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Belluno
01 maggio | 19:56

Primo maggio, per Belluno giornata di Liberazione. Il ricordo dei giovani caduti: “Incomprensibile oggi essere nostalgici del fascismo”

Dopo il 25 aprile, proseguono le cerimonie per la Liberazione con la “Giornata del ricordo dei caduti e dispersi in guerra”. Si parte da Piazzale Marconi per andare poi in località La Rossa, luoghi di combattimenti e stragi oggi ricordati coinvolgendo i giovani di elementari e medie. “Il 1 maggio è l’occasione per ricordare che Belluno è riuscita a liberarsi da sola attraverso il sacrificio di ragazzi giovanissimi”

BELLUNO. L'1 maggio, per Belluno, non è solo la festa del lavoro ma anche il ricordo dei caduti della Resistenza, poiché qui nel 1945 la guerra non era ancora finita.

 

“Belluno fu liberata tra l'1 e il 2 maggio e, all’ingresso della città, vi fu un violento scontro tra un gruppo di giovani e i nazisti. Il primo maggio è allora l’occasione per ricordare che Belluno è riuscita a liberarsi da sola attraverso il sacrificio di questi ragazzi, provenienti da famiglie modeste e con la voglia di impegnarsi e studiare. Venivano quasi tutti dagli istituti Catullo e Segato, il che la dice anche lunga sul fatto che la Resistenza sia stato un fatto di popolo”, afferma Gino Sperandio, presidente Anpi Belluno.

 

Proseguono le cerimonie per la Liberazione, dopo l’appuntamento del 25 aprile, con la “Giornata del ricordo dei caduti e dispersi in guerra”. Si parte da Piazzale Marconi, dove persero la vita Pietro Poletto, Ardeo De Vivo, Oscar Pisciutta, Sergio Salomon, Renato Sottomani, Bruno Tormen e Giovanni Sommavilla. Alla lapide in loro ricordo è stata posata una corona, a cura dell’Associazione nazionale famiglie caduti e dispersi in guerra.

 

“A Belluno si ricordano oggi i caduti e i dispersi in guerra - afferma la consigliera Irene Gallon - in particolare Peter, Mimì, Paolo, Dax, Venerdì, Mario e Squalet, nessuno dei quali sopra i 21 anni, che scelsero di lottare per la libertà. Ricordo anche le mamme e cerco di immaginare il loro dolore, che immaginabile non è. Il mio pensiero corre allora su due fronti: da un lato queste madri e il ruolo delle donne, dall’altro la Costituzione. Il contributo delle donne fu infatti fondamentale nel sostenere la Resistenza, e nella Costituente ne furono elette 21, la cui sensibilità entrò a far parte delle logiche che diedero vita al dibattito per la stesura della Costituzione. Tuttavia, dare a un popolo il testo di una Costituzione non basta poiché, come disse Calamandrei, non è una macchina che va avanti da sé: bisogna metterci l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere le promesse. Oggi, ricordare chi ha sacrificato la propria vita è doveroso e, nel farlo, impegniamoci a difendere la libertà che ci hanno lasciato in eredità affinché il loro sacrificio sia la nostra responsabilità”.

 

Le celebrazioni si spostano poi in località La Rossa, luogo di una strage nazista. Qui, ogni anno, il Comitato onoranze caduti dell'Oltrardo tiene vivo il ricordo, con una breve ma significativa cerimonia, che ha coinvolto i giovani delle elementari di Fiammoi e delle medie di Cavarzano. “Le guerre - spiega Diego Cason, dell'Istituto storico della Resistenza e dell'età contemporanea (Isbrec) di Belluno - sono orribili carneficine da cui stare alla larga, sono la negazione della relazione umana basata sul rispetto reciproco e chi ha nostalgia dei tempi bellicosi dovrebbe porsi qualche domanda. Una delle cifre per comprendere la Resistenza è il fatto che tutti erano stanchi di conflitti, aggressioni, odio, trattamenti inumani. E con il bilancio di morti, feriti, deportati e territori persi che la guerra si era lasciata alle spalle, è incomprensibile oggi essere nostalgici del fascismo. Dobbiamo invece ricordare l’importanza della democrazia: ognuno di noi è un valore assoluto, ancora di più i nostri avversari perché ci aiutano a comprendere la realtà in cui viviamo. Le democrazie sono imperfette proprio perché, se una persona vuole un mondo a sua misura, ne costruirà uno che non sarà mai a misura anche degli altri.

 

A distanza di 80 anni possiamo quindi smetterla con le mitologie e badare ai fatti storici. I partigiani bellunesi erano giovani di tutte le famiglie, di qualsiasi colore politico. La maggior parte di loro aveva 20 anni, erano cresciuti in scuole uniformate al pensiero fascista e non conoscevano la democrazia, ma l’hanno sperimentata e costruita nei mesi in cui hanno combattuto per il paese. E questo ci insegna che, se una cosa non c’è ancora, non è un motivo per rinunciare a cercarla”.

 

Ed è con le voci dei giovani che si è chiusa la commemorazione, studenti delle medie e bambini delle elementari, il cui cartellone per la libertà, con semplici parole scritte tra i papaveri rossi, ribadisce più di mille testi il valore della memoria: ricordare l’importanza di costruire ponti con piccoli gesti quotidiani, perché ogni volta che ci impegniamo a fare del bene creiamo un mondo più libero e unito.

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