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''I giovani vivono nell'ansia e non immaginano più un futuro felice''. L'appello del pedagogista Lorandi: ''Uniamo le forze sul territorio per dare risposte ai ragazzi''

Il disagio giovanile continua ad aumentare e in tanti si trovano ad affrontare gravi stati di ansia. Fabiano Lorandi fondatore e pedagogista dell’Associazione Ubalda Bettini Girella di Rovereto: "C'è la necessità di un gruppo di persone che uniscano le forze per leggere i bisogni dei ragazzi. Solo assieme sarà possibile trovare le risposte adeguante ricercandole all'interno delle proprie competenze, del proprio sapere per poi mettere  in campo azioni concrete prima che sia troppo tardi”

Di Giuseppe Fin - 26 novembre 2022 - 12:51

ROVERETO. “Ansia in ogni momento della vita. E' la principale situazione che stanno vivendo gli adolescenti oggi e dobbiamo agire subito, prima che diventi una vera e propria patologia. Per farlo dobbiamo tutti unire le forze, dobbiamo lavorare assieme, cambiare modelli”.  Le parole sono quelle di Fabiano Lorandi fondatore e pedagogista dell’Associazione Ubalda Bettini Girella di Rovereto che da 32 anni fa lavoro sociale educativo culturale con e per i minori della città. 

 

Una realtà che ha a disposizione due centri educativi, uno interculturale. C'è il centro di aggregazione territoriale e multimediale “Relabvideo” un luogo di produzione multimediale che coinvolge ragazzi e ragazze dagli 13 ai 20 anni. Oltre 330 in un anno. Un'associazione molto importante che tocca con mano le problematiche che i giovani adolescenti stanno vivendo sul nostro territorio.

 

Nei giorni scorsi il Dolomiti ha raccontato attraverso la dottoressa Chiara Guella, neo responsabile dell'Unità Operativa territoriale di Psicologia dell'Apss, quello che sta accadendo. La pandemia ha travolto i giovani. C'è chi rimane chiuso in casa, chi decide di rinunciare ad andare a scuola, chi sviluppa atteggiamenti aggressivi e chi, appunta, vive nell'ansia.  “Il disagio nei nostri giovani è emerso prepotentemente nel corso della pandemia” spiega Lorandi. “Stiamo parlando di una situazione di malessere personale ed esistenziale nata evidentemente dalla riduzione della possibilità di avere una vita sociale, di uscire di casa, di incontrare i propri amici, i propri compagni di scuola, di svolgere attività e di socializzare”. Tutto questo ha pesato in maniera significativa sugli adolescenti che sono pieni di energia e hanno anche la necessità di esprimerla in termini costruttivi. 

 

“Spesso purtroppo – spiega Lorandi – viene posta l'attenzione solo sugli episodi di vandalismo e le aggressioni che ci sono, nessuno lo nega, ma non dobbiamo fare di tutta l'erba un fascio. I giovani non sono quelli lì”.  La maggior parte dei ragazzi per fortunata continua ad andare a scuola, a fare sport a impegnarsi in attività di volontariato. 

 

“Quello che però  stiamo vedendo in quasi tutti gli adolescenti che con noi sono entrati in contatto è l'ansia. Quell'ansia – spiega sempre il fondatore dell'Associazione Ubalda Bettini Girella – che potrebbe essere spiegata dalla pandemia o dalla guerra. Sembra che si sia ridotto il loro tempo, che si sia appiattito in un'unica dimensione che è il presente. E' diventato difficile per loro pensare ad un futuro felice e tranquillo” e  per chi si occupa di ragazzi è diventato sempre più difficile dare risposte. 

 

Per queste situazioni, purtroppo, è difficile trovare servizi adeguati capaci di intervenire. Ed è proprio nelle pieghe di questa realtà che Fabiano Lorandi ha deciso di fare un appello, quello una proposta di nuove modalità di intervento dove il territorio è protagonista. “Prima che questi disturbi diventino patologie – continua Lorandi - è necessario mettere in campo forme di alleanze educative creandole direttamente sui territori con figure multidisciplinari”.  Una sorta di equipe territoriale con al suo interno psicologi, assistenti sociali, insegnanti, educatori professionali ma anche l'allenatore, i rappresentanti del mondo del volontariato e della cultura. “C'è la necessità di un gruppo di persone che uniscano le forze per leggere assieme i bisogni dei ragazzi. Solo assieme sarà possibile trovare le risposte adeguante  ricercandole all'interno delle proprie competenze, del proprio sapere per poi mettere  in campo azioni concrete prima che sia troppo tardi”.

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