Benessere a scuola, 240 docenti firmano un documento contro il regolamento voluto da Gerosa: "Si mina la qualità della didattica e si tolgono opportunità agli studenti"
Le parole dell'Associazione insegnanti della Provincia di Trento (Docet). "Siamo tutti d’accordo sull’importanza della disconnessione: lo rivendichiamo ogni giorno come diritto anche nostro. Quel che colpisce è la continua necessità di mettere paletti rigidi in un ambito che rigido non può essere, cioè quello della scuola"

TRENTO. Se da un lato la Giunta provinciale di Trento celebra il nuovo Regolamento quadro per il benessere digitale (QUI L'ARTICOLO) con l'assessora Francesca Gerosa che parla di una “scuola che non si limita a seguire i cambiamenti, ma che li governa con responsabilità, mettendo al centro le persone e le relazioni”, dal mondo della scuola arriva un coro di dissenso che va ad aggiungersi alla richiesta fatta nei giorni scorsi da parte del sindacato di un confronto (QUI L'ARTICOLO).
“L’ennesimo attacco alla nostra professionalità” sono le dure parole che arrivano da un documento dell'Associazione insegnanti della Provincia di Trento firmato da 240 docenti. Come viene spiegato nel documento, secondo i professionisti della scuola ci sarebbe un tentativo di burocratizzare l’insegnamento con regole e scadenze rigide.
"Non bastavano le raccomandazioni sui compiti a casa - viene spiegato - ora la Giunta pretende di regolare l’attività didattica a colpi di delibera. Siamo tutti d’accordo sull’importanza della disconnessione: lo rivendichiamo ogni giorno come diritto anche nostro. Quel che colpisce, però, è la continua necessità dell’assessorato di mettere paletti rigidi in un ambito che rigido non può essere, cioè quello della scuola. Provvedimenti così miopi, oltre a colpire il lavoro dei docenti, rischiano di togliere opportunità agli studenti”.
Un esempio citato nel documento è quello dell’obbligo, sancito all’articolo 4, di comunicare i compiti agli studenti entro la fine della lezione o, al massimo, entro la giornata scolastica. “I compiti e i materiali di supporto allo studio – si legge al comma 2 – devono essere comunicati agli studenti entro la fine della specifica ora di lezione o al massimo entro la fine della giornata scolastica”. Per gli insegnati, però, “Non si tiene conto, tuttavia, del fatto che le ore di lezione sono ridotte a 50 minuti, e che spesso assegnare i compiti in un momento successivo è una scelta obbligata dalla necessità di finire un esercizio o completare una spiegazione. Nella maggior parte dei casi i docenti già si curano di comunicare le consegne durante la lezione. Porre un obbligo rischia di comprimere inutilmente l’attività didattica”.
Un discorso simile vale per l’articolo 5, Pianificazione delle verifiche: “Il consiglio di classe programma le verifiche giornaliere e settimanali – si legge all’articolo 1 – da sottoporre agli studenti in relazione alle diverse tipologie, ne definisce il numero massimo giornaliero e settimanale e ne dà informazione agli studenti e alle famiglie”. Anche in questo caso i professori criticano la rigidità delle nuove regole. “Forse l’assessora non ricorda che a inizio anno ogni consiglio di classe redige una scheda di programmazione, da condividere con le famiglie, in cui già si fissano i tetti massimi delle verifiche per classe. Concentrazioni di prove nei periodi valutativi sono possibili, ma spesso sono dovuti ad assenze degli studenti o a richieste di nuove opportunità di recupero. Anche in questo caso, limitando in modo stringente si rischia un pericoloso effetto boomerang: spesso sono gli alunni stessi a chiedere un’interrogazione in più o un tema in data non prevista” spiegano gli insegnanti.
Al di là degli esempi specifici, gli insegnanti ribadiscono con forza che “non si tratta di questioni di merito, ma di competenze: è solo il professionista – cioè l’insegnante – che può di volta in volta pianificare in modo efficace, conciliando caratteristiche ed esigenze specifiche, impossibili da ridurre a schema unico; la scuola non è un puzzle, ma una comunità in crescita e in dialogo”.
I professionisti sottolineano infine la mancanza di dialogo: “Questo regolamento è l’ennesimo esempio di direttiva calata dall’alto, senza interpellare i docenti in alcun modo: nemmeno al Consiglio scolastico provinciale è stato chiesto alcun parere preventivo, come stabilito dalla legge. Così si mina la fiducia nei confronti degli insegnanti e si compromette inevitabilmente la qualità della formazione degli studenti. Noi continuiamo a chiedere un confronto democratico, nel rispetto dei ruoli di ognuno”.
Qui il documento completo













