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Trento
08 aprile | 20:03

"Scuola, con la burocrazia non si sconfiggono le carenze", i sindacati contro il Ddl Gerosa: "Prevenire difficoltà degli studenti e restituire gli insegnanti al loro ruolo"

Obiettivo "carenze zero" fino alla fine dell’obbligo scolastico, la proposta di Flc Cgil che invia un documento all'assessora Gerosa e al Dipartimento: "Necessario rovesciare la prospettiva puntando su previsione e prevenzione delle difficoltà degli studenti e per farlo servono meno carichi burocratici e più risorse. A livello nazionale è tutto fermo, il Trentino può tornare a essere laboratorio nazionale di innovazione"

TRENTO. “Scuola, obiettivo carenze zero fino alla fine dell’obbligo scolastico: è necessario rovesciare la prospettiva puntando su previsione e prevenzione delle difficoltà degli studenti, e per farlo servono meno carichi burocratici per i docenti e più risorse”. Questa, in sintesi, l'idea da cui parte la nuova proposta della Flc Cgil del Trentino, con l'obiettivo di “arrivare al termine dell’obbligo scolastico, quindi alla fine del biennio della scuola secondaria di secondo grado, con zero carenze”.

 

La presa di posizione è in relazione al disegno di legge 75 sulle carenze formative, a firma dell'assessora Francesca Gerosa, sul quale era intervenuta nelle scorse ore anche la Uil Scuola - in seguito alla notizia che l'assessora all'Istruzione provinciale ha convocato il 9 aprile due rappresentanti per la parte docente nei Consigli dell’Istituzione per un confronto sul Ddl -  spiegando come non serva "una riforma concepita nelle segrete stanze del Dipartimento Istruzione ma una riflessione dal basso elaborata con i docenti", oltre  alla costituzione di un tavolo di lavoro in cui a sedere siano "in primis" gli insegnanti.

 

Tornando alla Flc Cgil, ad essere proposto, come anticipato, è un “rovesciamento della prospettiva adottata fino ad oggi e confermata anche nel Ddl 75", sul recupero delle carenze formative di studenti e studentesse: l’idea, nello specifico, è al centro di un documento che il sindacato ha già inviato all'assessora provinciale all'istruzione Francesca Gerosa e al Dipartimento, in vista del confronto sul disegno di legge.

 

L'obiettivo? Quello di suggerire un miglioramento del Ddl che, secondo Flc Cgil, presenta alcune criticità tra cui l’eccessivo peso degli adempimenti burocratici che "finirebbe per comprimere lo spazio dedicato alla didattica e alla formazione continua dei docenti". 

 

A spiegare i punti salienti della proposta, partendo dal tema delle carenze, è il segretario provinciale Raffaele Meo. “L’idea di recupero va abbandonata e la prospettiva capovolta – spiega – e lo sguardo non deve essere rivolto all’indietro in una logica di salvataggio, bensì ben concentrato sul presente, sul futuro”.

 

Per il sindacato, nello specifico, il percorso va tracciato individuando e anticipando potenziali passaggi critici futuri sulla base dell’esperienza dei docenti e in coerenza con quanto osservato e quanto esternato dagli studenti stessi. “Gli insegnanti di ogni disciplina – spiega Meo conoscono molto bene i punti meno accessibili del proprio programma, i passaggi più importanti e propedeutici, quindi la difficoltà è prevedibile e prevenibile”.

 

Riassumendo? Per la Flc il superamento della difficoltà va costruito “passo dopo passo” lungo il percorso scolastico e non quando è ormai un problema conclamato. Si parte, viene sottolineato, da una consapevolezza: l’attuale sistema non ha funzionato come era nei programmi, questo perché “vige una logica di compensazione volta a scongiurare l’ipotesi della bocciatura”.

 

“Probabilmente sgombrando il campo dalla spada di Damocle della bocciatura – prosegue il segretario provinciale – la carenza o la lacuna sarebbe assunta in quanto tale e affrontata in ottica preventiva, e non riparativa a scongiuro della bocciatura. Ad ogni modo questa impostazione ha ammesso che le difficoltà potessero rimanere tali nel tempo senza necessariamente investire tutto il necessario per una loro soluzione immediata che, invece, rappresenta un obiettivo strategico per la scuola, per non dire l’obiettivo strategico numero uno”.

 

La proposta di Flc non richiede quindi solo un cambio di visione, ma una diversa organizzazione del lavoro dei docenti e maggiori risorse: ad essere specificato è come sia necessario “investire sulla funzione propria dei docenti, la competenza dell’insegnamento, sgravandoli da carichi burocratici che la riforma proposta dall’assessorato aggraverebbe invece in modo ulteriore” e come servano maggiori risorse da investire in questa direzione.

 

Ma non solo, Flc spiega come è necessario guardare con maggiore attenzione ad un passaggio critico, quello tra la secondaria di primo e secondo grado: un passaggio “che potrebbe essere meno complesso se si rafforzasse la comunicazione tra primo e secondo ciclo di studi, se si investisse su un’analisi tempestiva delle difficoltà e un orientamento più efficace”.

 

“A distanza di quasi 20 anni dalla riforma (in Italia vige l’obbligo scolastico a 16 anni dal 2006, ndr) sarebbe urgente e necessario – prosegue Raffaele Meo – investire in modo significativo su questo segmento di scuola al duplice fine di garantire il diritto al positivo compimento del percorso decennale dell’istruzione obbligatoria che rappresenta il fondamento della cittadinanza, e di porre solide basi per la prosecuzione degli studi nel triennio”.

 

Ad essere rimarcato è come “a livello nazionale è tutto fermo e che potrebbe essere una sfida per il Trentino di tornare ad essere laboratorio nazionale di innovazione”.

 

Il sindacato propone infine una sperimentazione nel primo biennio delle superiori per valutarne le ricadute nel triennio e dunque nel percorso che porta alla maturità.

 

“Restiamo convinti – conclude Flc – che crisi e fallimenti riguardino ogni persona e ogni disciplina. Si tratta di fasi, però, che se governate e accompagnate correttamente possono trasformarsi in strumenti di crescita per ragazze e ragazzi”.

 

 

LA PROPOSTA INTEGRALE:

 

La nostra proposta consiste nello sgravare i docenti dall’eccessiva burocrazia prevista dal DdL 75 e più in generale dalla burocrazia non indispensabile, ma anche dall’ipercomunicazione — complice la dematerializzazione — e dall’abuso delle riunioni che negli ultimi anni hanno invaso il campo della professione docente. Il fine è liberare tempo da dedicare in modo specifico ed esclusivo alla previsione, alla prevenzione e alla gestione tempestiva delle difficoltà dei propri studenti con un focus molto stretto sulla rimozione o il superamento degli ostacoli prevedibili, previsti o noti nei programmi ministeriali, nei piani di studio provinciali, nei percorsi di apprendimento tracciati dal docente stesso. Noi crediamo che restituire i docenti alla dimensione più nobile e distintiva della loro professione possa elevare in modo significativo la qualità dell’insegnamento, dell’apprendimento e la capacità di gestione delle criticità emergenti. Questa prospettiva non può prescindere da una miglior conoscenza e comprensione delle attitudini, delle propensioni, della personalità, dei desideri degli studenti e dallo stanziamento di risorse dedicate da tradurre in tempo utile a questo scopo. Il lavoro di programmazione, di analisi, di studio di nuove strategie e nuovi percorsi, nonché quello relazionale, devono trovare posto all’interno delle ore cattedra del docente in quanto parte integrante del lavoro d’aula.

 

La prospettiva, l’impostazione del lavoro va capovolta rispetto a quella adottata sino ad oggi e che secondo noi neanche il DdL 75 riesce a lasciarsi alle spalle; il lavoro va impostato in ottica previsionale e preventiva, non di recupero. Idealmente “Il piano d’istituto di recupero delle carenze” previsto dall’articolo 3 del Ddl 75 dovrebbe assumere i tratti di un “Piano d’istituto di previsione e prevenzione delle carenze formative”. Tale impostazione dovrebbe attribuire centralità e garantire energie fresche alla soluzione dei problemi e delle situazioni critiche — dimensione che fino a oggi, in un sistema in cui vigeva una logica di recupero e compensazione delle carenze, è stata relegata ai margini dell’azione e dell’esperienza educativa, presa in considerazione in fasi tardive e stanche dell’anno o del percorso scolastico, quando invece ne rappresenta una dimensione culminante e strategica che ha bisogno di “carboidrati”, energie di pronto uso e consumo dal primo giorno.

 

Nella nostra concezione i dipartimenti di disciplina dovrebbero essere chiamati ad elaborare collegialmente un programma di previsione e prevenzione delle carenze attraverso una progettazione didattica di massima che prenda in esame in modo molto approfondito i passaggi più critici dei programmi, che preveda metodi, approcci, strategie che li rendano quanto più accessibili possibile creando le condizioni per la rimozione e il superamento degli ostacoli principali. Lo vediamo come un percorso a tappe in cui ogni tappa è un passaggio ritenuto particolarmente critico, propedeutico, o strategico dai docenti e notoriamente di difficile digestione da parte degli studenti. I dipartimenti dovrebbero presentare al collegio docenti e al dirigente scolastico il “Piano di previsione e prevenzione delle carenze” di massima per l’approvazione. I docenti, protagonisti coi propri colleghi di disciplina della stesura del piano, lo implementano interpretandolo nel modo che ritengono più opportuno, proficuo e aderente alle esigenze dei propri studenti e alle proprie inclinazioni.

 

In prima applicazione proponiamo una sperimentazione (l’ideale sarebbe un tempo dilatato di cinque anni scolastici) nel primo biennio della secondaria di secondo grado per valutarne le ricadute nel triennio e alla fine del percorso che conduce al Diploma di Stato, con l’individuazione di obiettivi dichiarati, un sistema di raccolta delle evidenze e di verifica dei risultati. Negli anni a venire le risorse per la sua implementazione dovrebbero/potrebbero derivare dal mantenimento della spesa attuale e dalla conservazione degli organici a fronte di una riduzione degli iscritti e una consequenziale modifica dei criteri di formazione delle classi nonché alla riduzione degli alunni per classe. La proposta attuale fa quindi il paio con un’altra recente nella quale invitiamo a cogliere la riduzione del numero di iscritti legata al calo delle nascite come un’opportunità per la scuola di trovare più respiro per elevare la propria qualità.

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