Contenuto sponsorizzato
| 17 feb 2023 | 05:01

Alunni con problemi di apprendimento, boom di richieste di aiuto. Attese fino a 8 mesi per la diagnosi, Calzolari: ''Nascono meno bambini e hanno più difficoltà''

Preoccupa l'aumento, che va avanti da anni, dei problemi di apprendimento. L'Apss pronta ad aprire delle Unità funzionali sul territorio.  Il direttore dell'Unità operativa di neuropsichiatria infantile territoriale dell'Apss: "Le richieste di aiuto sono tante, chi ha un disturbo di apprendimento, tipo la dislessia, allora va alla fine della lista d'attesa. Non dovrebbe essere così, ma dobbiamo fare delle scelte''

Alunni con problemi di apprendimento, boom di richieste di aiuto

TRENTO. In Trentino il balzo in avanti dei disturbi e del disagio tra bambini e adolescenti con la pandemia da Covid è da far tremare i polsi ma c'è un altro 'settore' che sta preoccupando: è quello dei problemi di apprendimento che silenziosamente stanno coinvolgendo sempre più giovani. L'aumento non è attribuibile alla pandemia e non è attribuibile nemmeno completamente alla maggiore attenzione che viene fatta dalle scuole o dalle famiglie. 

 

E' bene chiarire che l'area dello svantaggio scolastico è molto ampia e non riguarda solo gli alunni con disabilità. Ci sono difficoltà educative e di apprendimento che richiedono un percorso didattico personalizzato e quelli con problematiche varie anche di tipo socio – psicologico. Tutte assieme, queste tre fasce, rientrano nella sfera degli alunni con Bisogni educativi speciali (Bes).

 

Se il disagio psicologico sociale ha avuto un vero e proprio boom dopo i due anni di pandemia, i disturbi di apprendimento sono aumentati negli anni mettendo sotto pressione da un lato le scuole e dall'altro l'Azienda sanitaria che si trova ad affrontare una mole di richieste di aiuto difficile da smaltire, ci spiega il dottor Stefano Calzolari direttore  dell'Unità operativa neuropsichiatria infantile territoriale dell'Apss. 

 

Dottor Calzolari, lei dirige una Unità operativa delicata e molto importante. Cosa sta succedendo in Trentino?
Per prima cosa è bene fare chiarezza. I cosiddetti 'Bes' si dividono in tre fasce. La fascia A per la quale vengono rilasciate le certificazioni secondo la legge 104 per disabilità. La fascia B dove ci sono i disturbi specifici del rendimento e per i quali viene rilasciata  una certificazione che permette alle scuole di mettere in campo misure adeguate per aiutare il ragazzo o la ragazza. Infine abbiamo la fascia C dove non vi è alcun problema legato alla disabilità, nessun problema, possiamo dire, di tipo medico, ma legato a disagi psicologico sociali. Questa terza fascia a seguito della pandemia è letteralmente esplosa. Ma possiamo anche dire che i problemi di apprendimento sono aumentati, invece, nel corso degli anni e sono davvero moltissime le richieste di aiuto che  arrivano dalle famiglie. 

 

Questi problemi li possiamo trovare in un'età particolare?
No, riguardano tutte le fasce d'età. I problemi di tipo psicologico diventano più clamorosi dal punto di vista sociale negli adolescenti.

 

E sono molte le famiglie che si rivolgono a voi come Unità operativa di neuropsichiatria infantile territoriale dell'Apss per chiedere un aiuto? 
Si, sono tante e in continuo aumento. Questo, però, è un paradosso. Mi confrontavo anche nei giorni scorsi con altri colleghi. Nonostante le nascite siano diminuite  del 20% aumentano le richieste di valutazione e di disagio. Nascono meno bambini e hanno più problemi.

 

Ma per capire meglio la situazione, ci sono dei numeri?
Le posso dare un dato per farle capire la situazione. Per quanto riguarda il disturbo legato al neurosviluppo si è passati ai 200 casi nel 2014 in carico alla mia Unità  ai quasi 500 che abbiamo oggi. 

 

Molti pensano che l'aumento sia anche dovuto alla maggiore attenzione che si ha oggi rispetto al passato. E' così?
Sicuramente c'è più informazione, più attenzione e maggiori capacità diagnostiche ma questo, certamente, non giustifica l'aumento a cui assistiamo. E' difficile trovare un motivo unico. La letteratura ci dice che l'aumento  può essere legato a tantissimi aspetti, dal contesto ambientale, sociale, dall'educazione famigliare a tanto altro.

 

Le famiglie hanno gli strumenti adatti per individuare i problemi?
Non si può dare una risposta che vale per tutti. Abbiamo un sistema migliore che sicuramente permette un riconoscimento precoce rispetto a 10 – 15 anni fa. Le scuole sono in grado di riconoscere il disagio e il personale è stato formato a riconoscere i minimo problema. Da questo punto di vista le cose funzionano.  Attraverso i pediatri di libera scelta e gli screening una quota arriva a noi e riusciamo a prenderli per tempo. Ma continuano ad essere comunque tantissime le richieste e si stanno creando liste d'attesa molto lunghe. 

 

I tempi di attesa per una diagnosi a quanto sono arrivati oggi?
Nei casi peggiori arriviamo a 8 massimo 9 mesi. Non è, però, un'attesa cronologica perché viene fatta una sorta di valutazione che permette di dare delle priorità.  Se siamo difronte ad un bambino con un possibile autismo in questo caso viene visto nell'arco di 15 giorni. Chi ha invece un disturbo di apprendimento, tipo la dislessia, allora va alla fine della lista. 

 

Perché?
Perché non è una priorità clinica. Ha bisogno del certificato per la scuola ma io con questo non lo guarisco, non gli cambio la vita. E' chiaro che devo puntare su quelli che hanno un problema più grave e che devo vedere subito. 
I disturbi dell'apprendimento finiscono alla fine delle liste d'attesa. Mi dispiace, non dovrebbe essere così, ma noi dobbiamo fare una scelta di questa tipo che è eticamente corretta. Attende chi con il mio intervento non vedrebbe cambiata la vita. 

 

Per un genitore, comunque, non è semplice questa attesa.  
Per i disturbi di apprendimento, l'Azienda sanitaria sta cercando di affrontare queste lunghe liste di attesa. Verranno organizzati dei punti sul territorio, stiamo parlando delle unità funzionali con delle equipe che certificheranno questi problemi. Questi punti serviranno per affrontare la mole di domande che ci sono. 

 

Aumentano le richieste ma avete abbastanza personale?
A livello territoriale i medici erano 18 cinque anni fa e sono diventati 14 ora. Abbiamo delle zone scoperte. A Cavalese, per esempio, si aveva la copertura di tutta la settimana mentre ora è solo un giorno. 

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 07 agosto | 06:00
"Mancano i flussi, è inutile girarci troppo attorno, nonostante la città sia a due chilometri dall'Autostrada del Brennero, uno dei "corridoi" [...]
Cronaca
| 07 agosto | 06:57
Il terribile incidente è avvenuto nel tardo pomeriggio di ieri in Gardesana. Durante un sorpasso, secondo una prima ricostruzione, il 40enne [...]
Cronaca
| 07 agosto | 07:32
E' bruciato un fronte di circa 400/500 metri quadri, sul posto i vigili del fuoco di Riva del Garda oltre al supporto dei corpi di Arco, [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato