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| 08 apr 2023 | 17:33

Tragedia di Caldes, Legambiente: “La sfida è migliorare la gestione e la convivenza con l'orso per evitare una caccia alle streghe”

Dopo la tragica morte del 26enne Andrea Papi l'associazione ambientalista interviene con una lunga nota nella quale si sottolinea la mancanza, negli ultimi 10-15 anni di “una campagna di comunicazione e informazione che potesse aiutare a costruire una convivenza e a gestire le situazioni problematiche in Trentino”. Una strada alla quale si è preferito invece “costruire un clima di allarme e contrapposizione”

Tragedia di Caldes, Legambiente: “La sfida è migliorare la gestione e la convivenza con l'orso per evitare una caccia alle

TRENTO. Morte di Andrea Papi, Legambiente lancia un appello al Ministero: “Istituire in tempi rapidi un tavolo tecnico e di confronto con Regioni, aree protette e associazioni, perché la grande sfida da affrontare è il miglioramento della gestione e la convivenza con l'orso, e lo si può fare solo insieme con il supporto della scienza e coinvolgendo in uno step successivo anche le comunità locali”. Dopo la tragica aggressione al 26enne nei boschi di Caldes (Qui Articolo), il responsabile nazionale aree protette e biodiversità di Legambiente Antonio Nicoletti ed il presidente della sezione trentina Andrea Pugliese parlano di un fatto preoccupante, esprimendo vicinanza “alla famiglia del giovane e alla comunità locale trentina”.

“E' chiaro – dicono – che il destino di questo orso sia ormai segnato, così come è evidente che in Trentino Alto-Adige ci sia un problema di gestione di questi plantigradi e di convivenza con la comunità locale. Nel caso di orsi problematici o eccessivamente confidenti, il Pacobace (il Piano d’azione interregionale per la tutela dell’orso bruno sulle alpi centro-orientali) prevede infatti due soluzioni estreme: la prima, indicata con la lettera J, prevede la cattura e la detenzione permanente, la seconda opzione, indicata con la lettera K, prevede l’abbattimento dell’orso (Qui Articolo). Scelta quest’ultima che sarà adottata per questo orso in linea con quanto previsto dal Pacobace”. Proprio per questi motivi l'associazione ha deciso di lanciare un appello alle autorità nazionali per l'istituzione di un tavolo di confronto: “Solo così si potrà evitare che si dia il via – scrivono Nicoletti e Pugliese – ad una nuova caccia alle streghe che abbia per protagonista l'orso, rischiando di far crescere e aumentare la paura nelle comunità locali e tra i turisti”.

 

Nel frattempo, proprio nelle ultime ore, il presidente della Provincia autonoma di Trento ha firmato l'ordinanza per abbattere l'orso che ha aggredito e ucciso Papi nei boschi di Caldes (Qui Articolo), dopo aver annunciato la volontà delle autorità provinciali di procedere all'abbattimento di altri 3 orsi considerati problematici (JJ4, Mj5 e M62) e di rivedere profondamente il progetto Life Ursus per dimezzare in sostanza il numero di plantigradi presenti in Trentino (da un centinaio a circa 50).

 

A livello numerico, sottolinea Legambiente: “Questo sarebbe il primo caso nel nostro Paese negli ultimi 150 anni di un'aggressione di un orso che provoca una vittima, a fronte di 7 aggressioni ufficialmente registrate nell'area alpina italiana negli ultimi anni e qualche decina di contatti diretti tra il plantigrado e l'uomo. La tragicità dell'evento ed il dolore del momento non devono far dimenticare i rischi insiti nella natura e negli animali che la frequentano e al tempo stesso è importante aspettare gli esiti della relazione ufficiale di Ispra, che chiarirà la dinamica dei fatti per prendere le decisioni più appropriate”.

 

Parlando proprio del progetto Life Ursus (e delle affermazioni di Fugatti) l'associazione ricorda che comunque il progetto “che ha previsto la reintroduzione dell'orso bruno nelle aree del Brenta, dove era in via di estinzione, è stata un'iniziativa importante dal punto di vista ecologico, riportando una specie iconica sulle Alpi Centrali, e ha avuto anche importanti ricadute sull'immagine del territorio. Sicuramente quanto accaduto in Trentino apre anche una riflessione sul futuro del progetto in questione, che però non deve essere sminuito”. Al presidente della Pat Legambiente poi sottolinea che “quello che è mancato in Trentino Alto Adige negli ultimi 10-15 anni è una campagna di comunicazione e informazione che potesse aiutare a costruire una convivenza e a gestire situazioni problematiche, si è preferito invece costruire un clima di allarme e contrapposizione”.

 

“Il programma finanziario Life della Commissione Europea in questi 30 anni – aggiunge Nicoletti - ha rappresentato e rappresenta un importante strumento nella valorizzazione della natura e della biodiversità utilizzato sia in Europa sia in Italia. Esempi emblematici arrivano proprio dall’Italia, culla di diversi casi di successo di progetti Life Natura che si sono distinti per aver migliorato e ripristinato lo stato di conservazione di diverse tipologie di habitat, dalle Alpi agli Appennini”.

Nel report “Biodiversità a rischio 2022”, Legambiente ricorda che “dal 1992 grazie al Programma Life ad oggi sono stati cofinanziati in Europa oltre 5.000 progetti che hanno mobilitato 12 miliardi di euro di investimenti di cui 5,6 miliardi di euro stanziati dalla Commissione europea a titolo di cofinanziamento. L’Italia ha raggiunto un primato, sia in termini di cofinanziamenti ottenuti sia di progetti finanziati. Tra il 1992 e il 2020, sono stati finanziati più di 970 progetti determinando un investimento complessivo di oltre 1,7 miliardi di euro, di cui circa 850 milioni di euro stanziati dalla Commissione europea a titolo di cofinanziamento”.

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