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Trento
05 febbraio | 21:22

Fumata grigia sul disegno di legge sui servizi integrati 0-6, si tratta "dietro le quinte" per trovare un accordo: "Cauto ottimismo"

La discussione sul disegno di legge 0-6 è ripresa ma non si è arrivati al voto in Aula. Maggioranza e opposizione proseguono con le trattative. La consigliera provinciale Vanessa Masè (La Civica): "Dialogo costruttivo e fiducia nel percorso avviato sul testo"

TRENTO. Fumata grigia sul ddl 20 che tratta il sistema educativo 0-6. Tanti e lunghi interventi anche oggi, si è preso tempo per consentire una trattativa "dietro le quinte" per arrivare a un punto di incontro. Una discussione rimandata quindi a fine febbraio.

 

Dopo una sospensione necessaria per consentire un confronto tra le forze politiche e poi tra la proponente del ddl, Vanessa Masè (La Civica) e l'assessora Francesca Gerosa, si è tornati in Aula per affrontare l'ipotesi accorpamento 0-6 in Trentino (Qui articolo).

 

"Esprimo un cauto ottimismo sul potenziale esito della trattativa, considerata la qualità dei contenuti emersi dalla mediazione, volta a chiarire alcuni aspetti del testo in un’ottica di perfezionamento", commenta Masè. "Ritengo significativo che, in un contesto in cui trasversalmente è stata riconosciuta l’importanza del tema, il dialogo abbia consentito di definire un perimetro di lavoro in cui inserire la mediazione che considero importante e responsabile. A causa dei tempi della discussione generale, oggi non si è arrivati alla votazione e i lavori riprenderanno nella prossima tornata. Auspico che, all’apertura dei lavori del 24 febbraio, il percorso del disegno di legge possa procedere nell’alveo dello spirito che ha animato le trattative".

 

La seduta di oggi, giovedì 5 febbraio, si è aperta con l'intervento di Chiara Maule, l'esponente di Campobase ha richiamato un episodio risalente al periodo in cui ricopriva il ruolo di assessora comunale e ha ricordato confronto con Masè in occasione di un evento sullo 0-6. "Già allora era emersa la consapevolezza che i percorsi 0-3 e 0-6 avrebbero potuto fare un salto di qualità solo lavorando in modo integrato, evitando di ridurre il tema a una questione sindacale. L’obiettivo è valorizzare tutte le professionalità coinvolte nei servizi educativi, rispettandone le specificità e consentendo loro di crescere".

 

Quindi Maule ha ribadito che parlare di infanzia significa affrontare un investimento prezioso e strategico, ponendo la questione in termini di visione complessiva della comunità e del Trentino che si intende costruire. Pur riconoscendo alla consigliera Masè la volontà di compiere un passo positivo e ricordando le interlocuzioni già avviate, ha evidenziato la presenza di criticità che, a suo avviso, devono essere affrontate apertamente in Aula.

 

“Ricordiamo che se non mettiamo il pensiero educativo davanti all'organizzazione - aggiunge Maule - finiremo per 'fare parti uguali fra diseguali', lasciando che le fragilità di chi nasce in contesti difficili diventino deficit incolmabili".

 

Invece Lucia Maestri (Partito Democratico) ha ricordato il dibattito sviluppatosi in aula nel 2023 attorno a una prima proposta di Masè, rivendicando un approccio che non mirava a “demolire ciò che non è da demolire”, ma a valorizzare gli elementi positivi, anche attraverso “interventi appassionati e competenti”. Ha espresso rammarico per l’assenza di molti esponenti della maggioranza in Aula, parlando di un clima di lassismo su temi centrali per il territorio e sottolineando come la consigliera sia stata lasciata sola su una questione che riguarda trasversalmente maggioranza e minoranza.

 

Entrando nel merito dell’articolato, Maestri ha rilevato come la parte organizzativa è stata collocata all’articolo 3, mentre la parte pedagogica sia stata inserita nel 6: “Quando si costruisce un disegno di legge, si parte dalla parte valoriale. Prima progetto pedagogico, poi organizzazione. Spaccare in due consente di dare una doppia lettura”, come se si desse priorità all’assetto organizzativo rimandando a un secondo momento la definizione dei contenuti educativi. Sul tema del personale, ha ricordato che è stata votata la norma che vede il personale ausiliario ora in capo ai Comuni passare alla Provincia, sottolineando come vi sia stata una richiesta forte da parte degli enti locali e la necessità di fare ordine, anche per quanto riguarda l’aspetto contrattualistico e sulla qualità della formazione e accusando la Provincia di essere in ritardo di quattro anni nell’applicazione della norma. In chiusura, ha ribadito l’auspicio di arrivare ad un risultato condiviso e ha ringraziato la consigliera Masè per aver riportato la questione ad un livello politico e non meramente tecnico.

 

Anche la consigliera Mariachiara Franzoia (Pd) ha voluto ringraziare chi si impegna per affrontare un tema così importante, parlando della necessità di ampliare il discorso alla “centralità dell’educazione”: “Educare significa tirare fuori da ciascun bambino il proprio talento, favorire lo sviluppo di quella bambina, di quel bambino”. Ha posto il tema della comunità educante, del ruolo che svolgono le scuole per l’infanzia ma anche la famiglia. “Oggi abbiamo mamme e genitori che richiedono l’accesso ai servizi fin dai primi mesi di età perché riconoscono certo un bisogno di conciliazione tra vita professionale e familiare, ma anche un ruolo fondamentale nello sviluppo educativo”. Ha parlato di un mancato riconoscimento economico, ma anche sociale, della figura dell’insegnante e dell’educatore: “Oggi sono meno scelte come professioni e dobbiamo rimetterla al centro”. Si è quindi soffermata sul ruolo dei Comuni nel costruire servizi per l’infanzia: “C’è molto da fare anche per le difficoltà che i comuni incontrano”. Ha quindi posto l’accento sul tema del progetto educativo, ricordando come vi sia una necessità di integrazione tra le famiglie e le scuole per l’infanzia per creare una vera comunità educante. Ha ripercorso poi le normative che si sono succedute nel tempo per rispondere alle necessità di una società che evolve velocemente nel tempo e sulla necessità di dare ordine. “L’auspicio è che questo disegno di legge, attraverso il lavoro di mediazione che viene portato avanti in queste ore, possa vedere luce”.

 

La consigliera Antonella Brunet (Lista Fugatti) ha detto, rispondendo alla consigliera Maule, ha detto che nel suo intervento ha voluto ricordare l’importanza di avere spazi nei comuni piccoli dove vi sono bambini che non possono frequentare un nido per le distanze.

 

Invece Andrea de Bertolini (Pd) ha parlato del disegno di legge di iniziativa popolare come segnale dell’urgenza e dell’immediata necessità di cambiare l’esistente. E’ un argomento questo che in qualche maniera pretende di chiamarsi fuori da divisioni politiche nella logica di schieramenti, perché è evidente che il patrimonio umano che in qualche modo sta al centro di questi dibattiti normativi è costituito da quanto sta più a cuore a tutti noi, e cioè mettere a terra strumenti che permettano il corretto sviluppo psico-fisico dei minori a partire dai più piccoli. Ci si sta ritrovando sul sistema della cultura 0-6, una fase della vita fondamentale”.

 

A intervenire anche Paolo Zanella (Pd): “Il ruolo che hanno i nidi d’infanzia e le scuole per l’infanzia, hanno il compito oggi anche di integrare il ruolo genitoriale delle famiglie. Ha quindi parlato dei modelli educativi, richiamando il fatto che “il nido per l’infanzia non ha solo una funzione conciliativa, ma soprattutto con una valenza fortemente educativa. Gli studi ne dimostrano la rilevanza”. Ha voluto porre l’accento sulla questione della necessità di un forte coordinamento pedagogico che ha bisogno di una governance che sappia tenere insieme il sistema 0-3 e quello 0-6: “Occorre garantire la continuità 0-3 e 3-6 con percorsi dedicati, con insegnanti che si dedichino alla fascia d’età per le quali sono state formate e per le quali sono state assunte, per garantire una qualità equa su tutto il territorio provinciale. Anche nei paesi periferici, laddove si decida di far convivere servizi, non solo nidi per l’infanzia, ma anche servizi come tagesmutter, occorre garantire che siano servizi di qualità, attraverso i poli per l’infanzia”. 

 

Il capogruppo di Campobase, Francesco Valduga, ha ripreso dal concetto di potere, “non tanto nel sostantivo, quanto nel verbo, nel senso di poter fare. Sono tutti interventi che dimostrano come il tema sia importante, come stia a cuore, stimolando riflessioni ed emozioni”. Ha ricordato l’esperienza personale genitoriale e quella da amministratore: “Mi è capitato più volte di sentire dell’importanza, della crucialità di quei primi mille giorni di vita, l’ansia, lo sgomento, di fronte al fatto che tu da genitore, puoi fare danni importanti senza nemmeno rendertene conto”.

 

Ha ricordato quando nella passata legislatura la consigliera Masè aveva parlato in sede di Consiglio delle Autonomie locali, l'aveva presentato come “progetto educativo”, facendo presa sui sindaci, a testimoniare quanto il problema sia sentito. Altro tema “che dobbiamo assolutamente presidiare” è quello dell’autonomia dei Comuni. "Poiché mi pare che si sia aperto un confronto assolutamente positivo, prendiamoci il tempo per completare in maniera positiva questo percorso. Siamo qui per fare proposte per e non per fare opposizione a una proposta che consideriamo importante. Nel tempo che si prendiamo per l’approfondimento e la mediazione, l’auspicio è che si trovi lo spazio tutti insieme per ricordarci il primato della politica, l’importanza dell’Autonomia”.

 

In conclusione Mirko Bisesti (Lega) ha ricordato come siano passati sette anni da quando si è iniziato ad affrontare questo argomento nella passata legislatura: “Ricordo quando la consigliera Parolari ha portato in Commissione il suo disegno di legge auspicando quello che a oggi non c’è stato, cioè un punto di incontro. C’è un rammarico: oggi non siamo arrivati a votare questo disegno di legge”. Ha rivendicato il percorso fatto in Commissione per “creare una cornice dentro cui muoversi a chi in quel mondo lavora. Dobbiamo partire dal basso. Il laboratorio – ha detto rispondendo a Valduga – è quello che già sul territorio viene portato avanti e sul quale noi siamo in ritardo”. Il presidente del Consiglio provinciale, Claudio Soini, ha quindi chiuso la seduta. La discussione riprende il 24 febbraio.

 

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