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Oltre 4.400 donne accolte dal 2002, il Centro antiviolenza compie 20 anni: "Nell'83% dei casi, dopo la denuncia, non sono stati attivati provvedimenti di tutela"

Il Centro in via Dogana 1 ha iniziato ad accogliere le vittime di violenza dai primi anni 2000, partendo da 92 arrivando a 335 nel 2021. Sono 17.812 i colloqui registrati. Bastarelli: "E' sempre più un crescendo di utenti che si rivolgono a noi. Nell'84% dei casi si tratta di violenza tra le mura domestiche per mano del partner o ex, nella fascia tra i 30 e i 50 anni"

Di Francesca Cristoforetti - 02 December 2022 - 15:54

TRENTO. Compie vent'anni il Centro antiviolenza di Trento in via Dogana 1: in totale sono 4.451 le donne vittime di violenza accolte dal 2002, partendo da 92 arrivando a 335 nel 2021. "E' sempre più un crescendo di utenti che si rivolgono a noi - spiega la dottoressa Barbara Bastarelli - : nell'84% dei casi si tratta di violenza tra le mura domestiche per mano del partner o ex partner, nella fascia tra i 30 e i 50 anni. Quasi tutte donne italiane, solo il 24% circa sono 'migranti' (residenti in Trentino ma di origine straniera)". Un fenomeno quindi ancora in aumento, come era stato già riportato dai numeri trentini raccolti della Pat, e presentati in occasione del 25 novembre, "Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne" (Qui l'articolo).

 

I dati forniti sono stati presentati oggi, 02 dicembre, in conferenza stampa a Palazzo Geremia. Soltanto ieri l'ultimo terribile episodio, un tentato femminicidio a Borgo d'Anaunia, in Val di Non. "Il caso di ieri ci riporta alla realtà dei fatti - dichiara l'assessora provinciale alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia Stefania Segnana -. E' necessario il supporto ed essere vicino alle donne in difficoltà e ai loro figli, tanti che assistono alla violenza con tutte le conseguenze. Un legame di sottomissione non è amore, che sia violenza fisica o psicologica".

 

"Vent'anni fa, nel dicembre 2022, la nostra associazione, il Coordinamento Donne di Trento, ora Coordinamento Donne Onlus- aggiunge la presidente Laura Runggatscher -, nato nel 1983 come espressione organizzata del Movimento delle donne, costituitosi poi in associazione nel 1989 ha inaugurato a Trento il Centro antiviolenza con finanziamento della Pat". Due decenni di lavoro, "con e per le donne ed è a loro - dice la presidente -, a tutte quelle forti e coraggiose che in questi anni si sono rivolte a noi in cerca di sostegno che vogliamo dedicare questo incontro. Auspichiamo ardentemente che il nostro e tutti i centri antiviolenza diventino un triste ricordo nella vita delle donne e di tutta l'umanità".

 

Qualche numero del centro dalla sua apertura: 17.812 colloqui in totale, 1.081 conoscenti e famigliari accolti, e 2.883 operatori e operatrici e professionisti contattati. "Sia le donne vittime che gli uomini autori delle violenze sono prevalentemente cittadini italiani - continua Bastarelli -. Separazioni, divorzi o la  fine della relazione non garantiscono la fine certa dei comportamenti violenti. Il dato, 21%, che indica come autori gli ex partners ci permette di identificare il momento dell'allontanamento della donna come una situazione a rischio".

 

Dietro ogni numero però si cela una difficile storia di sofferenza. Il centro da sempre si pone come l'obiettivo offrire un supporto concreto: gratuità, riservatezza, anonimato e un personale al femminile sono le caratteristiche che contraddistinguono la struttura. "Accompagniamo la donna in diverse fasi, senza stigma e giudizio", prosegue Bastarelli. "La nostra città ha fatto tanti record - aggiunge anche il sindaco di Trento Franco Ianeselli -, sarebbe bello poter dire di aver numeri azzerati su questo fronte. Complessivamente il nostro Paese non ha raggiunto quell'obiettivo. C'è un problema del maschile, a monte c'è una questione culturale: un giustificazionismo latente, oltre che un problema di educazione".

 

Per quanto riguarda l'età nel corso del tempo le fasce più rappresentative (31-40 e 41-50) mostrano "chiaramente i tentativi delle donne di cambiare in autonomia la loro condizione prima di rivolgersi al centro", sostiene Bastarelli. Le rappresentanti del centro ricordano inoltre che "l'alta scolarità non mette al riparo dall'essere potenziali vittime e non garantisce l'estraneità degli autori da questo tipo di reati". Il fenomeno sociale della violenza maschile sulle donne è trasversale a tutte le fasce sociali ed economiche.

 

Quali sono i tipi di violenza maggiormente riscontrati? "Quella psicologica è riportata dal 92% delle donne (3.819 su 4.151) e plasma la quasi totalità delle tipologie di violenza. Il corpo e la vita della donna come proprietà maschile".

 

Sotto il profilo delle denunce, statisticamente "più è stretto il legame con l'autore del reato, minore è la tendenza alla denuncia", riportano i dati forniti dal centro. Il 75% delle vittime non è disposto a denunciare (3.113), a fronte di un 25% per il sì (1.038). In questo caso gioca un ruolo fondamentale la fiducia nelle istituzioni e nelle forze dell'ordine. Secondo i numeri a partire dal 2013 delle 1.038 donne che hanno sporto denuncia o querela per maltrattamenti, "nell'83% dei casi non è stato attivato nessun provvedimento di tutela".

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