''Il fascismo non nasce in un giorno, dunque attenzione alle avvisaglie e all’erosione dei valori democratici'', cento anni fa la ''marcia'' su Trento
Alle 2 del mattino Farinacci ordinava ai 3000 fascisti acquartierati a Trento di schierarsi di fronte al palazzo. Il sindaco Ianeselli: ''Dopo aver occupato Bolzano e averne deposto il sindaco, le camicie nere arrivano in città, circondano il palazzo del Governo in piazza Dante per cacciare Luigi Credaro, commissario civile per la Venezia Tridentina, colpevole tra l’altro di essere troppo rispettoso della minoranza di lingua tedesca''

TRENTO. Cento anni fa un migliaio di fascisti ai comandi di Farinacci, De Stefani, Starace e Giunta occupavano prima la città di Bolzano e poi di Trento.
Lo ricorda il sindaco Ianeselli che spiega: ''4 ottobre 1922. Oggi, cent’anni fa, è il giorno della marcia fascista su Trento. Dopo aver occupato Bolzano e averne deposto il sindaco, le camicie nere arrivano in città, circondano il palazzo del Governo in piazza Dante per cacciare Luigi Credaro, commissario civile per la Venezia Tridentina, colpevole tra l’altro di essere troppo rispettoso della minoranza di lingua tedesca. Infine le squadracce occupano l’Amministrazione provinciale, in spregio all’autonomia locale e in nome degli ideali centralisti, autoritari, violenti ostentati fin da subito dai fascisti''.
''Qualcuno - conclude il sindaco - considera gli assalti compiuti a Bolzano e a Trento (con l’avallo del Governo nazionale) la prova generale della marcia su Roma di fine di ottobre. Certo è che, a cent’anni di distanza, non possiamo dimenticare quei giorni né ignorare la lezione che ci arriva dal passato. La riassumerei così: il fascismo non nasce in un giorno, dunque attenzione alle avvisaglie e all’erosione dei valori democratici, che non sono mai sacrificabili''.
Ma cosa accadde quel 4 ottobre del 1922? Lo ha raccontato splendidamente il ''nostro'' Davide Leveghi nell'articolo “La battaglia è nazionale”, cento anni fa la marcia su Bolzano e Trento (FOTO): fine dei sogni di autonomia e tutela delle minoranze di qualche giorno fa.
Tutto prese avvio il giorno 30 settembre, su ordine esplicito di Mussolini. A partire dal 27, nella città di Bolzano giunsero alla spicciolata diverse squadre fasciste provenienti da Lombardia, Veneto e Trentino. A guidarle alcuni fra i principali ras nazionali, da Roberto Farinacci a Francesco Giunta, da Alberto De Stefani ad Achille Starace, già ri-fondatore del debole e rissoso fascismo trentino (QUI l’articolo). E ancora: Antonio Arrivabene e Italo Bresciani, protagonisti delle violenze nel Mantovano e nel Veronese.

(Volantino distribuito agli squadristi accorsi a Bolzano dal 27 settembre 1922. Il documento è conservato dalla Fondazione Museo storico del Trentino)
Mentre Bolzano si trasformava in teatro di soprusi e angherie contro la popolazione, spronati dall’aggressiva retorica del nazionalista Ettore Tolomei (QUI e QUI degli approfondimenti), nel pomeriggio del 2 ottobre gli squadristi penetravano nel palazzo comunale superando senza problemi lo schieramento di carabinieri e guardie di finanza posto a sua difesa. Il sindaco Perathoner, in virtù di un decreto regio inviato da Roma con urgenza, veniva così deposto.
Ottenuti i risultati sperati a Bolzano, lo stesso destino toccava ora al capoluogo regionale Trento, sede dell’odiato Commissariato civile. Alla luce di quanto avvenuto, il commissario civile Credaro, spaventato dalla concentrazione di camicie nere in città, affidava i poteri per la tutela dell’ordine pubblico all’autorità militare, nello specifico al comandante della 7ª divisione generale Clemente Assum. Il comportamento delle forze di pubblica sicurezza, tuttavia, si sarebbe dimostrato decisivo per le sorti della marcia.

(Volantino distribuito alle camicie nere concentrate in Trento dalla delegazione del Comitato centrale del Pnf. Il documento è conservato dalla Fondazione Museo storico del Trentino)
Lo stesso Assum, infatti, partecipò all’incontro fra Credaro e i capi fascisti Buttafuochi, De Stefani, Farinacci e Starace, organizzato il pomeriggio del 4 ottobre nel palazzo del Commissariato, in Piazza Dante, al seguito del quale la delegazione fascista emetteva un comunicato intimando al commissario civile di dimettersi. Alle 2 del mattino del giorno successivo, Farinacci ordinava ai 3000 fascisti acquartierati a Trento di schierarsi di fronte al palazzo.

Dopo ore di trattative, Credaro abbandonava il palazzo, dirigendosi in treno verso Roma. Ai fascisti si ordinava pertanto di ritornare negli acquartieramenti, l’obiettivo era centrato. Il giorno 10, il Consiglio dei ministri sopprimeva il Commissariato di Trento, sostituendolo con un prefetto. Francesco Salata, reggente dell’Ufficio centrale per le terre redente e anch’egli oggetto delle sfuriate scioviniste di fascisti e nazionalisti, si dimetteva, ponendo fine all’esperienza dell’Ufficio stesso.













