Dalle cattedre vuote alla denatalità, dalla disconnessione alla carenza di personale, le scuole sul prossimo anno: "Ricostruire l'educazione sull’ascolto e sulla fiducia"
Tante scuole si sono orientate sui progetti finanziati attraverso il Pnrr con un aggravio delle incombenze burocratiche a fronte di un personale ridotto all'osso. Il Liceo Made in Italy stenta a decollare. Un nodo? "Il precaricato è una nota dolentissima". Il punto con Monica Bolognani, segretaria generale della Cisl Scuola

TRENTO. Le lezioni concluse e ultime campanelle che suonano, anche se poi ci sono le sessioni di maturità alle superiori mentre per i bambini e le bambine della scuola dell'infanzia (anche questa estate) ci sono i tempi supplementari con il prolungamento dell'apertura a luglio. Ma è tempo, per il mondo dell'istruzione, di primi bilanci per preparare poi l'anno che verrà.
I nodi? Cattedre scoperte e precariato, il sostegno agli studenti Bes, segretarie scolastiche sempre più ridotte all'osso, una professione sempre più complessa che si confronta con tecnologie e necessità in evoluzione. Da affrontare poi gli impatti della denatalità e questioni più tecniche. Il mondo scolastico si interroga sul futuro, anche organizzativo, dell'immediato futuro.
Ci sono, poi, situazioni da valutare: il sistema 0-6, interessante ma che necessita di un'analisi, il Liceo Made in Italy che stenta a decollare e negli ultimi giorni si trascina una polemica sul Liceo Prati. In quest'ultimo caso la Cisl Scuola non entra nel merito. Ma come sta il sistema scolastico?
"La scuola è abitata da buone intenzioni, da persone che hanno scelto di appartenere a una comunità di cui fa parte tanto con gli studenti quanto con i genitori", dice Monica Bolognani, segretaria generale della Cisl Scuola. "Una comunità educante che dovrebbe collaborare, ciascuno nel rispetto dei propri ruoli, per il successo formativo dei nostri figli e delle nostre figlie affinché siano cittadine e cittadini responsabili, donne e uomini capaci di vivere la propria vita praticando il rispetto e la solidarietà verso gli altri. Le buone intenzioni però necessitano dell’impegno di tutti i soggetti e del superamento del conflitto dentro e fuori la scuola: la narrazione che leggiamo in questi giorni sui giornali ci restituisce una scuola a volte diversa da quel luogo sereno e tutelante che tutti abbiamo nei nostri ricordi, per questo urge ricostruire una relazione educativa che si basi sull’ascolto e sulla fiducia reciproca".
Le buone intenzioni "necessitano di un impegno condiviso ma soprattutto di risorse economiche che si traducono in un organico adeguato alle complessità delle nostre classi che accolgono ragazze e ragazzi bambini e bambine con fragilità importanti, le quali non sempre sono intercettate e accolte in modo repentino e efficace, per la mancanza di una rete ben organizzata, la quale necessità di un’Azienda sanitaria più presente e attiva e di un numero di insegnanti di sostegno e assistenti educatori adeguato".
Oggi si contano circa 140 "cattedre vuote" sul sostegno nei vari gradi, quelle nella scuola primaria non saranno coperte perché manca la graduatoria concorsuale. "Inoltre per tutte le figure che si occupano degli studenti con Bes abbiamo chiesto e ottenuto un tavolo tecnico in Dipartimento istruzione", prosegue Bolognani. "E' stato aperto il confronto sulle reali necessità di organico, sull’organizzazione delle attività e dei carichi di lavoro per evitare situazioni si burnout e fuga dalla professione: vogliamo rendere l’inclusione una modalità di lavoro stabile e possibile, per favorire la cultura dell’accoglienza".
A questo proposito i sindacati hanno chiesto di attivare un tavolo tecnico sulle risorse destinate all’intercultura, "per coordinare le figure professionali che già operano nella scuola da anni con grandi risultati accanto alle nuove, determinate dall’acquisizione della classe di concorso A023 italiano per stranieri. Accanto alle fragilità registriamo una serie di necessità educative alle quali non sempre la scuola è in grado di dare risposta, sovrastata dai progetti, dalle richieste esterne, dalla burocrazia che tolgono respiro alla didattica".
Non c'è solo il lavoro frontale in classe. Tante le incombenze, spesso non visibili, che caricano un docente e il personale scolastico. "Si occupa molto tempo nella gestione della documentazione in piattaforme digitali, incluse le mail, alle quali si è perennemente connessi".
Per questo motivo sono state accolte positivamente le linee provinciali sulla disconnessione messe sul tavolo dall'assessorato guidato da Francesca Gerosa. "Dobbiamo però tenere presente che esistono all'interno della scuola degli organismi di governo dell’autonomia che se usati in modo consapevole e attivo, i docenti stessi possono tracciare dei percorsi interessanti e dei regolamenti efficaci".
Una nota dolentissima e spesso denunciata dalle parti sociali? Il precariato. "Un problema che non è stato affrontato in modo radicale", evidenzia Bolognani. "A oggi abbiamo circa 650 cattedre vacanti, coperte solo parzialmente dai concorsi appena terminati". E si affacciano i primi effetti dell'inverno demografico. "C'è stata una contrazione della popolazione scolastica, a macchia di leopardo, che ha determinato una trentina di docenti perdenti posto, più o meno come l'anno scorso".
Dunque ci sono circa 2.500 docenti che ogni anno a lezioni iniziate entrano a scuola e coprono le cattedre vacanti, quelle a tempo pieno fino al 30 giugno, le supplenze brevi e tutta quella miriade di spezzoni che decorano i tabelloni dei posti in uscita prima della Chiamata Unica, la procedura con la quale si "vince" un posto di lavoro.
"Il precariato non è una triste esclusiva dei docenti, quest’anno è stato indetto un concorso per coprire 384 posti vacanti per i Collaboratori scolatici, figure importanti all’interno della comunità scolastica in quanto presidiano le nostre scuole e spesso hanno una buona parola per le bambine e i bambini, ragazze e ragazzi e aiutano la comunità nell’accoglienza degli studenti e studentesse con disabilità importanti. Attraverso il concorso saranno occupati 300 posti occupati, un concorso che in prima stesura aveva visto l’esclusione di coloro i quali avevano solamente la licenza media ma l’assessora ha accolto la nostra richiesta di inclusione degli stessi".
Il precariato si estende fino alle segreterie scolastiche. "Un problema serio e ancora irrisolto". Ci sono 79 posti vacanti per gli assistenti amministrativi (quasi la metà dell’organico), 132 posti per i Coadiutori amministrativi (quali un terzo dell’organico). "Purtroppo quest’anno non è stato istruito un concorso per queste figure professionali, benché sia previsto per il prossimo anno. La Cisl Scuola ha più volte denunciato la fatica di queste lavoratrici e questi lavoratori che negli anni hanno subito un aumento esponenziale dei carici di lavoro a parità di organico, accanto ai Ras-Responsabile amministrativo. I progetti e i percorsi che i docenti deliberano nei vari organismi sono processati nelle segreterie, oltre a questi si affianca tutta la quotidiana attività di funzionamento della scuola giacché gode di autonomia organizzativa, didattica e finanziaria".
In questi ultimi anni gli istituti hanno cercato di organizzare dei progetti, finanziati attraverso le risorse Pnrr. "Una dinamica che ha appesantito il ritmo scolastico ma ha avuto anche una ricaduta pesantissima sulle segreterie e sugli assistenti di laboratorio di informatica, dato l’aumento delle procedure e dei device, ripetiamo a parità di organico, sul quale qualche timido aggiustamento è stato fatto dall’amministrazione provinciale, ma a nostro avviso non risolutivo", continua Bolognani. "Con il lavoro svolto dal tavolo tecnico sull’efficientamento delle segreterie scolastiche qualche misura per semplificare e alleggerire il lavoro è stata predisposta e altre sono in previsione, ci riserviamo l’opportunità di verificare in seguito la reale efficacia di queste novità".
Le parti sociali restano in attesa dei risultati di alcuni tavoli tecnici, in particolare quello sul Plurlinguismo e sulle Carenze formative, quest’ultimo dovrebbe incidere sulla valutazione del percorso formativo di studentesse e studenti. "Perenne è invece il Tavolo tecnico che riguarda la Formazione professionale, del quale abbiamo qualche risultanza, ma ancora non comprendiamo quale sia il disegno dell’Amministrazione provinciale". La Cisl Scuola ha chiesto poi che si attivi un monitoraggio sulle sperimentazioni in atto del sistema 0/6, arrivato in Trentino in punta di piedi e attenzionato da ben due disegni di legge: Masè e Parolari, "alle quali abbiamo chiesto di considerarci parte attiva e negoziante, al fine di evitare la proliferazione di situazioni prive di norme contrattuali. Su questa partita seguiamo anche il personale dei nidi che si sente isolato e rivendica un contratto di lavoro aggiornato sulle retribuzioni e norme più eque".
Aperte le trattative per il rinnovo del contratto. Ma la Cisl Scuola chiede una revisione. "Creare un 'cappello contrattuale' che racchiuda tutta la normativa relativa alle tutele e ai diritti, con l'obiettivo di permettere l’accesso a questi istituti normativi, in modo paritario, a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori del comparto scuola, scuola dell’infanzia e formazione professionale: siano a tempo indeterminato, determinato dato da un incarico annuale o una somma di incarichi fino alla fine dell’anno scolastico".
In discussione anche la tutela della maternità, permessi retribuiti, disconnessione dal lavoro e dal digitale, tutela delle donne vittime di violenza, prevenzione dello stress lavoro correlato, equa distribuzione dei carichi di lavoro, complessità delle classi, burocratizzazione del lavoro per alcune categorie, utilizzo del buono pasto, conciliazione, sono alcune tra le tematiche ricorrenti sulle quali ci si è confrontati nel corso delle assemblee sindacali che Cisl Scuola ha svolto sul territorio, argomenti quindi portati in Apran.
E infine "abbiamo chiesto di avere il coraggio di ridisegnare le varie figure professionali a oggi 'cristallizzate' in un unico contratto: Ata, Assistenti Educatori, Insegnanti della scuola dell’infanzia e insegnanti della Formazione professionale tra loro non si somigliano affatto nell’organizzazione del lavoro. Quindi tutele e diritti omogenei ma figure professionali nuove e adeguate alla scuola di oggi. Siamo consapevoli che questo lavoro di riscrittura richiederà del tempo e delle risorse economiche, siamo pronti all’impegno", conclude Bolognani.











