Dagli insegnanti appesi alla chiamata unica alle segreterie vacanti, per chi suona la campanella a scuola? "Una quarto dei docenti entra in classe all'ultimo"
Ci si avvia a iniziare l'anno scolastico ma si parte con tante incertezze sul fronte organizzativo e una carenza a praticamente tutti i livelli. La Cisl: "Emergenza sulle materie scientifiche e mancano insegnanti di sostegno". I sindacati chiedono un passo in avanti anche sulla formazione

TRENTO. Un'emergenza educativa e sociale, cioè il disagio giovanile. Il precariato ormai forma di lavoro di base e le tante (troppe) cattedre vuote. Questi solo alcuni dei nodi della scuola con l'avvicinarsi del suono della campanella.
A giugno sono state comunicate 610 cattedre vacanti. A luglio sono ci sono state le assunzioni in ruolo e sono stati assegnati 280 posti a docenti che possono garantire la continuità didattica. Le 330 cattedre non assegnate sono destinate agli insegnanti in attesa che si apra la possibilità di partecipare a un concorso. A questi dati si aggiungono poi gli incarichi scaduti il 30 giugno. Si parla di 800 posti di lavoro da occupare entro il 10 settembre, cioè il giorno dell'inizio delle lezioni.
Molti sono "appesi" alla chiamata unica con tutte le incertezze del caso, trovare un appartamento in primis: da Trento a Riva del Garda, da Rovereto a Cavalese, da Tione e Borgo Valsugana - per rimanere su alcuni istituti superiori - non è proprio la stessa cosa. Un tema è quello dell'abilitazione all'insegnamento. Due le strade maestre: fino a pochi anni fa bisognava superare il concorso (che però deve essere bandito), oggi l'abilitazione è diventata propedeutica per partecipare alle selezioni e si deve partecipare ai corsi (piuttosto costosi) da 30 o 60 crediti sulla base della carriera fino a questo punto percorso. "Lezioni" e quindi esame che si inseriscono in un quadro già denso per i docenti, soprattutto se ancora non si conosce la propria sede. Ma è così che funziona - purtroppo - il sistema.
"Siamo certi che il sistema non riuscirà a coprire tutti i posti entro il 10 settembre", commenta Monica Bolognani, segretaria generale della Cisl Scuola. "Le segreterie scolastiche dovranno iniziare la ricerca di insegnanti attraverso le graduatorie degli istituti scolastici vicini oppure attingere alle Mad (messa a disposizione fuori graduatoria) che molti docenti utilizzano per sperare in un posto di lavoro. I docenti precari (2.000 circa), un quarto dell’organico, mettono piede a scuola il primo giorno di lezione senza aver avuto l’opportunità di presenziare in quei giorni che precedono l’ingresso degli studenti, utilissimi alla preparazione dei percorsi formativi".
Ancora una volta "inascoltata la proposta di poter anticipare la presa in servizio dei precari contestualmente ai colleghi di ruolo per completare così da subito i consigli di classe". A preoccupare poi la cronica mancanza di insegnanti di sostegno: "La scuola trentina ha bisogno di circa 250 docenti di sostegno a tempo pieno. Segnaliamo inoltre la mancanza di docenti stabilizzati nelle materie scientifiche e tecnologiche negli istituti di istruzione superiore. E' previsto un concorso in autunno ma la situazione è allarmante".
Questa la situazione dietro le cattedre ma il sistema scolastico non sembra muoversi benissimo neppure nel "back office". "Ci sono tanti vuoti anche nella parte amministrativa: manca per esempio un centinaio di collaboratori scolastici (coperti 200 dei 300 posti)", aggiunge Bolognani. "Serio e ancora oggi irrisolto è il precariato nelle figure operanti nelle segreterie scolastiche: 79 posti vacanti per gli Assistenti Amministrativi (quasi la metà dell’organico), 132 posti per i Coadiutori Amministrativi (quasi un terzo dell’organico). Questi posti saranno coperti dal precariato perché non è stato istruito nessun concorso per queste figure professionali, temiamo serie difficoltà nell’organizzazione del lavoro in quelle segreterie scolastiche dove la maggior parte del personale sarà precario e con esperienze minime o diverse rispetto al ruolo professionale che andranno a ricoprire".
Secondo il piano triennale di concorsi proposto dall’assessora all’istruzione, Francesca Gerosa, in autunno dovrebbero essere bandite due procedure per le figure di segreteria: Assistenti Amministrativi e Coadiutori Amministrativi. La Cisl Scuola "chiede questi concorsi valorizzino l’esperienza maturata sul campo con continuità. Chiediamo che sia previsto un concorso per gli Assistenti educatori, unica categoria non prevista nel piano triennale delle procedure finalizzate alla stabilizzazione benché sia stato indetto un concorso nel 2023, la graduatoria dei vincitori è praticamente terminata, restano gli idonei".
Sempre in autunno dovrebbe essere poi bandito un concorso per gli insegnanti della Formazione professionale, mentre per i Responsabili amministrativi scolastici (Funzionari delle Segreterie scolastiche) e per gli Assistenti di laboratorio scolastico si dovrà attendere l’autunno del 2026.
Si passa poi alla formazione, oggi gestita soprattutto da Iprase. "Un quasi monopolio. In Trentino viviamo però un paradosso: abbiamo, per esempio, un ente come Erickson, riconosciuto a livello nazionale e internazionale, la cui formazione può essere acquistata dai docenti statali con la 'card docenti' (un budget di 500 euro annui) mentre i docenti trentini la pagano di tasca propria. Si chiede nuovamente all’Amministrazione provinciale di istituire la 'Card docenti' per potenziare l’accesso alla formazione da parte dei docenti e magari del personale tutto".
E dietro i banchi? "C’è ancora molto da fare sulla gestione della complessità, nonostante siano state messe a disposizione 400 ore settimanali da distribuire su tutti gli istituti scolastici mentre è sceso a 23 il numero massimo di studenti per classe negli istituti comprensivi". Il sindacato propone, però, di scendere ulteriormente: massimo 20 studenti per classe, idem nella scuola dell’infanzia (ferma a 24 alunni) e nella secondaria di secondo grado (a quota 25 alunni).
Un'altra nota dolente? L’inclusione degli studenti con Bes, con la penuria di insegnanti di sostegno. "Bene il nuovo concorso sul sostegno e molto positiva l'apertura di un tavolo tecnico in Dipartimento istruzione, nel quale ci si è confrontati sulle reali necessità di organico, sull’organizzazione delle attività e dei carichi di lavoro per evitare il burnout e la fuga dalla professione: dobbiamo rendere l’inclusione una modalità di lavoro stabile e possibile, per favorire la cultura dell’accoglienza", dice Bolognani. "Speriamo quindi che dal confronto si passi a una migliore definizione di queste figure professionali all’interno del contratto. Ricordiamo inoltre la perenne mancanza di insegnanti supplementari (di sostegno) nella Scuola dell’infanzia dei quali l’Università di Trento non si occupa più da anni, giacché non è presente un percorso di specializzazione sul sostegno per loro; quindi, devono recarsi a Verona o a Bressanone".
La richiesta sul tavolo è di attivare un'interlocuzione con l'Università di Trento per l’istruzione di un percorso di specializzazione sul sostegno per l’infanzia. "E' necessario istituire un tavolo tecnico sulle risorse destinate all’intercultura, per coordinare le figure professionali che già operano nella scuola da anni con grandi risultati accanto alle nuove, determinate dall’acquisizione della classe di concorso A023 italiano per stranieri".
E poi c'è la questione del disagio giovanile. "Ricordiamo che la scuola si trova all’interno di una comunità educante di cui fanno parte le famiglie degli studenti e gli studenti stessi, per questo richiamiamo l’importanza di ritrovare forme di collaborazione all’interno della scuola, ciascuno nel rispetto dei propri ruoli, per il successo formativo di studenti e studentesse, affinché siano cittadine e cittadini responsabili, donne e uomini capaci di vivere la propria vita praticando il rispetto e la solidarietà verso gli altri".
Quest’anno è stata istituita la figura del Faber, Facilitatore del benessere e delle relazioni: 66 docenti di 40 istituti di istruzione superiore, inclusi istituti paritari e Centri Istituti provinciali di formazione professionale, riporta il sindacato, hanno svolto un percorso di formazione e dal prossimo anno scolastico dovrebbero entrare in campo con una cassetta degli attrezzi ben fornita. A partire dal prossimo autunno la formazione sarà estesa ai docenti degli istituti comprensivi.
"Si comprende la necessità di intervenire affinché il benessere di studenti e personale scolastico sia tutelato, non comprendiamo però perché non siano state attivate risorse economiche appositamente destinate", dice Bolognani. "Chiediamo che dalla sperimentazione di questa figura si passi alla sua regolamentazione attraverso il contratto, parimenti lo chiediamo per tutte le figure di coordinamento e di riferimento organizzativo, le quali necessitano di norme aggiornate e giusti incentivi. La scuola ha il compito di creare un clima sereno e inclusivo, senza per questo abdicare rispetto alla richiesta di impegno e di effettivo apprendimento, nonché alla rigorosa valutazione degli stessi. La scuola necessita di strumenti e tempi per costruire percorsi formativi anche personalizzati al fine di contenere la dispersione scolastica, favorire il successo formativo, intercettare il disagio giovanile e gestirlo in collaborazione con la rete di specialisti".
Argomento sempre caldo, le retribuzioni e i rinnovi dei contratti dei circa 13 mila lavoratrici e lavoratori del settore. La Giunta provinciale, su proposta del presidente Maurizio Fugatti, ha autorizzato l’erogazione delle risorse stanziate con il recente assestamento di bilancio per gli aumenti retributivi di tutto il personale del comparto pubblico provinciale in generale nel triennio 2025/2027. L’impegno è quantificato in oltre 100 milioni di euro l’anno.
"Certamente un segnale importante che viene accolto con favore e c'è stato il rispetto degli impegni. Ci sono state delle risposte e degli interventi positivi ma il mondo della scuola attende ancora molte azioni, alcune strutturali", conclude Bolognani.











