La via trentina al recupero dei debiti scolastici? I dubbi sull'attuazione: "Cambiare è necessario ma servono vincoli sul superamento delle carenze e regole chiare"
La Provincia ha presentato la "via trentina" sulle carenze formative. Il docente e dirigente sindacale della Cisl Scuola Amilcare Corradetti: "Va bene anche se si parla di competenze acquisite ma si devono chiarire i criteri e le eventuali ripercussioni, anche attraverso una bocciatura, in caso del perdurare di un debito non saldato. Altrimenti nulla cambia rispetto a oggi"

TRENTO. L'apertura degli istituti a luglio anche nell'estate del prossimo anno (Qui articolo), il ddl carriere, il rinnovo dei contratti e la necessità di bandi concorso per coprire le tante cattedre vacanti e stabilizzare il personale precario (Qui articolo). Tanti i fronti aperti per il mondo scolastico e ora si aggiunge anche la riforma delle carenze formative con il Trentino che, in virtù dell'autonomia e della competenza primaria, si discosta dalla legge nazionale per avviare un proprio percorso. Un intervento tanto condivisibile quanto auspicato ma che preoccupa il settore: il nodo è soprattutto nell'attuazione, che sembra ancora molto nebulosa.
La Provincia di Trento ha presentato la "via trentina", un nuovo modello a "cicli biennali" per superare l'attuale gestione delle carenze formative nel tentativo di costruire un sistema più continuo, trasparente e orientato al successo dei ragazzi e delle ragazze.
"La proposta trentina è una mezza via tra il sistema nazionale e quello attuale", dice Amilcare Corradetti, docente di geografia e dirigente sindacale della Cisl Scuola. "Oggi se un alunno prende un debito, magari pure in una materia di indirizzo, non c'è una bocciatura in caso di mancato recupero ma si ottengono meno crediti alla maturità (anche se ormai non ci sono praticamente più soglie di sbarramento per iscriversi alle varie facoltà universitarie, ndr). Ci sono delle evidenti criticità, quindi un cambiamento di questo sistema è necessario e la soluzione proposta può anche essere corretta".
I dati provinciali hanno messo in evidenza una situazione complessa: in media il 30% degli studenti presenta delle carenze formative, con punte più alte nel primo biennio e nelle discipline linguistiche e matematiche. Solo la metà degli studenti riesce a concludere il primo anno senza insufficienze o bocciature, e appena il 30% completa l’intero ciclo in tempo, senza carenze.
Questi i numeri che segnalano la necessità di un cambiamento profondo, capace di garantire percorsi più personalizzati e di prevenire la dispersione scolastica, esplicita e implicita. Il nuovo modello dei “Cicli biennali chiusi” prevede un’articolazione del percorso di studi in tre fasi: un primo biennio dedicato al consolidamento delle basi culturali e metodologiche, un secondo biennio orientato al potenziamento delle competenze disciplinari e relazionali, e un quinto anno orientato al completamento e alla certificazione delle competenze acquisite (Qui articolo).
Il recupero delle carenze dovrebbe essere progressivo e costantemente monitorato con l'obiettivo di evitare accumuli e disparità di trattamento tra scuole. Ancora, però, non sembrano chiarissime le procedure.
"E' fondamentale infatti inserire dei vincoli. Oggi se ci sono debiti, un alunno dovrebbe sostenere un test per dimostrare di aver colmato una lacuna, un risultato non vincolante che però deve diventare tale dopo ogni ciclo biennale". Il timore degli insegnati è che ogni due anni ci sia una specie di archiviazione o prescrizione del debito. "Si deve avere il modo di certificare realmente il superamento di una carenza formativa, indipendentemente dalle materie per non creare disparità", aggiunge Corradetti. "Va bene anche se si parla di competenze acquisite ma si devono chiarire i criteri e le eventuali ripercussioni, anche attraverso una bocciatura, in caso del perdurare di un debito non saldato. Altrimenti nulla cambia rispetto a oggi e un alunno potrebbe anche trovare allettante rinunciare a studiare qualche materia che ritiene ostica".
Da valutare il caso di provvedimenti disciplinari, un punto di contatto con la norma nazionale. "Si prevede il recupero all'esame di maturità - continua Corradetti - ma anche per questa ipotesi è importante chiarire il funzionamento e gli obiettivi, così come prevedere vincoli e requisiti".
Il nuovo disegno di legge propone di riformare l’attuale sistema di valutazione per integrare in modo più organico gli aspetti formativi e quelli sommativi con l'obiettivo di promuovere al tempo stesso processi di autovalutazione e di apprendimento consapevole. Un altro nodo? Le risorse.
"Sono necessarie ore extra per i corsi di recupero e la strada che sia un altro insegnante a tenere le lezioni, anche per affrontare metodologie diverse, può essere interessante e utile. Però il lavoro va pagato e serve chiarezza sui finanziamenti", conclude Corradetti.












