Sempre più giovani hanno difficoltà di apprendimento. Il numero uno dei presidi trentini: ''Togliamo le bocciature e le classi per età, serve riorganizzare l'intero sistema''
Nei giorni scorsi il dottor Stefano Calzolari direttore dell'Unità operativa neuropsichiatria infantile territoriale dell'Apss ha parlato di un aumento molto importante degli studenti (Bes) con 'Bisogni educativi speciali'. Il presidente dell'Associazione Dirigenti Scolastici in Trentino: "Abbiamo bisogno di una riorganizzazione a livello strutturale e didattico della scuola"

TRENTO. Sono in crescita gli alunni con bisogni educativi speciali: ci sono giovani che hanno disturbi dell’apprendimento oppure quelli con problemi a livello psicologico e sociale. Negli ultimi anni sono aumentati nettamente anche in Trentino e a saperlo bene sono le scuole che si trovano difronte ad un impegno di non poco conto.
Se il disagio psicologico sociale ha avuto un vero e proprio boom dopo i due anni di pandemia, ha spiegato su il Dolomiti il dottor Stefano Calzolari direttore dell'Unità operativa neuropsichiatria infantile territoriale dell'Apss, i disturbi di apprendimento sono aumentati negli anni mettendo sotto pressione da un lato le scuole e dall'altro l'Azienda sanitaria che si trova ad affrontare una mole di richieste di aiuto difficile da smaltire con attese che arrivano anche fino a 9 mesi per casi, per esempio, di dislessia. (QUI L'ARTICOLO)
“L'aumento è importante ma questo non può portarci a richiamare risorse all'infinito. Abbiamo bisogno di una riorganizzazione a livello strutturale e didattico della scuola” ha spiegato a il Dolomiti Paolo Pendenza, presidente dell’associazione nazionale presidi per il Trentino. E tutto questo come? “Eliminando, per esempio, la suddivisione rigida delle classi per età e il superando delle bocciature”. Non idee astratte, spiega sempre Pendenza, ma interventi che si stanno già cercando di portare avanti con ottimi risultati in alcune scuole.
“E' bene chiarire – afferma il referente dei presidi del Trentino – che bisogna fare attenzione ad una eccessiva patologizzazione del disagio degli studenti considerando anche che una parte è legato all'età e al contesto. In certi casi, quindi, è possibile affrontare il disagio degli studenti in modo diverso che è quello di creare una scuola che abbia un'organizzazione che tenga conto delle diversità di ogni studente”.
In questo momento la struttura organizzativa e didattica che si trova all'interno delle scuole è sempre uguale. Un'organizzazione nata nel passato fondata su un sistema standard a cui tutti gli studenti si devono adeguare. “Oggi – spiega Pendenza – ci stiamo rendendo conto dell'importanza della personalizzazione dell'insegnamento ma farlo in una struttura nata per lo standard è molto difficile”.
Proprio per questo si sente sempre di più la necessità di rimodellare la scuola e questo non solo a livello di insegnamento ma mettendo in discussione alcuni elementi base. “Noi parliamo di studenti con bisogni educativi speciali ma non sono gli unici ad avere un disagio. Ci sono anche i ragazzi particolarmente bravi che si annoiano in classe e che però non vengono presi molto in considerazione”.
In questo cambiamento elementi fondamentali sono le classi e le bocciature. “In parte quello che dico esiste già nei corsi serali in Trentino dove non esiste la bocciatura ma un sistema di crediti e debiti per cui gli studenti che fanno fatica in una certa materia l'anno dopo seguono di nuovo il corso ma solo di quella materia. L'idea, per esempio, potrebbe essere quella di trasferire questo sistema anche nelle scuole diurne, eliminare le bocciature. Questo di conseguenza andrà a eliminare anche la rigida suddivisione delle classi per età. Sarebbero passi importanti per cambiare la scuola e andare verso ai nuovi bisogni che ci sono”.













