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Trento
16 marzo | 06:00

Gerosa mette in pausa il ddl sulle carenze formative, Degasperi: "Burocratizza la scuola e si apre a un'infinità di contenziosi". Malfer: "E' tutto partito in salita"

La scelta dell'assessora Gerosa è stata dopo due anni di lavori di sospendere la trattazione dell'iter e riaprire una fase di confronto. Filippo Degasperi (Onda): "E' un ddl contraddittorio che deresponsabilizza studenti e famiglie mentre getta sulle scuole tutte le incombenze". Michele Malfer (Campobase): "Non si affrontano i reali problemi della scuola come l'aspetto economico e il calendario. Anzi, il rischio è quello di aprire a ulteriori difficoltà in un sistema già molto complesso"

TRENTO. Una nuova fase di ascolto del mondo scolastico e il disegno di legge sulle carenze formative dell'assessora Francesca Gerosa si prende un paio di mesi di riflessione. Contestualmente anche Filippo Degasperi intende mettere in stand by il suo ddl sul tema per proporre una trattazione unitaria in Aula.

 

La discussione del ddl a firma dell'esponente di Fratelli d'Italia sarebbe dovuta arrivare tra fine febbraio e inizio marzo, i lavori sono stati calendarizzati qualche settimana dopo e c'è una pioggia di emendamenti ostruzionistici. Quasi impossibile poter legiferare per un avvio della riforma con il prossimo anno scolastico e, preso atto delle tempistiche, l'assessora ha annunciato la sospensione dei lavori per aprire a ulteriori confronti con la dirigenza scolastica, con il personale docente e con le organizzazioni sindacali (Qui articolo).

 

Un settore in fortissima tensione. Dopo una finanziaria bocciata perché considerata vuota (anche di risorse) e priva di risposte, i sindacati hanno lamentato l'improvviso arrivo di una serie di proposte, senza un confronto preventivo e senza il tempo necessario per un'analisi delle misure (Qui articolo). La scelta del time out è stata salutata positivamente e il comparto tira, almeno un po', un sospiro di sollievo: tante, tantissime, le preoccupazioni espresse a più livelli dal mondo della scuola, compresi i docenti in forma autonoma firmatari di una petizione (Qui articolo).

 

Un iter avviato a fine 2024 e che si inserisce nel decreto del ministro Valditara sulle carenze formative. Una base di partenza per definire una "via trentina", ecco l'impostazione a cicli biennali.

 

Quasi due anni dopo qualcosa non è tornato e si è tornati a un confronto con le parti. Ma come si è arrivati a questo punto? "E' stato istituito un tavolo di dirigenti, l'unico confronto che c'è stato in tutti questi mesi, ma i risultati sono sconosciuti. L'anno scorso è stato avviato l'iter ma non è stata restituita alcuna indicazione emersa da quel tavolo, il febbraio scorso ho chiesto anche i verbali ma a oggi non ho ricevuto nulla", dice Filippo Degasperi, consigliere provinciale in quota Onda che è docente negli istituti professionali, mentre Michele Malferconsigliere provinciale di Campobase, docente al liceo con esperienza da vice dirigente, spiega: "Un iter sicuramente partito in salita. In questo momento la contrarietà delle minoranze è evidente, speriamo si possa aprire una concertazione".

 

Se le opposizioni in Consiglio provinciale nei vari gradi di trattazione si sono espresse con grande contrarietà (ma rientra nel gioco delle parti), il mondo scolastico non è stato tenero con la riforma così come è oggi. Il ddl non sembra piacere quasi a nessuno. A Degasperi sicuramente che ha presentato circa 1.000 emendamenti, molti dei quali ostruzionistici.

 

"Il Dipartimento è in mano alla burocraziai vertici non vengono dal mondo scolastico e l'assessora non ha le idee chiare", evidenzia Degasperi. "Questo incide sulla stesura di un testo di legge che è pericoloso e che rischia di aprire un'infinità di contenziosi per la presenza di tanti corollari che possono essere interpretati. Adesso si cerca di correre ai ripari, ma ci sarebbe stato tutto il tempo per un confronto serio e costruttivo. Il ministero è intervenuto con un decreto di una pagina, qui invece la Provincia si è complicata con un ddl pieno di aggettivi e un'eccessiva burocratizzazione. Non entro nel merito della proposta perché a mancare è la sostanza".

 

Un provvedimento che, per Degasperi, potrebbe ingarbugliare ulteriormente il sistema scolastico. "E' un ddl che deresponsabilizza studenti e famiglie mentre getta sulle scuole tutte le incombenze con sulle spalle l'obbligo di dimostrare di aver fatto l'impossibile per agevolare il percorso dei ragazzi e delle ragazze. Si prevedono piani di istituto, quelli individuali e c'è l'indicazione a una comunicazione che diventa quasi ossessiva. Molti aspetti sono già realtà in classe e non serve necessariamente regolamentare attraverso una norma di legge, una scelta che apre a ricorsi e contestazioni: come si definisce un'informazione tempestiva e puntuale? Ci sono già il registro elettronico, le udienze individuali e generali, pagelle e pagelline, l'insegnante già adesso personalizza i percorsi e non serve caricarli ulteriormente di incombenze, senza dimenticare che questa dinamica poi ricade a cascata sull'intera struttura e sul personale amministrativo".

 

E convince pochissimo anche l'ipotesi di recupero delle carenze formative. "Nel mio disegno di legge affronto le materie che decadono e subentrano tra biennio e triennio, così come il saldo della carenza: l'assessora è stata indisponibile al dialogo perché il meccanismo è stato considerato troppo complesso", ancora Degasperi. "Tuttavia non è la scuola che ha l'insufficienza ma eventualmente l'alunno. Nel ddl di Gerosa sembra invece il contrario. Inoltre si scrive tanto di individualizzare e personalizzare, salvo smentire l'impianto con la valutazione uguale per tutti: quindi il percorso non conta più?".

 

Il dispiacere per il consigliere provinciale di Onda è nel supporto, considerato scarso, del centrosinistra. "Avrei auspicato una maggiore unitarietà. Sono stati portati a casa risultati interessanti quando è stata dimostrata compattezza. Non bastano poche risorse a bilancio per essere soddisfatti e il centrosinistra si è un po' fermato a questo aspetto in via preventiva e molto presto perché poi sono arrivate le osservazioni di docenti e sindacati. Non è obbligatorio far fronte comune, ma è un peccato e prendo atto di questa freddezza verso il mio disegno di legge mentre c'è un'apertura verso quello di Gerosa".

 

Che un aggiornamento alle procedure sia necessario è innegabile ma non ci si dovrebbe poi discostare più di tanto dalla legge Salvaterra. "Una norma che contiene principi, orientamenti e indicazioni ancora attuali", sostiene Malfer. "Per esempio sulla valutazione già si scrive che la scuola deve accompagnare e sostenere gli studenti. E' chiaro che qualcosa va adeguato ma in questa cornice generale".

 

Il riferimento va all'articolo 2 del Regolamento provinciale: La valutazione dello studente è parte integrante del processo d'insegnamento-apprendimento e ha come scopo: accompagnare, orientare e sostenere lo studente nel proprio processo di apprendimento lungo l'intero percorso d'istruzione al fine di responsabilizzarlo rispetto ai traguardi previsti [...]".

 

Insomma, non serve una legge per superare quella Salvaterra quanto accorgimenti mirati. "Il ddl di Gerosa non affronta i reali problemi della scuola come l'aspetto economico e il calendario", continua l'esponente di Campobase. "Anzi, il rischio è quello di aprire a ulteriori difficoltà in un sistema già molto complesso. La scelta di sospendere l'iter per aprire una fase di confronto è sicuramente positiva purché ci sia una vera fase di ascolto nel rispetto istituzionale di tutte le parti".

 

Oltre l'impianto teorico, un nodo sono le risorse. "Non un aspetto secondario. Se si vuole investire veramente sul settore, allora le risposte passano anche dalla capacità di stanziare dei finanziamenti sufficienti", commenta Malfer. "La questione non può essere ridotta alla burocrazia, già oggi molto presente e può soffocare ancora di più le attività e il sistema delle nostre scuole. La misura deve sapersi adattare poi ai vari contesti in un quadro generale perché poi ci sono organizzazioni diverse da tenere conto a seconda dell'istituto e del territorio. Questa partita non è semplice e il comparto non può essere un grimaldello politico oppure un modo per mettere una bandiera".

 

L'idea insomma è di aprire una trattativa, un po' come avvenuto per il ddl 0-6 di Vanessa Masè, iter arrivato alla conclusione dopo una lunga trattativa e un approfondimento politico. "Il centrosinistra è contrario a questo ddl ma la scuola non può essere terreno di scontro ideologico. La maggioranza, se vuole, ha i numeri per approvare il testo ma a pagare sarebbe la scuola. Per questo l'intenzione è di cercare una collaborazione per apportare dei correttivi attraverso emendamenti e ordini del giorno costruttivi per rendere migliore il testo", conclude Malfer. 

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