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Trento
19 maggio | 16:33

Diritto alla disconnessione, la Cisl: "La scuola deve ritrovare una dimensione umana, empatica e vera della relazione. Ma serve rispetto dei ruoli e del tempo"

L'intervento della Cisl sul diritto alla disconnessione a scuola: "Serve un confronto a più livelli con il sindacato e le famiglie. Si deve imparare nuovamente l'utilizzo di una comunicazione formale all'interno di alcuni contesti"

Diritto alla disconnessione, la Cisl: La scuola deve ritrovare una dimensione umana, empatica e vera della relazione

TRENTO. Un invito ai dirigenti scolastici di predisporre un regolamento interno ma anche la necessità di far emergere il lavoro, spesso non visibile, dei docenti, la revisione dell'impianto contrattuale e la necessità di riprogettare la conciliazione vita-lavoro. Il diritto alla disconnessione è un tema complesso e la Cisl chiede di intensificare il confronto. Un confronto che tocca più livelli.

 

Il 24 novembre dell'anno scorso sono state deliberate le "Linee guida per il benessere a scuola nell’era digitale: un approccio centrato sugli studenti e la disconnessione scuola-studenti-famiglie". La disconnessione non è una tematica nuova per il sindacato. Dal 2018 è infatti previsto che si portino avanti contrattazioni di secondo livello negli istituti scolastici per regolamentare "i criteri generali per l’utilizzo di strumentazioni tecnologiche di lavoro in orario diverso da quello di servizio, al fine di una maggiore conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare (diritto alla disconnessione)".

 

Negli scorsi giorni c'è stato un aggiornamento che stabilisce orari definiti per le comunicazioni digitali tra scuola, studenti e famiglie, in modo da tutelare spazi di disconnessione, riposo e vita privata. "Anche i flussi comunicativi tra docenti e studenti vengono riportati entro i confini del tempo scolastico, con eccezioni previste solo per casi urgenti e straordinari'' (Qui articolo).

 

L’obiettivo del regolamento, in combinato disposto con le Linee guida per il benessere a scuola nell’era digitale, è disciplinare l'uso delle piattaforme digitali all'interno dell'istituzione scolastica/formativa, non in un’ottica di limitazione, ma di armonizzazione e valorizzazione delle risorse tecnologiche, in coerenza con i principi educativi e formativi della scuola, garantendo un impiego responsabile, sicuro ed efficace delle tecnologie, nel rispetto del benessere psicofisico degli studenti e di tutte le componenti del sistema scolastico, con un giusto contemperamento tra il tempo “scuola” e “non scuola”.

 

"In alcuni istituti scolastici con la collaborazione di dirigenti scolastici sensibili all’argomento siamo riusciti a creare una norma di riferimento, ma diverse scuole e quindi lavoratori e lavoratrici non hanno avuto questa opportunità", dice Monica Bolognani, segretaria generale della Cisl Scuola, con Denis Cainelli, dirigente sindacale e docente. "Abbiamo quindi accolto con favore il documento nel quale la parola insegnanti compare più volte e frasi come 'E' quindi cruciale che questa transizione avvenga in modo equilibrato, preservando il benessere fisico, emotivo e cognitivo di studenti e insegnanti, e non sia invasiva nelle vite delle persone coinvolte'. [...] 'Nell’era digitale promuovere il benessere a scuola richiede un approccio integrato e collaborativo. E' fondamentale considerare le esigenze degli studenti, degli insegnanti e delle famiglie, creando un ambiente in cui tutti si sentano supportati e valorizzati'. [...] 'Questo fenomeno, se non adeguatamente gestito, rischia di compromettere l'equilibrio tra le diverse sfere della vita degli studenti, degli insegnanti e delle famiglie, causando sovraccarico cognitivo, stress e interferenze con il benessere individuale e collettivo'. Ci hanno fatto sperare in un cambio di passo. I dirigenti scolastici non si potranno più sottrarre alla responsabilità di approntare un regolamento interno, soprattutto laddove la sovraesposizione digitale (gestione delle mail per esempio) è diventata fonte di stress lavoro correlato".

 

Gli istituti scolastici "hanno una propria gestione delle comunicazioni scuola/famiglia e le piattaforme digitali si sono sommate negli anni, soprattutto in quelli del Covid, spetta quindi alle autonomie organizzativa e didattica delle quali gode la scuola per legge, interrogarsi su quali canali digitali siano effettivamente necessari e quali per nulla funzionali alla didattica e alla comunicazione, attivando il confronto all’interno degli organi di gestione delle autonomie: Collegio docenti, Consiglio di classe e Consiglio dell’ istituzione; ricordiamo che il Collegio docenti oltre a redigere un regolamento per il proprio funzionamento, può attivare Commissioni (incentivate con il Fuis) al fine di normare l’uso e l’accesso al digitale nella scuola. E' appunto di queste peculiarità che Cisl Scuola continua a informare i docenti nelle varie assemblee sindacali che hanno coperto tutto il territorio della Provincia: i docenti devono riprendersi gli spazi del confronto e il Dirigente scolastico deve stimolare la partecipazione all’interno degli organismi, come previsto sia dalla legge provinciale sulla scuola sia dal contratto collettivo di lavoro".

 

La Cisl Scuola evidenzia che la regia deve essere affidata ai sindacati nelle trattative in Apran: "E' necessario affrontare tutta la normativa che regola il lavoro aggiuntivo alle ore di cattedra settimanali, con l'obiettivo di favorire la conciliazione lavoro vita personale/familiare", prosegue Bolognani. "Non è quindi sufficiente regolamentare la disconnessione ma urge rivedere l’intero impianto contrattuale con un occhio alle retribuzioni. E' importante ristabilire gli ambiti di contrattazione all’interno degli Istituti scolastici al fine di definire criteri oggettivi per l’organizzazione del lavoro del personale scolastico".

 

Per Cisl Scuola è prioritario indagare sulla complessità della gestione delle classi e portare alla luce il lavoro sommerso che i docenti svolgono, aggiuntivo e non riconosciuto, riguardo per esempio alla comunicazione scuola/famiglia a cui il docente non si può sottrarre, quando però il numero degli studenti supera il centinaio, diventa un lavoro ingombrante e impiegatizio che toglie tempo alla progettazione didattica.

 

Altra tematica importante è il carico di lavoro che il docente deve affrontare nell’attuazione della personalizzazione dell’insegnamento che consiste nella differenziazione della spiegazione, del materiale di studio e delle verifiche destinate a studenti e studentesse con Bes, soprattutto quando non è previsto l’insegnante di sostegno, pensiamo sempre all’esempio limite e reale del docente che supera i cento studenti.

 

"Stimoliamo l’apertura del confronto, iniziato da poco, sulle risorse dedicate agli studenti e studentesse con Bes - evidenzia la segretaria generale della Cisl Scuola - affinché l’inclusione sia davvero un percorso realizzabile potenziando e rendendo stabile la sinergia tra docenti di materia e insegnanti di sostegno, senza dimenticare gli assistenti educatori che completano la squadra".

 

In conclusione, "la disconnessione si realizza a più livelli: nelle scuole con i regolamenti costruiti all’interno degli organi di governo dell’autonomia, in Apran attraverso il contratto collettivo di lavoro, non dimentichiamo le famiglie stesse, le quali dovrebbero al loro interno interrogarsi su quanto il digitale stia stravolgendo e quindi caratterizzando i ritmi di vita e le relazioni sociali. Certamente la scuola dovrebbe aprire un confronto pedagogico sulla disconnessione che vada oltre l’esigenza di avere un regolamento, dobbiamo ritrovare la dimensione umana, vera ed empatica della relazione, imparare nuovamente l’utilizzo di una comunicazione formale all’interno di alcuni contesti e soprattutto il rispetto dei ruoli e del tempo altrui. Sarebbe importante che la scuola diventasse un luogo effettivo di disconnessione per le nostre ragazze e ragazzi, dove poter realmente godere il benessere della libertà da questa neo-dipendenza dal digitale che affligge la gioventù, considerata “l'ampia frazione di vita che vi passano. E' importante agire con solerzia per proteggere i nostri giovani da questa iperconnessione; la scuola diventerebbe così un’area protetta, dedicata alla relazione e al confronto, giacché vari studi internazionali correlano l’iperconnessione e l’utilizzo di smartphone al numero di crescente di disturbi di attenzione, comportamentali e di apprendimento", conclude Bolognani.

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