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Morta l'orsa F43, il Wwf: ''Era confidente a causa dell'uomo. Vittima del dualismo trentino: il desiderio di esprimere senza limiti l'ambiente e l'antropizzazione''

Il Wwf del Trentino chiede agli amministratori di "riprendere quel coraggio che aveva caratterizzato le prime fasi del progetto Life Ursus, per ritessere quella trama di dialogo e relazioni che negli ultimi anni è drammaticamente venuta a mancare nella comunicazione e nella risoluzione dei conflitti, progressivamente in aumento in un panorama sempre più polarizzato"

Di G.Fin - 07 settembre 2022 - 13:19

TRENTO. “L'orsa F43 è una vittima della ormai radicale incapacità del Trentino di risolvere il proprio dualismo, spaccato tra il desiderio di espressione senza limiti della sua naturalità e un ambiente tra i più antropizzati di tutte le Alpi”. Queste le parole usate dal Wwf Trentino in merito alla morte della giovane orsa avvenuta nella notte tra lunedì e martedì durante le fasi di cattura per la sostituzione del radiocollare.

 

Una morte tragica, ma dettata da una fatalità – viene spiegato dal Wwf - in questi anni i tecnici, pur nei loro umani limiti, hanno infatti garantito la continuità di un progetto di successo che ha portato ad oggi la popolazione trentina di orsi ad una incredibile vitalità. Vitalità che non si è materializzata costruendosi solo sulle competenze degli specialisti, ma anche sull'amore e la passione per una specie la cui sopravvivenza appare minacciata da dinamiche molto più concrete di qualsiasi complottismo”.

 

Il successo di un progetto, viene spiegato dal Wwf, che però nel corso degli anni si è incrinato dalla radicata convinzione che non debba avvenire nessun cambiamento nel nostro modo di agire e pensare il territorio.

 

“Un modo di pensare pigro – spiega l'associazione - che si manifesta a tutti i livelli: dall'enorme tema del cambiamento climatico (e quindi dall'illusione che la sopravvivenza della nostra specie così come la conosciamo possa evitare di passare da una drastica rimodulazione del nostro stile di vita, dall'alimentazione al consumo dell'energia) fino alla convivenza con i grandi carnivori, nonostante in moltissimi casi gli interessi nostri e delle specie selvatiche coincidano molto più spesso di quanto ci aspettiamo”.

F43 era da lungo tempo monitorata perché divenuta confidente, “a causa nostra, quando avremmo potuto evitarlo” continua il Wwf. “Ma chi decide come informarci della necessità di prestare più attenzione a come agiamo? È una precisa scelta dare ingenuamente (?) per scontato che la presenza di questi animali non debba implicare un cambiamento nelle nostre abitudini. Ed è una scelta politica smettere di comunicarlo, chiudendo un dialogo che il Trentino sembra aver profondamente scordato come istituire. Che si tratti di orsi, di cervi, di corsi d'acqua, di risorse energetiche o di grandi opere c'è bisogno di uno scambio con i cittadini e non solo attraverso alcuni rappresentanti”.

Esiste quindi la necessità da parte del Trentino di decidere che cosa fare su quella che il Wwf definisce “sua passività”, a rischio che questo modello, questa inconsapevolezza nell'applicare la convivenza, si riversi non solo sull'orso, ma su tutto quello ritenuto problematico o difficile da accettare.

 

“Ma quel Trentino siamo anche noi. Che dobbiamo decidere – conclude il Wwf - di far decidere i nostri amministratori a riprendere quel coraggio che aveva caratterizzato le prime fasi del progetto Life Ursus, per ritessere quella trama di dialogo e relazioni che negli ultimi anni è drammaticamente venuta a mancare nella comunicazione e nella risoluzione dei conflitti, progressivamente in aumento in un panorama sempre più polarizzato”.

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