Rassegnato e in cerca di una via di fuga: l'identikit del medico trentino. I dati: "Solo il 26,6% resterebbe nel pubblico". Manica: "Segnana? Assente da 4 anni"
Dall'indagine di Cimo-Fesmed risulta che in Provincia autonoma di Trento il 69% dei medici ospedalieri vorrebbe continuare a fare il proprio lavoro, ma ben il 17,5% andrebbe a lavorare nel privato. Il 63% lavora fino a 48 ore. Brugnara: "La Provincia ha registrato un quadro anche peggiore rispetto alla media nazionale". L'interrogazione di Manica: "Cosa ha fatto la Giunta per scongiurare questa grave situazione?"

TRENTO. Stanco, rassegnato e in cerca di una via di fuga: è questo l'identikit del medico ospedaliero trentino. Non solo, il 69% di loro vorrebbe continuare a fare il medico ma solo il 26,6% resterebbe nel pubblico. Questi sono solo alcuni dei dati emersi dall'indagine promossa dalla Federazione Cimo-Fesmed su tutto il territorio nazionale, pubblicata a gennaio 2022. Una situazione quindi quella della Provincia di Trento che non si discosta dal quadro italiano, dove il 72% dei medici ospedalieri vorrebbe lasciare il pubblico.
"Trentino, terra di autonomia e delle ‘condizioni contrattuali economiche e normative migliori’ - commenta Sonia Brugnara, oncologa e segretaria del Cimo - almeno così dovrebbe essere; ma è emerso, dal sondaggio sul benessere lavorativo che la provincia che rappresento ha registrato un quadro a tratti anche peggiore rispetto alla media nazionale".
Nel sondaggio svolto su un campione di 4.258 medici ospedalieri, secondo Quotidiano sanità, la Provincia Autonoma di Trento ha avuto fra i rispondenti il numero più alto rispetto alle altre regioni d’Italia. I dati parlano chiaro: sul territorio ben il 17,5% andrebbe a lavorare nel privato, il 29,3% vorrebbe anticipare il pensionamento e il 18,6% emigrerebbe all'estero.
"I risultati del sondaggio – prosegue Brugnara – rilevano un diffuso disagio in un ambiente lavorativo difficile. Non volere più svolgere il lavoro del medico ospedaliero, non avere aspettative di carriera e volere andare in quiescenza il prima possibile, sono tutti segnali di un forte disagio che la categoria dei medici sta vivendo e non dobbiamo necessariamente dire che è sempre colpa dell’emergenza sanitaria".
Per quanto riguarda le ore di lavoro settimanali, i medici che lavorano fino a 38 ore, come stabilito da contratto, sono solo il 9,1%. Fino a 48 ore la quota arriva addirittura il 63%. Oltre le 48 ore, non considerato conforme alla normativa europea, sono il 27,9%.
Il 56,5% dei medici ha in arretrato tra gli 11 e i 50 giorni di ferie, il 10,4% tra i 51 e i 100 giorni e il 5,2% più di 100. Il 70,8% del tempo è occupato nella compilazione di atti amministrativi e solo un 35,7% nell'ascolto del paziente e atto medico.
"Poiché una buona amministrazione non può improvvisare e affidarsi agli oroscopi – conclude il segretario Brugnara - è necessario affrontare alla radice i nodi che la pandemia ha fatto venire al pettine in ordine alla carenza e un disagio lavorativo che da molto tempo avevamo evidenziato in tutte le sedi disponibili, addirittura prima dell’arrivo del Covid. Questi numeri manifestano un sintomo di forte disagio e le istituzioni, se veramente vogliono salvare il salvabile, dovranno intervenire ora e subito con politiche a sostegno dei medici ascoltando le organizzazioni sindacali, piuttosto, come spesso accade, di farci intervenire a cose già decise".
La pandemia ha acuito una situazione già difficile. Secondo il sondaggio il 59% reputa "alto" il livello di stress psicofisico vissuto, il 55,2% stima "alto" il rischio professionale corso negli ultimi due anni e il 50,7% ritiene di aver messo a repentaglio la sicurezza della propria famiglia.
Sulla base di questi dati anche il consigliere del Pd Alessio Manica ha presentato un'interrogazione, facendo riferimento alla preoccupante situazione del servizio sanitario trentino e alla diffusa carenza di personale a tutti i livelli (Qui l'articolo). Non manca infatti anche in questo caso l'esempio emblematico del pronto soccorso e alle minacce dei medici sulla possibilità di dimettersi in blocco.
"Cosa ha fatto la Giunta per scongiurare la grave situazione della sanità trentina? - accusa Manica - l’assessora Segnana, da quattro anni grande assente soprattutto per quanto concerne il governo della sanità trentina, continua a prospettare importanti scelte per risolvere al più presto una situazione che se si è certo aggravata con la pandemia Covid-19 non era rosea nemmeno prima. Si poteva comunque prevedere un progressivo peggioramento. Sono però quattro anni che l’assessora ha la responsabilità e ciò nonostante siamo ancora ai 'vedremo', 'faremo', 'risolveremo'. Peccato che l’urgenza sia oggi, non domani".














