Scuola, la Cgil: "Ritorno ai voti in numeri e agli esami di riparazione rinuncia a quanto fatto finora". Ma Gerosa chiarisce: "L'obiettivo è individuare una nuova proposta"
Il segretario generale Raffaele Meo: "Non si comprende fino in fondo l’importanza dell'istruzione e si fanno proposte senza avere una discussione aperta su come affrontare un cambiamento epocale"

TRENTO. "Leggiamo annunci d’iniziativa provenienti da diversi attori che, a vario titolo gravitano nella o attorno alla scuola e che, a nostro avviso, sono sintomo di una stessa condizione: mancanza di un progetto per la scuola, inerzia, esaurita spinta e scarsa propensione all’innovazione di fronte a una realtà che sta cambiando rapidamente e radicalmente sotto i nostri occhi, a cui non siamo preparati e, soprattutto, a cui non ci stiamo preparando".
Queste le parole del segretario generale Flc Cgil del Trentino Raffaele Meo, che prende posizione dopo "la notizia di una proposta di giunta, non preceduta da alcuna consultazione o condivisione né corredata da alcuna valutazione d’impatto, che punta a modificare il regolamento del sistema di valutazione degli studenti della scuola di primo grado in sede d’esame di stato conclusivo del primo ciclo e che già dall’anno scolastico in corso porterebbe a reintrodurre valutazioni in cifra numerica e ad abbandonare il giudizio sintetico espresso in parole".
L’altra iniziativa, spiega Meo, è promossa da un gruppo di docenti di cui il professor Ceschi, presidente del Consiglio educativo provinciale, si è fatto portavoce: "Vorrebbe, stando a ciò che leggo sulla stampa, reintrodurre gli esami di riparazione a settembre e il concetto del debito formativo come nel resto del Paese, salvo poi affermare che il sistema delle carenze, oggi in vigore, non funziona e andrebbe rivisto".
Per quanto riguarda il tema delle carenze passibile di miglioramento Flc Cgil dichiara di essere d’accordo, mentre è in completo disaccordo sulla reintroduzione degli esami di riparazione a settembre.
Ad entrare nel dibattito sul tema era stata, una settimana fa, l'assessora provinciale all'istruzione Francesca Gerosa che ha dichiarato: "Esami a settembre: sì o no? Attenzione che c'è ben altro ed il fatto che siamo una provincia autonoma ci impone di esplorare anche altre strade, ciò che appunto stiamo facendo con il coinvolgimento di tutti gli attori del sistema scolastico. Stiamo definendo la costituzione di un gruppo di lavoro tecnico che avrà il compito di elaborare una proposta di revisione dell'attuale sistema delle carenze formative: l'obiettivo non è quello di tornare al passato, ma di individuare una proposta nuova che sappia fare sintesi e superare i punti di debolezza tanto di un sistema quanto nell’altro".
Gerosa aveva poi specificato: "Quando la proposta sarà elaborata, procederò ad organizzare incontri sul territorio aperti ai docenti, la cui voce è per me importantissima, che potranno esprimersi in merito a una riforma così importante e delicata e che deve saper fare sintesi di esperienze e sensibilità diverse fra loro. Ascolterò anche il consiglio del sistema educativo provinciale e la consulta provinciale dei genitori e proseguirà nel frattempo anche il confronto già avviato con gli studenti, avendo però ben chiaro che ciò a cui tutti dobbiamo tendere è l’efficacia del modello al quale affidiamo un compito strategico: preparare i nostri ragazzi alle sfide di un mondo sempre più esigente e competitivo”.
Tornando alle due proposte citate inizialmente, il segretario generale Flc Cgil Raffaele Meo puntualizza: "Secondo noi entrambe le iniziative rappresenterebbero la rinuncia e la vanificazione di un lavoro già cominciato e parzialmente svolto in Trentino, ma a prescindere da questo il fermento su questi temi non può che suscitare in noi degli interrogativi: chi guida la scuola trentina ha abdicato? Si è così a corto d’idee e di spinta innovatrice da cedere alla tentazione di rientrare negli schemi tracciati a livello nazionale dai quali lo sforzo trentino è sempre stato quelle di emanciparsi per rilanciarsi? Siamo a inizio legislatura, momento che dovrebbe essere intriso di nuove idee, di slancio ideale e progettuale, ma qual è il disegno? Ne esiste uno?
Eppure avremmo menti raffinate pronte a spendersi completamente in un progetto di riforma della scuola, ampie competenze in materia, abbondanti risorse a disposizione nelle casse provinciali di cui solo una parte, ancora non sufficiente, è investita nell’istruzione di cui a nostro avviso non si comprende fino in fondo l’importanza per una provincia che corre il rischio sempre più concreto di ripiegarsi su se stessa con salari bassi, bassi tassi d’istruzione superiore e universitari e tassi di abbandono scolastico non trascurabili".
Raffale Meo tocca poi il tema del calo demografico chiedendosi com'è possibile essere "così impreparati nonostante sia un fenomeno annunciato da decenni e che sarebbe importante concepire non come una catastrofe ma anche come un’opportunità per pensare ad un sistema nuovo, calibrato sulle persone, con un focus d’ordine qualitativo per promuovere l’inclusione, arginare l’abbandono scolastico e gestire meglio la complessità delle classi".
"E soprattutto, davanti a questo nuovo scenario noi discutiamo sul reintrodurre gli esami a settembre e i giudizi numerici senza avere una discussione aperta su come affrontare un cambiamento epocale che andrebbe aggredito subito, senza un progetto che chi oggi governa la scuola dovrebbe avere, se non disegnato, quantomeno abbozzato" conclude Raffaele Meo che specifica come "la politica in tutto questo possa giocare un ruolo nell’arco della propria legislatura, ma non le si può demandare il compito: il lavoro per l’implementazione del progetto spetta al dipartimento istruzione e deve cominciare oggi se vogliamo darci una sola chance di portarlo a compimento. Eppure qui non abbiamo ancora preso nemmeno in mano la matita".














