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| 09 ago 2022 | 11:19

Inquinato un rio, acqua contaminata con la presenza di piombo, zinco e cadmio. Sequestrata un'intera discarica

Le indagini hanno permesso di rilevare in questo rio la presenza di metalli pesanti come piombo, zinco e cadmio in misura superiore alle concentrazioni soglia di contaminazione fissate dalla legge. L'impianto non ha la capacità sufficiente a raccogliere tutti i reflui prodotti dalla discarica, una parte dei quali viene abusivamente riversata nel torrente tramite due tubazioni di scarico non autorizzate

BRESCIA. Un'intera discarica sequestrata e si indaga per inquinamento ambientale aggravato.  I Carabinieri Forestali della Stazione di Vobarno, bresciano, stanno dando esecuzione in queste ore ad un’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Brescia con cui viene disposto il sequestro di un’intera discarica autorizzata che si trova nel Comune di Odolo e che occupa una superficie di oltre 15 ettari. Sotto sequestro anche l’impianto di raccolta e trattamento del percolato.

 

La discarica, avviata nel 1988 per lo smaltimento delle scorie prodotte dalle varie acciaierie presenti sul territorio odolese, ospita più di due milioni di tonnellate di rifiuti con i quali è stata completamente colmata la valle dove scorreva il torrente, il Rio Vergomasco, del quale rimane ormai solamente un breve tratto della lunghezza di circa 300 metri.

 

In base a quanto emerso dalle indagini svolte dai militari  della Forestale di Vobarno, coordinati dal Sostituto Procuratore della Repubblica Donato Greco, la società consortile che gestisce il sito di smaltimento dal 2005 non avrebbe rispettato le prescrizioni contenute nel provvedimento amministrativo che ne autorizza l’esercizio, provocando così l’inquinamento delle acque e dei sedimenti del Rio Vergomasco. Proprio in questo rio è stata rilevata la presenza di metalli pesanti come Piombo, Zinco e Cadmio in misura superiore alle concentrazioni soglia di contaminazione fissate dalla legge.

 

L’impianto di trattamento del percolato – che la società avrebbe dovuto dimensionare in modo da garantire la depurazione delle acque di dilavamento dell’intero sito di smaltimento, compresa dunque la porzione realizzata prima del suo subentro – non ha infatti capacità sufficiente a raccogliere tutti i reflui prodotti dalla discarica, una parte dei quali viene dunque abusivamente riversata nel torrente tramite due tubazioni di scarico non autorizzate.

 

Allo stato dei fatti l’amministratore unico della società, nei confronti della quale sono già state avviate le procedure amministrative finalizzate alla bonifica ed al ripristino ambientale, risulta indagato per i reati di inquinamento ambientale aggravato e scarico non autorizzato di acque reflue industriali contenenti sostanze pericolose, per i quali – se l’ipotesi accusatoria verrà confermata – rischia la pena della reclusione da due a sei anni nonché della multa fino a 100 mila euro.

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