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| 08 giu 2022 | 11:51

Provincia ancora condannata, Fugatti aveva scelto l’ex candidato sindaco “di fiducia” per l’Avvocatura ma per il giudice la procedura è “carente e irragionevole”

La Giunta leghista è stata nuovamente sconfitta in tribunale, questa volta per la nomina di “un uomo di fiducia” ai vertici dell’Avvocatura della Provincia. Zeni: “Il giudice del lavoro ha dichiarato illegittima la delibera di nomina”

di Tiziano Grottolo

TRENTO. Ormai si è perso il conto del numero di volte che la Provincia è stata costretta a fare marcia indietro dopo una sentenza di tribunale. Fra spese legali e multe il conto ha ampiamente superato i 30mila euro, operazioni sostenute con i fondi pubblici. L’ultima sconfitta per “carenza di motivazione e irragionevolezza dei criteri adottati” è arrivata in merito alla nomina del dirigente generale dell’Avvocatura della Provincia.

 

A giugno 2021 infatti, la Giunta leghista aveva nominato ai vertici dell’Avvocatura Giacomo Bernardi, 56 anni, libero professionista con studio ad Arco e Trento. Una nomina che era stata salutata così dal presidente Maurizio Fugatti: “A seguito di procedura pubblica per la raccolta delle candidature, conferiamo a un conosciuto e stimato professionista come Bernardi un incarico di assoluta importanza per la Provincia e per il Trentino”. Conosciuto lo era di certo visto che Bernardi aveva prestato il volto per la coalizione di Destra, con la Lega in testa, che aveva sfidato (perdendo) il sindaco di Arco Alessandro Betta. Peraltro quella di Bernardi era l’ennesima nomina di un “uomo di fiducia” ai vertici di un’istituzione della Pat.

 

Questa volta però non tutto è andato per il verso giusto. Come fa notare il consigliere del Partito Democratico, Luca Zeni, il giudice del lavoro ha dichiarato illegittima la delibera di nomina del dirigente generale dell’Avvocatura della Provincia, per via dell’irragionevolezza dei criteri adottati che sono stati considerati pure carenti dal punto di vista formale.

 

''Contro questa delibera - spiega Zeni - aveva presentato ricorso uno degli avvocati della Provincia e si era verificata l’anomala situazione di una causa di lavoro che vedeva coinvolti da un lato, a tutela dei propri diritti, uno degli avvocati più esperti dell’Avvocatura provinciale e, dall’altro, il dirigente generale della stessa istituzione, chiamato in causa per difendere la procedura che lo ha visto nominato nel suo ruolo''.

 

D’altra parte, chiarisce ancora il consigliere Pd, la motivazione non lascia spazio a interpretazioni stabilendo che “l’irragionevolezza della previsione trova conferma nell’esito della selezione, che ha visto prevalere un candidato”, sostanzialmente privo di quella “consolidata e specifica esperienza nella cura di rilevanti cause in termini quali/quantitativi di difesa della pubblica amministrazione”. Esperienza che invece non mancava all’altro candidato. Per il giudice dunque la procedura è da rifare e, oltre a condannare la Pat a pagare le spese legali, ha stabilito di bandire una nuova procedura di reclutamento per individuare il dirigente generale dell’Avvocatura.

 

“Dal 5 aprile – termine entro il quale la Pat avrebbe dovuto adempiere alla sentenza, osserva Zeni – tra le deliberazioni della Giunta non sono emerse decisioni conseguenti a questa pronuncia, che è provvisoriamente esecutiva”. Per comprendere le ragioni di quest’impasse, il consigliere Dem ha depositato una specifica interrogazione per sapere come e quando la Provincia intenda dare esecuzione alla sentenza e per conoscere le ragioni che hanno portato a una nomina “così carente di motivazione e palesemente irragionevole nei criteri”.

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