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| 11 nov 2022 | 12:45

Guai per il direttore dell'Avvocatura della Provincia. Per la Corte dei Conti ipotesi di danno erariale e 113mila euro di risarcimento richiesto

La nomina di Giacomo Bernardi, ex candidato della coalizione di destra ad Arco, era già stata al centro di una vicenda processuale davanti al giudice del lavoro. Ora anche la Corte dei Conti si occupa della questione: per la Procura erariale l'avvocato avrebbe omesso di essere stato commissario liquidatore di Trento Rise fino al 22 giugno 2020 e quindi non avrebbe potuto ricoprire anche il ruolo di dirigente generale dell'avvocatura della Pat

TRENTO. L'ipotesi è quella di danno erariale e la richiesta della Corte dei Conti è di quasi 113 mila euro. La Procura regionale della Corte dei conti di Trento, infatti, ha citato in giudizio per danno all’erario l’attuale dirigente generale dell’avvocatura della Provincia di Trento, l'avvocato Giacomo Bernardi.

 

Il Dolomiti ve lo aveva già raccontato visto che era arrivata già una prima condanna per l'amministrazione Fugatti per la nomina dell'avvocato. A giugno 2021 infatti, la Giunta leghista aveva nominato ai vertici dell’Avvocatura Giacomo Bernardi, 56 anni, libero professionista con studio ad Arco e Trento. Una nomina che era stata salutata così dal presidente Maurizio Fugatti: “A seguito di procedura pubblica per la raccolta delle candidature, conferiamo a un conosciuto e stimato professionista come Bernardi un incarico di assoluta importanza per la Provincia e per il Trentino”. E conosciuto lo era di certo visto che Bernardi aveva prestato il volto per la coalizione di Destra, con la Lega in testa, che aveva sfidato (perdendo) il sindaco di Arco Alessandro Betta. Peraltro quella di Bernardi era l’ennesima nomina di un “uomo di fiducia” ai vertici di un’istituzione della Pat.

 

Eppure il giudice del lavoro aveva dichiarato illegittima la delibera di nomina del dirigente generale dell’Avvocatura della Provincia, per via dell’irragionevolezza dei criteri adottati che sono stati considerati pure carenti dal punto di vista formale. La motivazione non lasciava grande spazio a interpretazioni stabilendo che “l’irragionevolezza della previsione trova conferma nell’esito della selezione, che ha visto prevalere un candidato”, sostanzialmente privo di quella “consolidata e specifica esperienza nella cura di rilevanti cause in termini quali/quantitativi di difesa della pubblica amministrazione” (qui approfondimento su questa vicenda).

 

Ora la Procura erariale contesta all’avvocato Bernardi di aver assunto l’incarico di vertice dell’Avvocatura provinciale in violazione dell’art. 4 del d.lgs. n. 39, 8 aprile 2013, a norma del quale non possono essere conferiti incarichi amministrativi di vertice, nelle amministrazioni statali, regionali e locali, a coloro i quali abbiano ricoperto, nel biennio precedente, cariche in enti di diritto privato finanziati dall’amministrazione che conferisce l’incarico.

 

Nel caso di specie, secondo la ricostruzione operata dalla Procura erariale, il Bernardi, che fino al 22 giugno 2020 aveva ricoperto l’incarico di commissario liquidatore di Trento Rise – associazione di stampo privatistico regolata e finanziata dalla Provincia autonoma di Trento – non solo non aveva indicato la propria situazione di inconferibilità, all’atto della propria partecipazione alla procedura selettiva indetta dalla PAT ma aveva sottaciuto l’incarico di liquidatore anche nel proprio curriculum vitae, presentato ai fini della valutazione dei titoli professionali in seno alla medesima selezione.

 

''Dalla nullità prevista ope legis - spiega la Corte dei Conti - per il conferimento illegittimo è derivata la richiesta da parte della Procura regionale di un risarcimento in favore della Provincia pari alla retribuzione illegittimamente percepita dall’avv. Bernardi in veste di Dirigente generale per l’importo di 112.927,65 euro''. La data fissata per l'udienza per la discussione della causa è il 15 marzo 2023.

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