porta con sé la banalizzazione. Invece la Liberazione è stata fatica e non va banalizzata: scegliete perciò una storia che ricordi cosa significhi essere liberi e raccontatela, non solo per onorarne i protagonisti ma per aiutare i giovani a celebrare la Liberazione in maniera più consapevole”.
A chiudere Felice Casson, magistrato e politico italiano, che con un excursus storico dal 1945 ai giorni nostri ha ricordato la fragilità della Costituzione e dei diritti da essa tutelati. “Il 25 aprile 1945 - afferma - i nostri padri e nonni credevano di aver sconfitto i nazisti e i fascisti ed essersene liberati per sempre, ma non erano stati fatti i conti con i rimasugli infiltrati nelle istituzioni democratiche. E credevano che l’entrata in vigore della nuova Costituzione avrebbe determinato la scomparsa di ogni rigurgito nazista e fascista. Tuttavia, la promulgazione della Costituzione, che pone le sue fondamenta nel 25 aprile di 80 anni fa e nel 2 giugno 1946, non ha impedito che si sia complottato contro di essa e si continui a farlo”.
Con queste premesse, Casson ha dunque elencato alcuni dei principi costituzionali ripetutamente violati, dal rispetto dei diritti inviolabili di ogni uomo alla “poca e concreta solidarietà istituzionale nei confronti dei lavoratori e verso chi fugge da paesi in guerra, da discriminazioni, persecuzioni e miseria”. Ma anche l’indipendenza della magistratura, che “subisce tentativi di condizionamento se non si adegua ai voleri del potere politico” e la libertà di stampa, la pari dignità delle donne, la tutela dei minori, il diritto alla salute e quello a un ambiente sano.
Infine, lo sguardo al clima politico internazionale. “Non ci dovrebbero essere dubbi nel rispettare le decisioni della Corte penale internazionale - conclude Casson - che imporrebbero semplicemente ma inderogabilmente la cattura di criminali internazionali, come il sequestratore, torturatore, stupratore e assassino dei profughi in Libia e i colpevoli di un disumano e ormai cronico genocidio ai danni del popolo palestinese a Gaza. Ma non basta, perché questa arrogante violazione è tale anche rispetto all’articolo 11 della Costituzione, che contiene norme chiare sul ripudio della guerra e l’obbligo del ricorso alla diplomazia. I nostri padri costituenti discussero molto sul verbo da utilizzare: l'Italia condanna, rinuncia, rifiuta la guerra? No, scelsero un'espressione più totalizzante come il ripudio, dando un’impronta ancora più pacifista a quell’articolo. Già nel 2022 Papa Francesco apostrofò come 'pazzi' i governanti che programmavano l’aumento del Pil al 2% per l’acquisto di armi: chissà se domani, davanti al suo feretro, quei politici farisei se ne ricorderanno e si vergogneranno”.












