Morte di Andrea Papi, l'intervento di De Godenz: ''Si è passata la linea, stabiliamo un numero di orsi da abbattere durante l’anno''
Per il consigliere provinciale bisogna “intervenire prima che le attività tradizionali dei nostri monti vengano completamente snaturare e abbandonate". Ad esempio spiega "potrebbe essere utile cominciare - e a mio avviso è la strada migliore - a gestire il problema dei grandi carnivori come si fa già per gli ungulati, ovvero stabilire un numero massimo e minimo di capi da abbattere durante l’anno”

TRENTO. “Quanto avvenuto ieri pomeriggio nel bosco di Caldes e più precisamente nella zona di Cavizzana richiede, come sostengo da sempre, un intervento risolutivo, credo sia necessario, data la gravità della situazione, fare un pensiero riguardo alla gestione dei grandi carnivori nella nostra Provincia”. Queste le parole che sono arrivate dal consigliere provinciale Pietro De Godenz dopo la tragedia avvenuta nelle scorse ore a Caldes dove è stato trovato senza vita il 25enne runner Andrea Papi. (QUI L'ARTICOLO)
Il giovane sarebbe stato aggredito da un animale selvatico e si stanno attendendo le risposte dai rilievi fatti dalle forze dell'ordine. Il timore è che si tratti di un'aggressione mortale fatta da un'orso visto la zona dove è avvenuto il terribile episodio.
La vicenda scuote tutta la comunità e l'intero Trentino. “Quanto avvenuto – spiega Degodenz - rappresenta però il passaggio di una linea che richiede una nuova attenzione e una diversità d’azione e soprattutto soluzioni durature e definitive. Risulta evidente come in questo modo non è possibile andare avanti in quanto il numero di orsi in Trentino sia ormai ben al di sopra di una gestibilità tranquilla”.
L'auspicio del consigliere è quello che sia messo in campo con decisione un intervento “per ridare a tutti la possibilità di rivivere la montagna senza che le nostre cittadine e i nostri cittadini – spiega - abbiano paura di usufruire del grande patrimonio che abbiamo in Trentino, sia che vi ci si rechi per lavoro che per turismo”.
Bisogna avere il coraggio, spiega sempre il consigliere “di intervenire prima che le attività tradizionali dei nostri monti vengano completamente snaturare e abbandonate a se stesse come hanno fatto anche nella vicina Slovenia. Ad esempio, potrebbe essere utile cominciare - e a mio avviso è la strada migliore - a gestire il problema dei grandi carnivori come si fa già per gli ungulati, ovvero stabilire un numero massimo e minimo di capi da abbattere durante l’anno”.
E il consigliere aggiunge: “Come amministratori pubblici abbiamo l’obbligo di garantire una corretta e pronta gestione di questa emergenza che ormai non è più procrastinabile. Voglio esprimere la mia vicinanza a coloro che ora devono essere pronti a prendere anche scelte impopolari affrontando la problematica alla radice e restituendo ai cittadini la sicurezza e la possibilità di praticare i nostri boschi”.
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