Scontro Bisesti-Gerosa, "Teatrini a scapito della scuola", messi dietro la lavagna dalla Cisl: "Amareggiati di essere usati per scaramucce interne"
Ancora polemica tra Lega e Fratelli d'Italia, questa volta per la presentazione del ddl carriere docenti. La segretaria della Cisl Scuola, Monica Bolognani: "Proposta di Bisesti respinta già due volte nel merito e nel metodo. Ma da Gerosa aspettiamo risposte: lontani dai raggiungere risultati minimi. Il periodo per il settore è piuttosto nero e servono risposte concrete, non litigi a scapito della comunità scolastica che deve assistere a questi teatrini"

TRENTO. "Basta tirare dentro il mondo della scuola nella bagarre politica. Siamo amareggiati che un comparto così importante venga utilizzato per scaramucce interne per misurarsi politicamente". Non usa giri di parole Monica Bolognani, la segretaria della Cisl Scuola manda dietro la lavagna tanto Mirko Bisesti quanto Francesca Gerosa. "Il periodo per il settore è piuttosto nero e servono risposte concrete, non litigi a scapito della comunità scolastica che deve assistere a questi teatrini".
Tra Fratelli d'Italia e Lega è ancora polemica, il nodo del contendere è la presentazione del ddl "carriera docenti" di Bisesti, ex assessore all'istruzione. Una proposta valutata come "sgarbo istituzionale" dall'attuale titolare della delega (Qui articolo). Una tensione che scorre tutta sul filo del centrodestra.
Un déjà vu per il mondo della scuola che potrebbe trovarsi sul tavolo il disegno di legge. "Il documento nel 2023 era sostanzialmente irricevibile: un percorso molto complesso, privo di logica e conoscenza della realtà scolastica", ricorda Bolognani. "Ci si era fortemente opposti e il provvedimento era stato congelato. Nell'aprile di quest'anno se ne è parlano nuovamente ma un nulla è stato concretizzato per nostra fortuna. Adesso ecco nuovamente un'ipotesi alla vigilia della seconda tornata concorsuale che dovrebbe mettere i docenti in cattedra stabilmente".
L'ipotesi viene già rispedita al mittente. Un ddl rimodulato nuovamente ma che presenta un problema di base. "Non c'è ancora stato il tempo per valutare la nuova proposta ma l'impianto probabilmente cambia di poco. Il punto è che si vogliono prevedere dei docenti in carriera, che sarebbero gli stessi che oggi chiamiamo precari e che non riusciamo a stabilizzare".
La riforma - nel pensiero di Bisesti - dovrebbe entrare a pieno regime nel 2034 con 8 concorsi riservati ai docenti di ruolo da almeno 5 anni. Un meccanismo che poi introduce degli aumenti di stipendio legati al "merito", si potrebbe arrivare fino a 4.200 euro l'anno. Il provvedimento riguarderebbe il 40% del corpo docente attualmente operativo (circa 1.750 insegnanti) e prevede l'istituzione di tre "gradi", docente di primo livello, docente ricercatore e docente delegato all'organizzazione.
"E' un piano già piuttosto irrealizzabile perché il Dipartimento già non riesce a bandire i concorsi", dice la segretaria della Cisl scuola. "Non ci sono i docenti di ruolo e pensiamo a quelli di carriera? Inoltre esistono già molti docenti che si dedicano a compiti di coordinamento, tutoraggio, collaborazione e così via, si sarebbe perciò potuto intervenire sull’esistente già nel 2023 con la designazione delle nuove figure di coordinamento ad hoc senza bisogno di istruire concorsi e ingolfare un sistema che già non funziona. Deve essere migliorata la normativa di riferimento e adeguare gli incentivi previsti nel Fuis".
La Cisl ribadisce che la proposta del sindacato rimane la stessa di due anni fa: "Valorizzare i docenti attraverso una retribuzione dignitosa, incentivi adeguati a chi decide di ricoprire incarichi aggiuntivi a supporto dell'organizzazione scolastica e della didattica, designare queste figure di coordinamento nel contratto e supportarle con la formazione adeguata", evidenzia Bolognani. "E ricordiamo inoltre che nella versione del 2023 le risorse economiche per sostenere il percorso sarebbero state ricavate anche dalle economie di gestione ottenute dalla riduzione di organico a causa della denatalità: questo è per noi inaccettabile".
L'organico "va adeguato alle nuove esigenze della scuola e degli studenti, diminuendo ulteriormente il numero di studenti per classe e non tagliando posti di lavoro. Si deve lavorare per migliorare l'esistente, più che appesantire la macchina pubblica che già annaspa. La contestazione al ddl è nel merito e nel metodo, senza alcun confronto".
Si chiede però un cambio di passo anche all'attuale titolare della scuola. "C'è qualche confronto, qualche interlocuzione ma non si arriva mai a nulla di concreto. Questo è l'assessorato dei tavoli tecnici di cui poco si è conosciuto, le strutture organizzative sono in affanno sulle procedure e il tavolo negoziale in Apran sul rinnovo della parte normativa del contratto è in stallo".
Ma intanto il settore osserva quello che sembra un terreno di scontro. "Questo dispiace e preoccupa. Si deve migliorare la situazione dei docenti, si deve adeguare il contratto e si devono mettere a bilancio risorse. Ci sono solo provocazioni politiche invece di un reale interesse nel riformare la scuola a favore dei professionisti e della comunità. Risolvano altrove le loro questioni politiche", conclude Bolognani.












