"Dimissioni in blocco": la minaccia dei medici del pronto soccorso di Rovereto e Arco. Varagone: "Si rischia di chiudere i battenti, professionisti troppo stressati"
I medici del pronto soccorso di Rovereto e Arco minacciano di andare via da turni stremanti e stipendi bassi, come conferma il segretario della Uil Fpl sanità Varagone: "Sono pochi i medici rimasti, prossimi al burnout. Un anno fa ad Arco erano in 7, ora 3 a tempo pieno e un part time. A Rovereto sono 6, ma da organico dovrebbero essere 14"

ROVERETO. "Sono sei i medici che stanno resistendo al pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria del Carmine di Rovereto, tre e mezzo, invece, quelli rimasti al pronto soccorso di Arco". Sono queste le parole di Giuseppe Varagone, segretario provinciale della Uil Fpl sanità intervistato da Il Dolomiti. Il burnout dei professionisti "dovrebbe preoccupare tutti, nessuno escluso, perché significa che c’è il rischio di non venire curati in sicurezza se chi ci prende in cura è troppo stanco o stressato. Oggi ne pagano le conseguenze i medici, a breve anche i cittadini", aggiunge.
"Oggi una dottoressa del pronto soccorso di Rovereto va in pensione. A luglio invece l’ennesimo medico si trasferirà a Bolzano, che offre condizioni lavorative e di vita migliori (più riposi e uno stipendio nettamente più alto) rispetto a quelle che troviamo negli ospedali della provincia di Trento".
Una situazione, quella raccontata a malincuore da Varagone che vede i pochi medici rimasti nel pronto soccorso di Arco e in quello di Rovereto a essere "prossimi a un burnout (ndr sindrome causata da una condizione di forte stress) e decisi quindi più che mai a andarsene o addirittura a 'licenziarsi in blocco'", se le condizioni lavorative non dovessero tempestivamente cambiare. “È da un anno che andiamo avanti così – prosegue Varagone – non è una notizia di oggi e nemmeno di ieri".
Un anno fa ad Arco c’erano 7 medici in pronto soccorso, spiega il segretario provinciale, entrando nel dettaglio: "Oggi ne contiamo 3 a tempo pieno e 1 che lavora part-time: Bolzano continua intanto a rubarci professionisti e infermieri, perché offre ciò che negli ospedali della zona è impossibile trovare: più riposi e più soldi".
L’Alto Garda si vedrà a breve popolato di turisti: "Aumenteranno sicuramente il possibile numero di pazienti che accederanno al pronto soccorso. Come potranno 3 medici rispondere a una richiesta così importante come quella che potrebbe verificarsi nel corso dei mesi estivi?", prosegue Varagone sottolineando che nell’ospedale di Arco non funzionano anche i reparti di psichiatria e di radiologia.
Quest’ultimo, a partire da metà maggio, non ha più un medico di turno nel weekend: "Il sabato e la domenica ad Arco si possono fare solo le lastre, che vengono poi inviate al medico a Rovereto per refertarle: i tempi di attesa per i pazienti diventano molto più lunghi. Se nel fine settimana si accede poi al pronto soccorso un paziente con un trauma addominale che ha bisogno di un’ecografia o qualcuno che a seguito di un incidente ha bisogno di una tac, dovrà essere trasportato in ambulanza a Rovereto, perché il professionista di Arco in quei giorni si trova lì".
Un numero di medici decisamente troppo basso e preoccupante. Al pronto soccorso di Rovereto un dirigente medico ha recentemente contattato l’Azienda sanitaria e poi anche Varagone, chiedendo aiuto e dichiarando che lui e i suoi colleghi sarebbero pronti a "dare le dimissioni in blocco" se turni di lavoro, riposi e ferie non verranno presto modificati.
A Rovereto, infatti, la situazione non si discosta troppo da quella di Arco, contando in totale 6 medici attivi nel pronto soccorso, che dovrebbero essere invece 14 in pianta organica, conferma Varagone, "di cui soltanto 4 fanno le notti": "Due medici coprono il turno della mattina dalle 8 alle 15, uno copre l’osservazione breve su turni di 12 ore dalle 8 alle 20 e altri due professionisti coprono invece il turno serale (15-22). Questo significa che non soltanto sono drammaticamente pochi ma che non possono né andare in ferie né avere diritto a riposi", precisa. Una situazione che sta venendo temporaneamente tamponata grazie all’aiuto dei colleghi del 118, dai chirurghi e "dai medici di Medicina interna che tuttavia rischiano di lasciare scoperti i reparti".
In questi mesi il segretario Uil Flp sanità ha scritto lettere e si è rivolto a diversi media, "ma non è servito a niente - confessa - i sindacati a quanto pare non vengono mai ascoltati. L’unica risposta che ho ricevuto dall’Azienda sanitaria mi informava del fatto che loro i medici non possono 'produrli in laboratorio'".
Secondo Varagone, a livello politico non ci si sta muovendo per risolvere questo preoccupante problema: "Bisognerebbe prendere esempio da Bolzano o da regioni come la Valle d’Aosta che hanno stanziato un incentivo pari a 800 euro per i medici e 300 per gli infermieri, per implementare il personale negli ospedali e tenersi stretti i professionisti che già vi operavano".
Ciò di cui necessità la sanità, è innanzitutto "fare in modo di tenerci i medici che già abbiamo e che posseggono una formazione non scontata, che richiede ulteriori mesi dai 6 ai 12, ascoltandoli e cercando di capire perché vanno via".
Il segretario lancia un appello: "Mi auguro che l’Azienda sanitaria risponda ai professionisti del pronto soccorso di Rovereto – conclude – che altrimenti rischierà di dover chiudere i battenti".












