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| 20 feb 2023 | 05:01

Difficoltà di apprendimento, mancano gli insegnanti di sostegno. Meo: ''Gli studenti con Bes sono in continuo aumento e la scuola trentina non riesce a stare al passo''

La scuola italiana e così anche la scuola trentina, a fronte di un continuo aumento di alunni con disturbi dell’apprendimento e disabilità non è riuscita a stare al passo con questa tendenza trovandosi spesso in difficoltà. “Serve un sistema di reclutamento e abilitazione efficiente e bandire tempestivamente i concorsi per la scuola a carattere statale mentre negli istituti professionali occorre ripensare il sistema" spiega il segretario della Federazione Lavoratori della Conoscenza della Cgil

Difficoltà di apprendimento, mancano gli insegnanti di sostegno

TRENTO. I prof di sostegno sono pochi, ruotano troppo e spesso e in alcune scuole nemmeno ci sono. C'è poi il tema della formazione, dell’abilitazione, fondamentale quando ci si trova davanti studenti con difficoltà di apprendimento o bisogni educativi speciali per i quali serve la massima attenzione.

 

Ed ecco allora che negli istituti dove non si riescono a coprire tutte le esigenze sul 'sostegno', gli insegnanti si trovano in ruoli per i quali non sono specializzati ma che ricoprono con professionalità grazie alla formazione individuale e volontaria, spirito di servizio, sensibilità.

 

La scuola italiana e così come la scuola trentina, a fronte di un continuo aumento di alunni con disturbi dell’apprendimento e disabilità non è riuscita a stare al passo con questa tendenza trovandosi spesso in difficoltà.

 

“L’aumento dei ragazzi con Bes, bisogni educativi speciali, è in atto da anni – negli ultimi venti le certificazioni di disabilità sono praticamente raddoppiate e più che raddoppiate per quanto riguarda i disturbi specifici dell’apprendimento come dislessia, discalculia e altri - ma purtroppo sia a livello nazionale sia a livello locale non si è riusciti a seguire ciò che accadeva dentro le nostre scuole con un sistema di reclutamento degli insegnanti efficace e tempestivo” dice a il Dolomiti, Raffaele Meo, segretario della Federazione Lavoratori della Conoscenza della Cgil.

 

Sono ancora moltissime le cattedre vacanti, posti liberi che andrebbero assegnati a insegnanti che avrebbero diritto a una meritata stabilità dopo anni di precariato. Il personale docente è insufficiente e questo vale per sia per i posti sul sostegno sia su posto comune. “All'inizio di quest'ultimo anno scolastico – ci spiega Meo – nella secondaria di primo e secondo grado più del 50% delle cattedre erano vacanti. Esiste una carenza cronica di docenti di ruolo per il fallimento di un sistema di reclutamento e abilitazione caotico, inefficiente sottoposto a continui cambiamenti. Il risultato è che quelle cattedre libere ogni anno devono essere assegnate a docenti a tempo determinato per completare l’organico. Questo dà la cifra della situazione in cui versa il sistema del reclutamento. Siamo a metà del guado”. È un problema di tempestività dei concorsi che al contrario spesso sono banditi con notevole ritardo o subiscono lunghe battute d’arresto. Lo dimostra il fatto che nella primaria, dove il concorso è stato bandito nei tempi corretti, si sia riusciti a coprire la quasi totalità delle cattedre disponibili con insegnanti di ruolo e neo-immessi in ruolo.

 

I bisogni educativi speciali variano in funzione del disturbo dello studente o, nei casi disabilità, dal grado gravità. “La scuola tenta di affrontarli” spiega Raffaele Meo. 

 

In quella a carattere statale questo compito è affidato agli insegnanti abilitati al sostegno, e in mancanza di abilitati si pesca dalle graduatorie. Ma, spiega il sindacalista  "esiste un’altra metà del cielo che sfugge letteralmente alle statistiche ed è rappresentata da alcune scuole professionali". "Per come è organizzata in Trentino - spiega -  in alcuni casi nell’istruzione e formazione professionale la figura dell’insegnante di sostegno spesso non è prevista, nonostante vi sia un numero elevato di studenti con bisogni educativi speciali”.

 

Si tratta, è bene chiarire, di alcuni casi dove il ruolo di insegnante di sostegno, ci spiega il segretario della Flc Cgil, è svolto da insegnanti di disciplina. “Qui il ruolo di assistenza agli studenti con Bes normalmente è svolto da un insegnante di materia che, nella migliore delle ipotesi, affianca un collega della stessa materia titolare della classe. Dico nella migliore delle ipotesi perché questo affiancamento non sempre è possibile e si devono privilegiare le classi che includono gli studenti con disabilità. I docenti della formazione professionale ­–­ spiega a il Dolomiti Meo – nel corso degli anni hanno sviluppato competenza ed esperienza nella gestione di classi in cui la presenza di studenti con Bes è molto significativa. Una professionalità conquistata sul campo con la formazione volontaria, spesso costretti a dividersi tra una moltitudine di esigenze diverse e molto articolate; un lavoro enorme, sconosciuto o incompreso, che nei casi in cui non sia possibile la compresenza di un collega, devono affrontare da soli in classe. L’appoggio di un insegnante di sostegno abilitato e qualificato dedicato agli studenti con disabilità consentirebbe di lavorare in modo più ordinato e ne guadagnerebbe senza dubbio la qualità della didattica per tutti ”.

 

La Pat stanzia le risorse per coprire le cosiddette “ore Bes” nei vari centri, ma, spiega il sindacalista "se gli studenti con Bes sono in continuo aumento, le risorse stanziate calano ogni anno, meno 30% anche quest’anno".

 

Cosa potrebbe fare la Provincia? Presto detto. “Serve un sistema di reclutamento e abilitazione efficiente e bandire tempestivamente i concorsi per la scuola a carattere statale” spiega ancora Meo. “Per quanto riguarda invece le scuole di formazione professionale – continua – serve un ragionamento sull'organizzazione complessiva, un ragionamento di sistema e di riforma ben calibrato in grado di intercettare e agire sui cambiamenti che si sono prodotti”.

 

Nei giorni scorsi il numero uno dei presidi trentini, Paolo Pendenza, nel parlare di bisogni educativi speciali e delle necessità di un riforma del sistema scolastico aveva lanciato l'idea di “togliere le bocciature” e introdurre un sistema di crediti e debiti come avviene già per le serali ma anche di svincolare le classi dall'età degli studenti. (QUI L'ARTICOLO)

 

“Per quanto riguarda l'eliminazione delle bocciature introducendo sistema di valutazione e giudizio più inclusivi – è il pensiero del segretario della Federazione dei Lavoratori della Conoscenza - credo sia un ragionamento che si possa fare con le dovute cautele. E' un tema che riecheggia da tempo”.

 

Diversa, invece, è l'opinione di Meo sulla questione riferita alle classi. “Nella scuola bisognerebbe darsi delle priorità, semplificare, e questo è sempre mancato” spiega. “Ci sono problemi storici, che riguardano i numeri delle classi, gli organici, il reclutamento, le abilitazioni, le retribuzioni e tanto altro, mai risolti. L’ordinamento attuale non è ancora mai stato portato a compimento in modo organico. Slegare le classi dall'età degli studenti significherebbe concepire classi o gruppi di livello; vorrebbe dire ricominciare tutto da capo e credo che in questo momento non ci si possa permettere di cambiare nuovamente tutte le carte in tavola. Negli ultimi vent’anni abbiamo visto diverse fughe in avanti, battute d’arresto e marce indietro e questo disorienta studenti e docenti, non consente di programmare e pianificare. Mettere in discussione l'impostazione attuale porterebbe ancora una volta a procrastinare la soluzione dei problemi di base. Risolviamo questi, raggiungiamo una stabilità prima di fare altri ragionamenti”.

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