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| 24 ago 2023 | 09:24

Bocciature e ricorsi: “Casi in aumento, ma si fa il bene degli studenti? Il Trentino sia un esempio per riformare il sistema: perché ripetere anche le materie con la sufficienza?”

La riflessione di Paolo Pendenza, alla guida dell'associazione nazionale presidi del Trentino: “Da una parte c'è l'aumento dei ricorsi presentati dai genitori, dall'altra la necessità di riformare un sistema scolastico uguale a sé stesso da un secolo. Il Trentino in questo contesto può essere un esempio di innovazione per il resto del Paese”

Bocciature e ricorsi: “Casi in aumento, ma si fa il bene degli studenti?

TRENTO. Il caso in Trentino era esploso a metà luglio, coinvolgendo il liceo Da Vinci nel capoluogo: una studentessa dell'istituto, dopo aver raccolto 5 insufficienze nel corso del quinto anno, aveva presentato ricorso al Tar venendo in seguito riammessa con riserva agli esami di maturità (nei quali, successivamente, è stata comunque bocciata Qui Articolo). Una situazione analoga si è poi verificata al liceo Rosmini: protagonista in questo caso uno studente di quarta che ha presentato a sua volta ricorso per chiedere di essere ammesso all'ultimo anno. E i casi non mancano certo a livello nazionale: solo pochi giorni fa è stata riportata la notizia di un nuovo ricorso portato avanti in Provincia di Roma dai genitori di una ragazza di 14 anni, bocciata in prima media con sei insufficienze. Numeri ufficiali per descrivere l'andamento del fenomeno sul territorio, dice a il Dolomiti Paolo Pendenza, dirigente del Liceo Antonio Rosmini di Rovereto e alla guida dell'associazione nazionale presidi del Trentino, ad oggi non ce ne sono, ma per gli addetti ai lavori: “La sensazione è che i casi stiano sensibilmente aumentando, mentre la giurisprudenza a quanto pare sta dando sempre più ragione a quei genitori che chiedono di rivedere il giudizio”.

 

Insomma, il fenomeno è in crescita e le conseguenze, a livello territoriale e nazionale, potrebbero essere importanti: “Innanzitutto – dice Pendenza – diciamo che queste decisioni a favore delle famiglie che fanno ricorso rispetto alla bocciatura lasciano un po' stupiti, mettendo tra l'altro in discussione il giudizio dato dai consigli di classe. Ma veramente in questo modo si fa il bene di studenti e studentesse? In primo luogo, mandare avanti i ragazzi anche di fronte a situazioni molto chiare ed evidenti dal punto di vista delle insufficienze vuol dire rischiare di metterli pesantemente in difficoltà per l'anno successivo. Da un punto di vista più generale poi, stiamo parlando di mettere in discussione a priori l'autorevolezza della selezione scolastica”. Ma qual è in questo contesto il ruolo dei genitori? “Generalizzare ovviamente è impossibile – precisa Pendenza – visto che alcuni accettano con assoluta fiducia le decisioni del corpo insegnanti mentre altri sono pronti a difendere i figli in ogni situazione. Detto questo però, oggi viviamo in una società sempre più 'trasparente', nella quale la comunicazione scuola-famiglia è sempre più importante: da una parte quindi è necessario che i genitori abbiano fiducia nella scuola, mentre dall'altra la scuola stessa deve impegnarsi di più ad esplicitare il proprio metodo didattico, supportando gli studenti”.

Parlando proprio del sistema scolastico infatti, per Pendenza è chiaro che il mondo della scuola italiano: “Stia mostrando i suoi limiti. Se pensiamo che stiamo parlando di un sistema che ha un secolo di vita e che, a parte alcuni dettagli, è sempre rimasto uguale a sé stesso, vediamo come ci sia la necessità di rinnovamento. Personalmente credo infatti sia necessario modificare la struttura delle ammissioni e non ammissioni della nostra scuola: il sistema delle bocciature fa sì che uno studente che ha magari quattro insufficienze non venga ammesso all'anno successivo, anche se magari nelle altre 6 o 7 materie ha preso dei voti soddisfacenti. Questo chiaramente è demotivante nei confronti dello studente e di fatto potrebbe impedirgli di concentrarsi proprio in quelle aree nelle quali ha maggiori difficoltà, il tutto senza considerare che non si tratta ci un approccio corretto da un punto di vista pedagogico. Perché dovrebbe in pratica ripetere il programma di una materia nella quale risulta quantomeno sufficiente?”.

 

Pendenza parla di un sistema “inefficace, ingiusto e demotivante” che andrebbe, quindi riformato. La questione, ovviamente, è come farlo: “Abbiamo a mio parere un esempio virtuoso su questo fronte proprio davanti agli occhi, ovvero il modello trentino dei corsi serali (adottato, per quanto riguarda il diurno, anche agli Artigianelli di Trento), nei quali si chiede di ripetere il programma annuale solamente in quegli ambiti nei quali gli studenti e le studentesse manifestano carenze. Si tratta, però, di un modello che presuppone ovviamente l'apertura del gruppo classe, la sua destrutturazione”. Un processo, però, che potrebbe portare anche a diversi benefici: “E' assolutamente normale che nelle differenti materie i vari studenti abbiano tempi di apprendimento diversi: destrutturando i gruppi classe sarebbe quindi possibile organizzare corsi specifici per colmare le lacune degli studenti”. E proprio il Trentino, in ragione della sua speciale autonomia, potrebbe essere in questo settore un banco di prova innovativo: “La Provincia rappresenta circa l'1% del sistema scolastico nazionale e può certamente essere un territorio di sperimentazione e innovazione nell'ambito”.

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