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I genitori del bimbo di 4 mesi caduto nelle acque di Braies segnalati all'Autorità giudiziaria. La Provincia di Bolzano: ''Persone senza conoscenza della montagna''

In tre giorni 14 turisti sono finiti nel lago, una serie di complesse operazioni di soccorso che impone riflessioni sul turismo "mordi e fuggi". L'assessora Maria Hochgruber Kuenzer: "Quale sviluppo territoriale vogliamo? Anche il marketing deve tenere conto di diversi aspetti, altrimenti alimentiamo un circolo vizioso e molte altre persone vi si recano per il solo fatto di poter dimostrare di averlo visitato"

Di Luca Andreazza - 19 April 2022 - 20:50

BRAIES. I genitori del piccolo di 4 mesi caduto nelle acque gelate di Braies sono stati segnalati all'Autorità giudiziaria, che valuterà come e se procedere. Il ghiaccio aveva avuto un cedimento e il bambino era caduto nel lago durante una passeggiata a 50 metri dalla riva, salvato da un uomo di 44 anni di origini albanesi, il bimbo è stato trasportato d'urgenza in ipotermia alla clinica universitaria di Innsbruck, dove è stato giudicato fuori pericolo. 

 

A ogni modo in tre giorni 14 persone sono cadute nelle acque gelate del lago di Braies. Le ordinanze di divieto del sindaco sono state largamente ignorate: "C'era chi aveva tacchi e gonna,- ha spiegato a Il Dolomiti il primo cittadino - vengono in montagna ma pensano di essere in spiaggia"(Qui articolo). E si prevedono maggiori controlli nei prossimi fine settimana. A intervenire anche la Provincia di Bolzano

 

"Sono convinta - l’assessora Maria Hochgruber Kuenzer - che la questione non può limitarsi ai controlli, anche se questi certamente sono di aiuto in una situazione di emergenza. Qui siamo di fronte a un fenomeno sociale mai visto prima. Migliaia di persone che anche in questa stagione scelgono di andare a Braies per un selfie da pubblicare sui social e che non hanno nessuna conoscenza dell’ambiente montano in cui si trovano. Persone che non sanno valutare il pericolo di un lago ghiacciato in primavera, con numerose chiazze di acqua già evidenti. Persone che hanno perso qualsiasi contatto con la natura e con la capacità di valutare la situazione in cui si trovano, persone che ignorano i divieti posti per la loro sicurezza. La questione di fondo rimane sempre la stessa: quale tipo di sviluppo territoriale vogliamo per la nostra provincia?".

 

Una serie di eventi e di complesse operazioni di soccorso che impone delle riflessioni sui fenomeni legati al turismo di massa "mordi e fuggi". La Rete dello sviluppo, turismo e mobilità della Fondazione Dolomiti Unesco, coordinata per tutte le Dolomiti dalla Ripartizione natura, paesaggio e sviluppo del territorio della Provincia di Bolzano, monitora costantemente i maggiori hotspot delle Dolomiti. Nel 2018, tra giugno e settembre, hanno visitato il lago di Braies 1.215.540 persone, con una media di 12.694 persone in agosto e una giornata picco di 17.874 il 16 agosto.

 

“Come coordinamento Dolomiti Unesco in Alto Adige - prosegue l'assessora - lavoriamo insieme ai diversi portatori di interesse, tra cui le Associazioni turistiche. Il progetto 'Achtsam am Berg – Rispetta la montagna' è la dimostrazione di come si possa collaborare per incoraggiare un turismo attento e rispettoso dell’ambiente montano”.

 

I 7 parchi naturali dell’Alto Adige, compreso Braies, anche grazie alla rete dei 7 Centri visite e dei 5 Punti informativi diffusi su tutto il territorio, hanno un ruolo fondamentale nell’educazione ambientale, con molte iniziative rivolte anche ai più giovani, tra cui per esempio l’iniziativa Junior Rangers che educa alla conoscenza degli habitat, della flora, della fauna e degli aspetti culturali dei Parchi.

 

"La gestione della mobilità è un fatto importante ma occorre lavorare di più in rete, rafforzare le collaborazioni e superare una visione ancora molto settoriale per sensibilizzare e informare le persone da un lato, e dall’altro per evitare forme di promozione su larga scala di aree già molto frequentate, come il lago di Braies o le Tre Cime. Anche il marketing deve tenere conto di questi aspetti, altrimenti alimentiamo un circolo vizioso: più un luogo viene fotografato e condiviso, più aumenta il suo grado di attrattività e molte altre persone vi si recano per il solo fatto di poter dimostrare di averlo visitato. Come dimostrano anche le ricerche condotte dalla Rete dello Sviluppo, Turismo e Mobilità in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari, la frequentazione di massa riduce fortemente la qualità percepita dell’esperienza e molti turisti tornano a casa delusi", conclude Kuenzer.

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