"La Provincia fa passi indietro". I dubbi delle opposizioni sul ddl 0-6 di Masè e Gerosa: "Possibili accorpamenti dei servizi nelle valli"
Ancora stallo sul ddl 0-6 in Consiglio provinciale. Un documento ritenuto dalle minoranze interessante inizialmente ma che presenta troppe criticità da analizzare. Una discussione che riguarda un tema delicato "ma tra troppi banchi vuoti, una mancanza di rispetto di troppi consiglieri nei confronti della proponente e dell'importanza dell'argomento"

TRENTO. Time out sul disegno di legge 0-6 in Aula. Il dibattito è stato segnato dalla sospensione dei lavori per rinviare la prosecuzione della discussione a oggi. Un po' come per le carenze formative, in Provincia sono approdate due proposte, quella che arriva dalle opposizioni e firmata da Francesca Parolari (Partito Democratico) e quella invece di maggioranza, targata Vanessa Masè (La Civica) con il supporto dell'assessora Francesca Gerosa, senza dimenticare poi la petizione popolare. C'è tanto da valutare e approfondire.
Una cornice ritenuta interessante quella del ddl Masè ma non mancherebbero le criticità per un intervento in un campo delicato, quello 0-6. La continuità formativa e gli aspetti pedagogici, omogeneità delle regole e degli approccio, la valorizzazione e il coinvolgimento del personale, la chiarezza nei rapporti tra enti (Comuni e Provincia in primis) e equità tra i territori, queste le maggiori criticità emerse in Aula.
Dopo aver parlato di carenze formative, con il ddl che dovrebbe essere poi trattato tra fine febbraio e inizio marzo, ora il turno è sul disegno di legge 0-6 per un attivismo della Provincia che sembra più marcare le proposte che arrivano per rivederle, aggiornarle sulla base della propria sensibilità e poi metterle in concorrenza con un provvedimento già sul tavolo e in rincorsa (Qui articolo). A ogni modo i lavori sono iniziati nel pomeriggio di martedì con i primi interventi dei consiglieri provinciali e con l'endorsement della titolare all'istruzione in piazza Dante.
"Ha avuto in questi anni una determinazione encomiabile di fronte alle difficoltà incontrate fin dalla scorsa legislatura”, le parole di Gerosa. "Ho avuto modo di confrontarmi con la proponente su questo testo e i quattro obiettivi principali: agire sulla cultura pedagogica, perseguire un’idea di unitarietà del percorso evolutivo da zero a sei anni di vita del bambino, puntare alla contaminazione e non sovrapposizione delle pratiche educative, declinate in un esplicito e condiviso progetto organizzativo e pedagogico; mantenere la specificità dei due settori zero-tre e tre-sei con le relative leggi provinciali di riferimento. Quando ho parlato con la consigliera Masè, mi è stato presentato come una cornice che va a declinare, disciplinare il servizio che noi oggi vediamo come sperimentazioni 0-6 e qui ho trovato il vero elemento innovativo”.
Il ddl 0-6 di Masè parte, infatti, da lontano. Già durante la Giunta Fugatti I l'esponente de La Civica aveva presentato un documento in questo senso. A fronte della perplessità dei sindacati e del personale, ma anche della forte preoccupazione da parte del mondo della cooperazione sociale trentina (Qui articolo), la consigliera provinciale aveva optato per sospendere il provvedimento, anche per la scadenza ormai sempre più vicina della legislatura.
Le elezioni del 2023 hanno riconfermato Masè in Consiglio provinciale e così il discorso è stato riallacciato con la nuova titolare all'istruzione (Qui articolo). L’assessora in Aula ha fatto riferimento alle modifiche fatte al testo originale del ddl durante il lavoro in Commissione. Interventi, però, per le minoranze considerati peggiorativi rispetto alle ipotesi, pur migliorabili, iniziali.
"La proposta dell’assessorato di concentrare l’intervento normativo sull’istituzione dei servizi integrati 0-6, anziché sull’istituzione del sistema integrato dei servizi 0-6, è stata fatta nell’ottica di valorizzare maggiormente la cornice all’interno della quale disciplinare e regolamentare questi servizi, in modo specifico e puntuale”, prosegue Gerosa. "In Commissione consiliare sono stati approvati degli emendamenti proposti dall’assessorato funzionali a esigenze di snellimento e semplificazione, oltre ad alcune sistemazioni di merito, che non intaccano però la specificità e l’essenza del disegno di legge, ma mirano a sottolineare e a dare organicità di sistema a tutto l’impianto".
Il confronto si è aperto con Paola Demagri, la consigliera provinciale di Casa Autonomia prima ha amaramente evidenziato, visti i tanti banchi vuoti, la mancanza di rispetto di troppi consiglieri nei confronti della proponente del ddl e dell’importanza di un provvedimento riguarda l’infanzia (sul punto il presidente del Consiglio provinciale, Claudio Soini, ha ribadito di aver invitato più volte i consiglieri ad essere presenti in Aula, ma ognuno ha la propria responsabilità), poi ha riconosciuto l'impegno di Masè sul tema.
La richiesta di Demagri è che venga rispettato il ruolo delle minoranze per contribuire a migliorare un testo delicato e importante perché ci sono criticità "legate alla visione pedagogica, così come al rischio di squilibrio tra 0-3 e 3-6". Tra le principali preoccupazioni espresse: "Il margine di intervento affidato alla Giunta provinciale, possibili accorpamenti dei servizi, soprattutto nelle valli, e una riorganizzazione che potrebbe incidere sul sistema esistente, anche sotto il profilo del personale e delle risorse umane. Un aspetto, quest’ultimo che potrebbe generare tensioni tra lavoratori con percorsi formativi e contrattuali differenti, con possibili ricadute sul benessere dei bambini".
Pur riconoscendo le buone intenzioni originarie, la consigliera di Casa Autonomia ha parlato di un testo “snaturato” nel passaggio in Commissione e l'invito è di prendere tempo per ulteriori riflessioni.
Per Michele Malfer (Campobase) il percorso avviato è positivo ma il ddl non garantisce qualità. "Il quadro è complesso e richiede alla politica una risposta di sistema che metta assieme visione e concretezza. Non ci si possono permettere leggerezze e il settore non si presta a sperimentazioni, come invece accade in questa fase, perché s interviene sul momento più delicato dello sviluppo e della crescita di bambine e bambini".
Si parla poi della fiducia delle famiglie nei servizi pubblici e di un personale che da anni, per ragioni esterne, è in una situazione di difficoltà, di stress. "Si deve portare serenità. Una legge 0-6 deve anche sapere dire dei 'No' motivati e indicare una direzione chiara per mettere al centro la relazione educativa e la cura. Va posta in evidenza la centralità degli adulti che hanno la missione di accompagnare i bambini nella loro crescita. Principi condivisi che però trovano poco spazio nel ddl. La continuità pedagogica richiede una cultura pedagogica e un forte coordinamento territoriale. Senza questo l’integrazione serve solo a dare risposte immediate ma non crea qualità educativa. La maggioranza ha fatto una scelta conservativa senza tenere conto della necessità di rispettare le tappe evolutive dei bambini. Serve invece una visione di un percorso educativo unitario".
Le esperienze di integrazione, per l'esponente di Campobase, richiedono una legge che dovrebbe fare scelte strutturali: armonizzare il quadro legislativo provinciale, creando una base solida anche nei rapporti con i comuni; valorizzare le buone pratiche esistenti senza uniformare, ma garantire qualità a tutti i livelli anche per affrontare le diseguaglianze che emergono con sempre più forza. L'Autonomia permetterebbe di osare di più e di puntare a una maggiore qualità invece in questo caso sembra ci sia una proposta conservativa e al ribasso.
"La Provincia fa passi indietro", continua Filippo Degasperi (Onda). "C’è stata un’epoca in cui il Trentino in questi ambiti andava avanti rispetto al resto d’Italia. Con la legge Salvaterra la Provincia ha inserito la formazione professionale all’interno del sistema educativo, riconoscendo all’interno di percorsi di formazione robusti. Percepisco purtroppo un rallentamento della capacità innovativa della Provincia di Trento, legittimata dallo Statuto".
Rallentamento che si può percepire "da un lato dal fatto che arriviamo a parlare di questi argomenti ben dopo che lo Stato si è già mosso. Si spendono parole in questa direzione, poi però si naufraga davanti alla realtà dei fatti. Il personale soffre condizioni che sono peggiori rispetto a quelle del nazionale. L’Autonomia che nei confronti dei propri lavoratori diventa matrigna. Possiamo parlare di progressioni di carriera che avvengono a 'epoche alterne', precariato ventennale, mancanza di riconoscimento di progressione della carriera”.
Il consigliere provinciale di Onda ha quindi posto il tema dei contratti, del problema degli insegnanti delle scuole per l’infanzia che sono divise tra paritarie, personale dei Comuni, i quali “rivendicano la propria competenza, salvo poi esserci la gara per chi ne privatizza di più, che fa essenzialmente leva sul salario e sui trattamenti giuridici delle educatrici. Anche qui discriminazioni macroscopiche che stanno sotto queste dichiarazioni di principio che sentiamo qui e sui giornali”.
Ha ricordato poi quando nel 2017, davanti alla legge “sulla buona scuola”, varata dal governo Renzi, ci fu la sollevazione del centrodestra: “Allora le barricate e oggi è diventato il faro delle politiche sulla scuola. Mi domando a cosa sia servito, se tutte quelle osservazioni erano fondate o meno, se adesso vengono citati come modello la legge sulla buona scuola e i decreti legislativi attuativi su questo sistema integrato”. Concorde sulla necessità di garantire la continuità, riferimento che c'è nella legge Salvaterra.
Le criticità? "Viene data carta bianca alla Giunta provinciale”, con riferimento alle incursioni dei partiti "per utilità elettorali. Luglio aperto è uno degli esempi. Con questo impianto leggiamo una serie di articoli con cui passiamo alla deregulation totale, con la quale il partito di governo del momento potrà fare campagna elettorale. La Giunta ha tutta una serie di incombenze che fatico a capire". Nel ripercorrere il disegno di legge, Degasperi evidenzia come ci siano delle ripetizioni nel testo e ha criticato la tecnica legislativa: "Siamo a disposizione per aprire un dialogo”, citando il testo, "secondo le modalità che riterrete più appropriate".
Un disegno di legge che non tiene conto di coesione e inclusione per Lucia Coppola. "Il rispetto dei bambini è il principio base che deve guidare qualsiasi scelta”, evidenzia la consigliera provinciale di Alleanza Verdi Sinistra. "Il ddl non sembra avere un approccio europeo. Non sembra venire incontro, per come formulato, alle richieste di rispetto dell’individualità di ciascun bambino, dell’inclusione, del rispetto delle diverse età evolutive, con un insieme coeso di educatori e formatori. Il documento non è sostenuto da una forte governance: c'è una forte mancanza di dialogo in primis con le insegnanti. Mi sembra che si vada come sempre avanti decisi, senza porsi troppi problemi, convinti che questa strada sia quella giusta".
Alla luce delle varie considerazioni, Francesco Valduga (Campobase) ha chiesto una sospensione dei lavori per consentire un confronto interno alle minoranze e un successivo incontro con la proponente del ddl.
Nel suo commento alla proposta del collega, Vanessa Masè ha espresso la volontà di chiarire alcuni punti emersi nel dibattito, sottolineando una condivisione di fondo sugli obiettivi del ddl, accanto agli aspetti che necessitano di maggiore definizione. La firmataria ha precisato che nel testo non si parla di “sezioni” integrate, ma di “gruppi”, all’interno di un progetto pedagogico in continuità che prevede momenti di affiancamento tra bambini, senza forzate commistioni.
Sulle anticipazioni scolastiche, Masè ha ribadito la propria contrarietà perché ritiene la precocizzazione non utile ai bambini. Ha inoltre rassicurato sul rischio di servizi di serie A e serie B: la cornice legislativa serve proprio a garantire qualità, equità e sostenibilità, a partire da bisogni che emergono dal territorio. C'è stata l'interruzione, protratta a più riprese fino alla sospensione dei lavori per un aggiornamento tra la consigliera provinciale de La Civica e l'assessora Gerosa per valutare le richieste delle opposizioni e riprendere quindi la trattazione della norma.














