Dall'Apss all'Asuit, la Cisl: "Un'occasione per una svolta ma la dignità del lavoro deve essere centrale: non basta cambiare 'etichetta', serve un nuovo Dna"
Il passaggio dall'Apss all'Asuit deve essere sostanziale e non solo formale per la Funzione pubblica della Cisl: "La riforma sarà efficace solo se saprà trasformarsi in un progetto di sostanza capace di affrontare l'evoluzione demografica che attende il territorio"

TRENTO. "Non basta cambiare 'etichetta' ma serve un nuovo Dna per affrontare le sfide che attendono il settore". A dirlo Giuseppe Pallanch, segretario della Cisl Fp, con Sandro Pilotti, segretario sanità del sindacato di via Degasperi. "La nascita dell’Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino rappresenta un passaggio cruciale che deve andare ben oltre la semplice riorganizzazione burocratica o il cambio di nomi ai vertici: un'occasione per una svolta che metta al centro la dignità del lavoro e la protezione di chi opera in prima linea".
Il passaggio dall'Apss all'Asuit deve essere sostanziale e non solo formale. "La riforma sarà efficace solo se saprà trasformarsi in un progetto di sostanza capace di affrontare l'evoluzione demografica che attende il territorio: l'invecchiamento della popolazione richiede una sanità pubblica forte e stabile. La tecnologia e le nuove strutture sono strumenti preziosi, ma restano accessori privi di impatto se il motore umano del sistema è costretto a operare in condizioni di costante pressione. Per questo motivo è fondamentale che la nuova azienda nasca con un modello di gestione diretta che valorizzi le competenze e la stabilità, evitando logiche che disperdono professionalità e coesione sociale".
Un tema che la Funzione pubblica della Cisl considera assolutamente prioritario e che richiede una risposta immediata. "La pressione negli ospedali e nei servizi territoriali è insostenibile", aggiungono Pallanch e Pilotti. "La gestione dell'emergenza è diventata ormai una condizione ordinaria di lavoro. Non possiamo più accettare l'idea che per i professionisti della salute sia normale vivere costantemente in emergenza. Serve invece una risposta strutturale che garantisca una reale conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro. Rendere la professione sanitaria nuovamente attrattiva significa assicurare ritmi sostenibili e un benessere organizzativo che permetta a ogni operatore di svolgere il proprio compito con la necessaria serenità perché un sistema che chiede sacrifici costanti senza offrire equilibrio finisce inevitabilmente per logorare le proprie risorse più preziose".
I sindacati chiedono attenzione anche e soprattutto sul fronte della sicurezza.
"La sicurezza del personale deve essere garantita attraverso azioni di prevenzione attiva per evitare le aggressioni: si deve andare oltre l'impiego di soli ausili tecnologici o body cam che sono funzionali solo quando il danno è spesso già compiuto. Essere realmente sul pezzo significa rafforzare con determinazione le tutele che abbiamo introdotto nell’ultimo contratto, come la costituzione di parte civile dell’Azienda, ma è necessario fare un passo avanti decisivo per colmare i vuoti normativi ancora esistenti. Chiediamo con forza l'introduzione di un meccanismo di risarcimento del danno che protegga il lavoratore anche nei casi di non punibilità o di incapienza economica dell’aggressore. Non è ammissibile che un professionista, oltre a subire un'aggressione nell'esercizio delle proprie funzioni, debba affrontare anche l'ingiustizia di non veder riconosciuto alcun ristoro economico solo perché chi ha agito non possiede i mezzi per pagare. Solo unendo l’eccellenza clinica alla certezza delle tutele e alla dignità del lavoro, il Trentino potrà costruire una sanità moderna, partecipata e realmente vicina alle persone", conclude Pallanch con Pilotti.












