Dramma sulla Marmolada, la psicologa sul campo: "Dolore e shock per i familiari di vittime e dispersi. Creiamo una 'bolla' per proteggerli dall'esposizione mediatica"
Oltre ai soccorritori attivi nelle operazioni di ricerca sulla Marmolada, è stata inviata anche una squadra di Psicologi per i popoli per offrire un supporto sul posto. Mania: "Vogliamo essere una 'stampella' per accompagnare queste persone alle fasi successive allo shock. In queste situazioni si cercano sempre delle risposte, per poter iniziare il processo di elaborazione del trauma"

CANAZEI. "Dolore e shock per i famigliari delle vittime e dei dispersi per la natura improvvisa dell'evento. La nostra presenza come supporto psicologico è fondamentale in questo momento, anche per i soccorritori". Adriana Mania, di Psicologi per i popoli - Trentino Odv, caposquadra nei suoi turni a Canazei, è intervenuta con un gruppo di volontari a poche ore di distanza dalla tragedia sulla Marmolada, dopo che una valanga di ghiaccio nel primo pomeriggio di domenica 3 luglio ha travolto una decina di persone.
Secondo gli ultimi aggiornamenti il numero delle vittime accertate finora è salito a 9, 7 i feriti e 5 le persone ancora reclamate come disperse.
"Siamo arrivati sul posto verso le 17 di domenica scorsa - prosegue Mania - noi siamo stati chiamati dalla Protezione civile di Trento con cui collaboriamo a stretto contatto e come è nostro compito, siamo attivi nelle area dell’emergenza, per cui anche in questo caso siamo intervenuti subito. Stiamo accogliendo ogni giorno moltissime persone per garantire e offrire loro un supporto psicologico nell'immediato, curando la parte umana ed emotiva" (Qui il video).
Sono una ventina in totale i componenti del team che a rotazione stanno coprendo i turni per garantire un servizio continuo tutti i giorni, dai 4 ai 6 operatori sul posto e altri di supporto da remoto, in costante contatto l'uno con l'altro. "Dobbiamo ottimizzare le nostre energie per fare il meglio che possiamo", aggiunge Mania.
"Per ora stiamo cercando di intervenire sui parenti e famigliari delle vittime - prosegue la psicologa - è sicuramente un momento molto delicato per loro, che stanno provando tante emozioni. Ognuno esprime e manifesta il dolore a proprio modo, noi vogliamo essere una sorta di 'stampella' per accompagnare queste persone nei passaggi successivi. Stanno vivendo un trauma ma la fase successiva sarà quella dell'elaborazione, che sarà ancora più delicata".
Un evento catastrofico improvviso, che per la sua natura, ha provocato shock, dolore e rabbia. "In queste situazioni si cercano sempre delle risposte, - spiega la coordinatrice - anche cercando dei 'colpevoli', per poter iniziare il processo di elaborazione del trauma. E' una catastrofe di grossa portata che verrà metabolizzata lentamente con il tempo".
Da non sottovalutare, sottolinea la psicologa, l'esposizione mediatica intorno a questa tragedia: "Essendo un evento altamente mediatico a maggior ragione cerchiamo di proteggere le persone coinvolte, preservando la loro sfera più intima e privata, le loro emozioni e i loro vissuti. Stiamo cercando di costruire intorno a loro una sorta di 'bolla' per difenderli. Siamo circondati da troppe parole in questi giorni, a volte in questi frangenti il silenzio può essere prezioso".
La presenza degli psicologi è necessaria anche per fornire un supporto agli stessi soccorritori ancora impegnati nelle ricerche dei corpi: "Per ora chi sta prestando soccorso sul campo è coinvolto nelle ricerche, anche per la vocazione del suo ruolo, quindi è 'schermato' dal trauma trovandosi nella fase del 'fare'. Quando si fermeranno potrebbe esserci bisogno del nostro aiuto e noi ci saremo". Mania conclude, confermando che "verrà garantito il nostro servizio fino alla fine dell'emergenza, in base all'evolversi degli eventi".

















