Gestione rifiuti, ecco la 'ricetta' (senza impianto) degli ambientalisti per ridurre a un quarto il residuo da smaltire l'anno (a Bolzano?). Tonina: "Magari fosse possibile"
Sono tre le 'sfide' lanciate da 11 diverse associazioni ambientaliste in una conferenza stampa sul tema della gestione dei rifiuti, sfide che secondo quanto riportato porterebbero in 5 anni a ridurre sostanzialmente ad un quarto la quantità di residuo da conferire a smaltimento (fino a meno di 15mila tonnellate), ma l'assessore all'ambiente Mario Tonina non è convinto: "Mi riservo di analizzare i dati presentati insieme agli uffici, ma non credo proprio sia fattibile"
.jpg?itok=Gm0FcPkY)
TRENTO. Ridurre la quantità di rifiuti prodotti, aumentare la raccolta differenziata e aumentare le tipologie di prodotti da riciclare: sono queste per 11 diverse associazioni ambientaliste del territorio le 'sfide' (“che il Trentino può e deve vincere, basterebbe seguire i comuni virtuosi”) nella gestione dei rifiuti urbani in Provincia, dove la situazione su questo fronte ormai da tempo è al limite. Una ricetta, quella proposta dalle associazioni in una conferenza stampa tenutasi il 23 novembre nella sede di Italia Nostra a Trento, che se seguita alla lettera permetterebbe, secondo quanto riportato, di arrivare “in anticipo al traguardo del 10% di residuo da conferire a smaltimento (meno di 15mila tonnellate all'anno)”, evitando quindi di “investire su progetti già vecchi che destano forti preoccupazioni nella popolazione”, ovvero sull'ormai famoso impianto di smaltimento (un termovalorizzatore o un gassificatore), in merito al quale l'assessore all'ambiente Mario Tonina ha già detto di voler prendere una decisione entro l'anno. Proprio il vice-presidente della Pat, però, non è convinto: “Mi riservo di analizzare i dati presentati insieme agli uffici – dice infatti Tonina a il Dolomiti – ma non credo proprio sia fattibile. Magari la situazione fosse questa”. Ma procediamo con ordine.
I NUMERI
Secondo l'approfondimento inviato dalle associazioni, sono due i punti presenti all'interno del V Aggiornamento del piano provinciale di gestione dei rifiuti che hanno destato allarme: “1) abbiamo finito lo spazio dove mettere i nostri rifiuti e 2) dobbiamo valorizzarli attraverso processi di gassificazione o combustione. Il tutto in nome di una, a quanto pare fino ad oggi dimenticata, autonomia di gestione provinciale dei rifiuti finalizzata a chiudere il cerchio nella filiera interna”. In merito al secondo punto, si legge nel documento, “non possiamo entrare nel merito, pur avendo le nostre idee” per la mancanza di dati tecnici ed economici relativi all'ipotesi. “Ci domandiamo – scrivono le associazioni – sono serviti 9 anni per produrre il V aggiornamento, non sarebbe stato meglio attendere qualche mese in più e produrre un documento chiaro e tecnicamente esauriente su un tema così controverso e delicato? Ad oggi siamo in attesa che Fbk, incaricata della cosa, produca il suo documento”.
In termini numerici, scrivono gli ambientalisti: “La produzione di riferimento nel V aggiornamento è quella del 2019 di 283.461 tonnellate all'anno. Questo dato è il peggiore degli ultimi 10 anni, con un incremento del 9% rispetto al 2015 e del 2% del dato 2010. Rappresenta un dato in controtendenza con quello nazionale che vede una diminuzione del 3,8% nel decennio. La raccolta differenziata è aumentata costantemente negli anni al valore del 78,1% nel 2020. Abbiamo tuttavia dati molto disomogenei sul territorio provinciale con i virtuosi cittadini e amministratori della Val di Fiemme all'85,3% e i meno virtuosi dell'Alto Garda e Ledro al 64,4%. Anche sul fronte della produzione di rifiuti per abitanti, dati 2020, abbiamo i virtuosi abitati della Val di Sole con meno di 360 chilogrammi per abitanti equivalente, ed i meno virtuosi di Primiero con più di 460 chilogrammi”. Partendo da questi dati dunque, la prima sfida ai trentini è “ridurre la quantità di rifiuti prodotti”, si scrive nel documento.
RIDURRE LA QUANTITA' DI RIFIUTI PRODOTTI
Raggiungendo entro 5 anni i livelli di produzione di rifiuti urbani dei cittadini della Val di Sole (“vorrebbe dire 270 grammi in meno al giorno per i cittadini del Primiero, 160 grammi per quelli del capoluogo”) la quantità di rifiuti prodotta “calerebbe a 227.716 tonnellate l'anno” precisano le associazioni, circa 60mila tonnellate in meno rispetto al 2019. Una prospettiva possibile secondo gli ambientalisti (“nel 2015 ci siamo avvicinati di molto”) anche in vista degli sforzi che oggi sempre di più vengono fatti sul fronte degli imballaggi.
AUMENTARE LA RACCOLTA DIFFERENZIATA
A questo punto la seconda sfida è “aumentare la raccolta differenziata”, si legge nella nota: “Anche in questo caso l'esperienza è già a portata di mano, la Val di Fiemme è all'85%. Entro 5 anni portare la differenziata all'85% è possibile. Con questo dato e con il dato di produzione obiettivo di circa 230mila tonnellate l'anno avremmo un residuo intorno alle 34mila tonnellate l'anno”.
AUMENTARE LE TIPOLOGIE DI PRODOTTI DA RICICLARE
La terza sfida è invece rivolta ai tecnici dell'Agenzia per l'ambiente: “Aumentare le tipologie dei prodotti da riciclare”. In prima battuta, dicono le associazioni: “Si tratterebbe di riprendere quanto era già previsto nel IV aggiornamento del 2014, intervenire prioritariamente nel riciclo dei tessili sanitari. Componente che pesa per circa 20mila tonnellate all'anno. Esistono e sono attive da anni aziende, anche nelle Province vicine, che svolgono l'attività di riciclo di questi materiali. L'obiettivo per i prossimi 5 anni deve essere di portare a riciclo almeno il 50% di queste quantità portando a residuo, anche con una campagna di utilizzo di prodotti riciclabili, meno di 8mila tonnellate l'anno. Vincendo queste sfide in 5 anni arriveremmo in anticipo al traguardo del 10% del residuo da conferire a smaltimento (meno di 15mila tonnellate l'anno). Quindi perché investire su progetti già vecchi che destano forti preoccupazioni nella popolazione? Coinvolgiamo invece tutti i cittadini nella sfida e premiamoli quando sarà raggiunta. Investiamo nella bonifica delle discariche”.
TONINA: “MAGARI FOSSE COSI'”
La 'ricetta' proposta però, come detto, non convince l'assessore all'ambiente: “Innanzitutto va specificato che all'interno del V aggiornamento ci siamo presi molti impegni, tra i quali la riduzione della produzione di rifiuti e l'aumento della raccolta differenziata, nonché il suo miglioramento. Detto questo, da quanto la mia struttura finora mi ha comunicato, in particolare da Appa e da Adep, non mi è mai stata riferita la possibilità di arrivare a certi livelli, magari fosse così”. Se si dovessero gestire in Trentino solo 15mila tonnellate di residuo rispetto alle oltre 60 attuali: “La situazione sarebbe ovviamente del tutto diversa – continua Tonina – e non si andrebbe ad ipotizzare un impianto per quel quantitativo, visto che ogni anno conferiamo già 13mila tonnellate al termovalorizzatore di Bolzano”. Come detto, il vicepresidente si riserva di analizzare insieme ai tecnici i valori riportati: “Ma in generale non penso sia fattibile. Per quanto riguarda la differenziata in Trentino la percentuale è ferma da anni e ci vuole del tempo per lavorare sui margini di miglioramento presenti, ragionando al contempo anche sulla qualità della raccolta stessa. Possiamo scendere a livello complessivo di qualche tonnellata, ma rimane una grande quantità di residuo che in ogni caso deve essere smaltita, il problema non si risolverebbe".
Il documento è stato firmato da Wwf del Trentino, Italia Nostra, Legambiente, Ledro Inselberg, Mountain Wilderness, Lipu, Comitato Sviluppo Sostenibile, Comitato Salvaguardia Olivaia, Rotte Inverse, Comitato Salvaguardia Area Lago e Pan Eppaa.












