Scuola, i presidi: "Vietare smartphone e intelligenza artificiale in classe? Meglio l'educazione digitale e formare gli studenti"
Con la convocazione dei collegi docenti inizia il percorso di avvicinamento alla ripresa delle lezioni a scuola. Difficoltà nelle materie scientifiche e nel sostegno. Maura Zini, presidente dell'associazione nazionale presidi del Trentino: "L'obiettivo è di riuscire a garantire la massima copertura, poi nei giorni successivi alla ripresa delle lezioni si completano le procedure con gli istituti che attingono alle graduatorie per completare gli organici"

TRENTO. Al via i collegi docenti e il Trentino si prepara all'inizio dell'anno scolastico. Organici non ancora completi, la ricerca di circa 800 posti, qualche incertezza e molte sfide all'orizzonte, come l'intelligenza artificiale che si fa spazio, naturalmente anche tra gli studenti.
"Questi primi giorni sono di preparazione e di organizzazione complessiva dell'annata - dice Maura Zini, presidente dell'associazione nazionale presidi del Trentino - naturalmente questa fase è gestita dai docenti di ruolo".
La campanella per circa 15 mila ragazze e ragazzi suona il 10 settembre (il 2 settembre si comincia invece nelle scuole dell'infanzia). Moltissimi attendono la chiamata unica per coprire le varie cattedre ancora vacanti (Qui articolo). "Questo meccanismo permette in pochi giorni di arrivare a regime, fino a qualche anno fa i tempi erano molto più lunghi. L'obiettivo è di riuscire a garantire la massima copertura, poi nei giorni successivi alla ripresa delle lezioni si completano le procedure con gli istituti che attingono alle graduatorie per completare gli organici".
C'è qualche difficoltà in alcune classi di concorso, soprattutto sui docenti delle materie scientifiche e tecniche. "C'è un po' di sofferenza in questo campo", spiega Zini. "Ma se c'è una carenza di docenti in generale, la difficoltà si acuisce in questi casi particolari per come vengono intese, spesso considerate materie difficili. E' una catena. Non a caso, infatti, c'è stato un piano Pnrr finalizzato alla diffusione delle materie Stem e per ridurre il gap di genere".
Se alcune materie di insegnamento mettono a disposizione più cattedre o in altri casi la formazione comporta una (quasi) esclusiva sulla volontà di diventare docente, forse sul segmento più scientifico incide anche la "concorrenza" del privato. "Insegnare non è semplice e rappresenta quasi una vocazione", evidenzia Zini. "Le competenze sono trasversali dall'educativo al pedagogico. Poi il mercato del lavoro ricerca persone competenti e specializzate e in questo senso le offerte possono essere più appetibili. Più in generale, però, c'è una mancanza di docenti e si deve valutare come intervenire sull'attrattività dell'insegnamento: migliorare la modalità del sistema di reclutamento, garantire prospettive e sviluppo di carriera. La remunerazione è anche un argomento centrale".
Un nodo è quello relativo agli insegnanti di sostegno, più nelle scuole dell'infanzia ma c'è qualche vuoto anche negli altri gradi di istruzione. "Si deve investire sull'attrattività attraverso la definizione della professionalità di questa figura attraverso una modifica contrattuale", aggiunge Zini. "Poi bisogna considerare che è un ruolo delicato, che può richiedere competenze specifiche. Un'altra necessità è poi la formazione dei docenti per fornire delle competenze di base a tutti perché serve la massima collaborazione all'interno della comunità scolastica".
Un tema, toccato anche dalla Cisl Scuola, è la formazione appunto. Il sindacato, pur riconoscendo i meriti e le competenze, un po' mette in discussione la sostanziale esclusività affidata a Iprase. I presidi difendono il modello. "La scelta è per garantire un intervento in linea e coerente con gli obiettivi strategici disposti nella legislatura. Il sistema scolastico deve muoversi all'unisono e il Comitato tecnico scientifico è altamente qualificato: c'è una garanzia di corsi di livello. Preme poi evidenziare che i docenti possono partecipare gratuitamente a Didacta (la fiera della scuola), mentre le singole scuole e le reti di istituto anche investono nella formazione".
A livello centrale il ministero è stato piuttosto categorico sugli smartphone, in pratica banditi anche alle superiori. Per Roma gli studenti devono spegnere all'ingresso o consegnare il cellulare. Ferma restando l'autonomia scolastica. In Trentino, però, non si recepisce la disposizione e già da tempo i vari istituti hanno le linee guida. "Crediamo che la sfida sia invece rafforzare l'educazione digitale e il divieto rischia invece di andare nella direzione opposta", prosegue la presidente dell'associazione nazionale presidi del Trentino. "E' un discorso si allarga anche all'equità e alle possibilità di accesso degli strumenti. Si possono responsabilizzare gli studenti e, appunto, puntare sull'uso corretto degli smartphone e della tecnologia".
Ci si confronta anche con l'intelligenza artificiale. "E' un processo in corso e il tema viene affrontato". L'avanzamento tecnologico, infatti, non può essere fermato, si guarda allora all'accompagnamento. L'innovazione non è positiva o negativa, il discrimine è l'uso.
"Serve una formazione, anche per gli studenti così possono avere contezza di come si alimenta, le funzioni e il supporto che può fornire, identificare limiti e confini. C'è un gruppo di lavoro provinciale, che coinvolge Pier Cesare Rivoltella (professore dell’Università Alma Mater Studiorum di Bologna), impegnato sulla predisposizione delle linee guida per il Trentino. Non basta vietare o bandire, anzi si possono valorizzare le potenzialità di questi strumenti e personalizzare i percorsi perché possono essere utili, per esempio anche nell'azione amministrativa".











