Scuola parentale fuori controllo? Boom di iscrizioni in Trentino, da 49 a 398 studenti in pochi anni: “Serve capire perché le famiglie scelgono questa strada”
I dati sono stati forniti dall'assessora Francesca Gerosa in risposta ad una interrogazione del consigliere Michele Malfer. Quello della scuola parentale è un fenomeno che si sta espandendo in particolare nelle aree montane, dove spesso ci si trova a fare i conti con piccoli plessi scolastici e l’eventuale organizzazione di pluriclassi può risultare poco attraente o ritenuta poco efficace dalle famiglie. “Ciò ha determinato, in diverse zone – ha spiegato Malfer – un ricorso all’istruzione parentale in misura tale da far registrare, in alcuni casi, un numero di bambini e ragazzi che studiano in casa superiore a quello di realtà urbane ben più grandi"

TRENTO. Forme organizzate di 'scuola parentale'? “Serve una regolamentazione più stringente”. A chiederlo era stato nel 2021 l'allora consigliere provinciale Ugo Rossi. Un fenomeno del quale si avevano pochi dati e che stava però crescendo a vista d'occhio, preoccupando non poco.
La cosiddetta “scuola parentale” è consentita dalla legge, ma negli anni del Covid questo sistema è stato usato dalle famiglie no vax e no green pass, che decidevano di ritirare i propri figli da scuola per riorganizzarsi in autonomia e spesso senza o con pochi controlli. Situazione che ha creato allarme in Alto Adige e che vede massima attenzione anche in Trentino.
A chiedere i dati era stato anche il consigliere provinciale del Movimento 5 Stelle, Alex Marini, senza però mai ottenere una risposta. Ora, a distanza di circa 4 anni, la Provincia di Trento ha fornito i numeri di questo fenomeno, rispondendo a un’interrogazione che è stata presentata dal consigliere Michele Malfer.
In Trentino, a partire dal 2018, si è registrata una crescita degli iscritti in educazione parentale. “Questa tendenza è stata influenzata anche dalla pandemia, che ha spinto molte famiglie a rivedere le proprie scelte educative, portando a un aumento degli iscritti dal periodo pandemico” viene spiegato dall'assessora all'Istruzione, Francesca Gerosa.
Le rilevazioni tracciano un aumento significativo negli ultimi anni, passando da 49 studenti nell’anno scolastico 2018-19 a un picco di 398 nel 2022-23, con una diminuzione a 317 nel 2023-24 e un lieve nuovo aumento a 329 nel 2024-25.
La maggioranza degli studenti in educazione parentale proviene dalla scuola primaria, così come si registra a livello nazionale, con un trend crescente, fino a un massimo di 280 studenti nell’anno scolastico 2022-23. La scuola secondaria di primo grado mostra una crescita più contenuta, con un picco di 77 studenti nel 2022-23. La scuola secondaria di secondo grado ha numeri molto bassi, segnalando una preferenza per la presenza degli studenti nei percorsi scolastici tradizionali durante gli anni delle superiori.
“Colpisce che, a distanza di oltre quattro anni dall’aumento significativo delle richieste di istruzione parentale – spiega l'ex consigliere Alex Marini – non sia ancora stata condotta un’indagine strutturata per comprendere le motivazioni che spingono le famiglie a scegliere questa modalità educativa e il grado di soddisfazione rispetto a essa”.
Un fenomeno che si sta espandendo in particolare nelle aree montane, dove spesso ci si trova a fare i conti con piccoli plessi scolastici e l’eventuale organizzazione di pluriclassi può risultare poco attraente o ritenuta poco efficace dalle famiglie. “Ciò ha determinato, in diverse zone – ha spiegato il consigliere provinciale Michele Malfer – un ricorso all’istruzione parentale in misura tale da far registrare, in alcuni casi, un numero di bambini e ragazzi che studiano in casa superiore a quello di realtà urbane ben più grandi. A fronte di un fenomeno di portata non più marginale, la Giunta provinciale non sembra aver avviato un dibattito organico né tantomeno predisposto iniziative di monitoraggio o analisi approfondite”.












