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Trento
30 novembre | 12:16

Il 10% degli studenti in Trentino convive con disabilità e disturbi dell’apprendimento: “Dati in crescita”. Rizza: "L'inclusione è fondamentale nel nostro sistema"

Accanto al 4% degli alunni che convive con una disabilità c'è un ulteriore 6,6% che presenta disturbi specifici dell’apprendimento come dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia: una percentuale in aumento costante secondo il Sistema informativo della scuola trentina

Il 10% degli studenti in Trentino convive con disabilità e disturbi dell’apprendimento: “Dati in crescita”

TRENTO. Tra disabilità e disturbi dell’apprendimento, negli ultimi anni il numero di studenti con fragilità è cresciuto senza sosta. Oggi il 4% dei circa 70 mila alunni trentini convive con una disabilità, perlopiù psicofisica. Il dato è stato fornito nel convegno “Dall’integrazione all’inclusione. Dentro e fuori la scuola”, organizzato dal consorzio Consolida e dalla Cooperazione Trentina con le cooperative sociali impegnate in ambito educativo, e in dialogo con il Dipartimento Istruzione e Cultura della Provincia Autonoma di Trento.

 

Un'occasione importante per discutere sul modello di integrazione scolastica nato negli anni '70 e se è ancora attuale e capace di rispondere ai nuovi bisogni.

 

Oggi, accanto al 4% degli alunni che convive con una disabilità c'è un ulteriore 6,6% che presenta disturbi specifici dell’apprendimento come dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia: una percentuale in aumento costante secondo il Sistema informativo della scuola trentina. E il quadro si fa ancora più complesso se si aggiungono le nuove forme di vulnerabilità generate da un contesto che cambia: dipendenze tecnologiche, disturbi della salute mentale, malesseri diffusi, sintomi depressivi.

 

“L’inclusione – ha affermato il sovrintendente scolastico Giuseppe Rizza – rappresenta oggi, per il nostro sistema scolastico, uno dei principali indicatori di qualità ed equità. Come più volte sottolineato dall’assessore all’Istruzione, assumere l’inclusione come riferimento delle politiche educative significa non soltanto garantire l’accesso di tutti alla scuola, ma costruire consapevolmente contesti in cui partecipazione, benessere e apprendimento sono realmente alla portata di ciascuno. In questa prospettiva, il confronto culturale e operativo promosso da Consolida costituisce un passaggio strategico: ci permette di mettere in relazione sensibilità diverse, pratiche didattiche e scelte organizzative. Nell’alleanza tra Istituzioni, Terzo Settore e comunità professionale si gioca la capacità del Trentino di confermarsi laboratorio avanzato di scuola inclusiva, capace di coniugare innovazione e tutela effettiva dei diritti e del benessere di tutte le studentesse e di tutti gli studenti”.


Allarga ulteriormente il quadro Stefano Laffi, ricercatore e formatore di Codici, secondo il quale tutti oggi attraversiamo momenti in cui non ci sentiamo parte del contesto, non risultiamo conformi (agli standard, alle aspettative, alle richieste) ed siamo esclusi; questo è particolarmente vero, e può generare malessere anche profondo, nella fase dell’adolescenza quando ragazzi e ragazze sono in ricerca e in costruzione delle loro identità. Ecco allora che, per il ricercatore, l’inclusione diventa un principio universale biografico, che si deve poi declinare in coerenti scelte organizzative, formative e metodologiche. Muoversi in questa direzione non significa fare tabula rasa dell’esistente, ma partire dall’analisi dello stato dell’arte per capire dove è necessario intervenire.

 

Le buone pratiche – presentate durante il convegno da Paola Pasqualini (IC Trento 5) ed Erik Gadotti (Istituto Artigianelli), da Sara Turrini del Dipartimento Istruzione e Cultura e da Luca Gaggioli, dirigente dell’Istituto Comprensivo Statale Bonaccorso da Montemagno – mostrano che cambiare la scuola non solo si deve, ma si può, pensandola come un ecosistema educativo, in cui i contesti diventano plurali (dentro e fuori la scuola) e si moltiplicano le opportunità di sostenere i diritti allo studio e alla formazione di cittadini.

 

Bisogna porre il benessere e la cura di studenti e studentesse alla base di processi di apprendimento personalizzati. Serve coinvolgere tutti gli attori, avere un approccio graduale ma costante, pragmatico ma coerente con una visione di sistema.

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