"Le riforme non possono essere a costo zero: servono risorse", i dubbi del mondo della scuola sulla via trentina delle carenze formative: "Misura confusa e incerta"
In discussione due disegni di legge, quello a firma dell'assessora Gerosa e quello di Degasperi, per la riforma del sistema scolastico. Tanti i dubbi. La Cisl mette sul tavolo anche la richiesta di chiarimenti sulle figure che sono state introdotte di recente: i vari tutor e il Faber. "Quale sarà il loro ruolo all’interno del nuovo sistema?"

TRENTO. Il sistema scolastico va sicuramente attualizzato ma la partenza deve essere l'esperienza già maturata per rafforzare le buone pratiche e migliorare invece i processi che non funzionano. La parola chiave per il mondo della scuola è coinvolgimento. A tutti i livelli. Il personale in primis, che conosce la macchina e l'ambiente di riferimento. Un passaggio ritenuto fondamentale è poi il confronto con le Consulte, compreso il punto di vista degli studenti e delle studentesse. Il nodo? Le risorse. "Le riforme non possono essere costruite a costo zero", le parole di Monica Bolognani, segretaria generale della Cisl Scuola. "Servono finanziamenti aggiuntivi. Non si discute la necessità di un intervento per modernizzare il settore ma c'è ancora grande confusione e in definitiva ci lascia perplessi il metodo".
Una terza via tra il sistema attuale e quello nazionale è l'obiettivo sul quale l'assessorato e il Dipartimento istruzione "hanno lavorato da più di un anno e che rappresenta un primo passo significativo verso un modello più responsabile, equo, trasparente e orientato al successo formativo, capace di integrare valutazione formativa e sommativa e di sostenere un apprendimento più consapevole", l'intervento dell'assessora Francesca Gerosa. "Un sistema che rende esplicita la finalità educativa della scuola, in cui le capacità relazionali sono elevate a oggetto curricolare valutabile e recuperabile acquistando dignità: l’obiettivo non è solo colmare le lacune, ma sostenere anche le competenze trasversali e relazionali con un’attenzione al benessere".
Una riforma presentata agli studenti dalla Provincia. "Il nuovo modello su cicli biennali rappresenta una riforma innovativa e sistemica del secondo ciclo della scuola trentina: supera la logica dell’anno scolastico come unità chiusa, rivaluta la dimensione relazionale e il benessere come leve fondamentali dell’apprendimento e consolida una cultura della valutazione equa e di accompagnamento continuo, puntando sulla responsabilizzazione degli studenti", evidenzia Gerosa. "Si tratta di un lavoro che parte da lontano e fondato su un’analisi approfondita del sistema attuale e delle sue criticità. Abbiamo voluto responsabilizzare gli studenti, garantendo al tempo stesso omogeneità di sistema attraverso piani di recupero d’istituto e percorsi personalizzati, monitorati costantemente. E' un modello che investe sul futuro degli studenti e sulla responsabilità educativa dell’intera comunità scolastica".
Non convince i sindacati però la via trentina sul recupero delle carenze formative. L'obbligo di partecipare ai corsi di recupero, in estate, seppur personalizzati non sembra l'intuizione migliore. "E' forse meglio il vecchio esame di riparazione perché dover seguire le lezioni significa accumulare stanchezza per gli studenti e c'è il problema logistico, soprattutto per gli alunni delle valli", aggiunge Amilcare Corradetti, docente e dirigente sindacale della Cisl Scuola. "I trasporti sono dimezzati in agosto, per esempio, e si rischia di allungare i tempi a scuola senza lasciare spazio alle altre attività".
Attualmente non si prevedono sbarramenti tra i "cicli biennali", anzi sono demandati agli organi scolastici, e ancora non è chiara l'operatività. "Se ci sono più carenze si valuta quale materia approfondire con i corsi obbligatori e quali lasciare allo studio individuale - evidenzia Davide Rizzi, docente e dirigente della scuola del sindacato di via Degasperi - ma il rischio è di disperdere le energie e le risorse, oltre a creare una difficoltà di gestione tra corsi pomeridiani e lezioni diurne. Ancora poi non è chiaro quante carenze si possono accumulare. La decisione infine demandata a Consiglio e Collegio di classe apre le porte a potenziali ricorsi".
Un altro tema caldo è quello della valutazione della capacità relazionale, l'ex voto in condotta. "Ogni scuola ha le sue griglie", spiega Bolognani. "Oggi non ci sono ancora gli strumenti e valutazioni uniformi. C'è ancora molto lavoro in questo senso: siamo perplessi".
A ogni modo. L'obiettivo è aggiornare e in alcuni punti superare la legge 5/2006 del "Sistema educativo di istruzione e formazione del Trentino", norma che presenta al suo interno una serie di indicazioni e attenzioni per il raggiungimento del successo formativo di studentesse e studenti. Un provvedimento che riconosce l’unicità di ognuno e favorisce l’acquisizione di competenze e conoscenze con la finalità di valorizzare le peculiarità di ciascuno: ecco la personalizzazione dei percorsi formativi.
Ci sono in particolare gli articoli 59 e 60 della stessa legge che portano al “Regolamento sulla valutazione periodica e annuale degli apprendimenti e della capacità relazionale degli studenti” il quale ha come finalità quelli di accompagnare, orientare e sostenere gli studenti, promuovere l'autovalutazione, monitorare i processi d'insegnamento e certificare gli esiti del percorso scolastico.
"Tutto ciò attraverso la valutazione del processo di apprendimento, della capacità relazionale, delle conoscenze, delle abilità, delle competenze", continua Bolognani. "Gli studenti e le studentesse hanno il dovere di affrontare il loro percorso scolastico con impegno e partecipazione al fine di diventare cittadini e cittadine responsabili. Oggi ci interroghiamo se la scuola sia o meno in grado di ottemperare alle finalità descritte nella legge, attraverso gli strumenti indicati dalla normativa, nel rispetto dell’autonomia didattica e organizzativa che la norma stessa riconosce alla scuola".
Una frase fatta, ma i tempi sono cambiati. "E' necessario prendere atto che i giovani di oggi sono molto diversi da quelli di vent’anni fa, quando è stata scritta la legge, e considerare che questo divario si è accelerato soprattutto dopo il 2020, segnato dalla pandemia Covid che ha inciso notevolmente sul modo di vivere la quotidianità", aggiunge Bolognani. "E' fondamentale rivedere il sistema a supporto del percorso formativo degli studenti e riteniamo che sia necessario agire su più fronti, partendo dagli strumenti e dalle strategie che oggi i docenti mettono in atto al fine di personalizzare i percorsi e dalle difficoltà che incontrano nel quotidiano".
Due in particolare le criticità. "Un'elevata complessità delle classi, data dalla composizione delle stesse e talvolta dalla numerosità e un'eccessiva burocratizzazione, come conseguenza della personalizzazione della didattica", evidenzia la segretaria generale della Cisl Scuola. "I docenti, oltre al proprio orario di servizio, sono impegnati in attività funzionali aggiuntive computate in monti orari che si esauriscono prima della fine dell’anno scolastico, terminati i quali si accede al Fuis. I docenti dedicano molto tempo alla stesura di percorsi personalizzati al fine di evitare l’abbandono scolastico: organizzano sportelli dedicati al potenziamento delle competenze, al fine di sostenere gli studenti nel loro percorso, non sempre frequentati".
Sono due i ddl in discussione nella Quinta commissione provinciale presieduta da Christian Girardi (La Civica), quello numero 75 a firma dell'assessora Francesca Gerosa (Fratelli d'Italia) e l'altro numero 22 di Filippo Degasperi (Onda).
"E' stata svolta un’analisi sulle criticità del sistema attuale, tra queste avremmo voluto leggere 'la mancanza di risorse adeguate' a sostenere l’impegno dei docenti nella gestione delle complessità e dei carichi di lavoro che derivano da questa situazione. Chiediamo che la valutazione e il recupero delle carenze siano effettuati, tassativamente, entro il termine dell’attività didattica: 30 giugno", ancora Bolognani. "A nostro avviso, non è una strada percorribile affidare all’autonomia delle scuole la possibilità di posticipare al 31 agosto la chiusura dei percorsi di recupero con conseguente valutazione, senza la previsione da parte dell’Amministrazione provinciale di risorse aggiuntive: come sopra descritto i docenti programmano tutte le risorse disponibili per gli adempimenti previsti dal piano annuale delle attività".
Il mondo della scuola manifesta più di qualche preoccupazione sulla "Valutazione delle capacità relazionali” e sulla ricaduta sull’ammissione alla classe successiva o all’esame di Stato. Questo perché ogni scuola ha un proprio 'Regolamento relativo ai doveri degli studenti e alle sanzioni disciplinari' che influisce sulla valutazione delle competenze civiche e relazionali: che funzione avrà nei nuovi percorsi?
"Ci sembra di aver capito che la Giunta darà indicazioni in merito", aggiunge Bolognani. "Pensiamo che i docenti debbano essere tutelati di fronte a possibili ricorsi da parte delle famiglie, chiediamo pertanto indicazioni chiare a riguardo nel rispetto dell’autonomia degli organismi di governo della scuola: Consiglio di classe, Collegio docenti e Consiglio dell’istituzione. Abbiamo inoltre letto che si prevede il recupero delle carenze relazionali attraverso 'progetti educativi/civici', vorremmo capire se saranno costruiti ad hoc dalle singole scuole e quindi immaginiamo del lavoro aggiuntivo per i docenti, oppure la Giunta costruirà dei percorsi standard".
Si punta sulla "terza via trentina" ma poca la convinzione in sede Cisl. "Questo percorso ci sembra mostrare qualche incertezza perché non presenta un vero e proprio sbarramento tra un biennio e l’altro: si prevede il passaggio anche con qualche carenza, decisione in capo al Consiglio di classe. Ci si chiede quindi se questo impianto possa incidere efficacemente sulla responsabilizzazione degli studenti nei confronti del loro percorso di formazione. La certezza che oggi portiamo a casa è un maggiore impegno da parte dei docenti con zero risorse aggiuntive".
Il sindacato mette sul tavolo inoltre la richiesta di chiarimenti sulle figure che sono state introdotte di recente: i vari tutor e il Faber. "Quale sarà il loro ruolo all’interno del nuovo sistema?".
Il Disegno di legge 22 affronta, anche, il sistema delle carenze. "Ribadiamo che è opportuno terminare la valutazione e i percorsi a sostegno del recupero delle carenze entro il 30 giugno. Non siamo d'accordo sulla possibilità di 'trasferire' la valutazione e il recupero all’anno scolastico successivo impegnando risorse che serviranno per affrontare l’anno nuovo. Ricordiamo inoltre che i docenti potrebbero non essere gli stessi dell’anno precedente, data la forte turnazione dei precari, e non tutti i docenti sono a scuola a partire dai '5 giorni prima dell’inizio delle lezioni' pensati come tempo utile per svolgere le verifiche di recupero: con l’attuale sistema di reclutamento i precari entrano in classe il primo giorno di lezione", conclude Bolognani.
In generale la necessità di più tempo per approfondire la riforma è stata evidenziata anche da Raffaele De Meo (Cgil) e da Monica Motter (Uil), pur riconoscendo che c'è più di qualche spunto condivisibile. Per le associazioni dei docenti - Docet con Chiara Vadagnini, Andrea Dietre e Ivan Sodini e Agorà33 con Luca Manzoglio e Maurizio Di Bella - invece c'è una bocciatura, mentre i dirigenti con Maura Zini, Paolo Pendenza e Renato Paoli pongono l'attenzione sulla necessità delle risorse. Ok il disegno di legge dell'assessora per la Consulta dei genitori con Maurizio Freschi.
Insomma, per ora il mondo della scuola non è convinto sui ddl in trattazione per una riforma del settore.












