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Reperto romano d'epoca imperiale emerge dalle acque del fiume (VIDEO): era parte di un antico ponte sull'Isonzo

Le operazioni di recupero del reperto, una grossa pietra con alcune incisioni latine, sono state portate avanti negli scorsi giorni dai vigili del fuoco del Friuli Venezia Giulia, su richiesta della Soprintendenza archeologica belle arti e paesaggio

Di Filippo Schwachtje - 09 June 2022 - 11:50

GORIZIA. Dall'Isonzo emerge un reperto romano d'epoca imperiale, parte un tempo di un antico ponte sul fiume: la pietra, con alcune incisioni latine, è stata recuperata dalle acque dai vigili del fuoco e trasportata in seguito al Museo di documentazione della civiltà contadina friulana di Farra d'Isonzo per essere esaminato e studiato in vista di una futura fruizione da parte del pubblico.

L'elemento lapideo, recuperato negli scorsi giorni, è riconducibile al cosiddetto Ponte della Mainizza, che sorgeva nei pressi del ritrovamento in epoca imperiale. Si tratta del ponte che attraversala l'Aesontium e che faceva parte della strada romana che collegava Aquileia ad Aemona, l'odierna Lubiana, ed oltre verso il Danubio.

 

La struttura, spiegano gli esperti, era già stata identificata nel secolo scorso e in passato l'Isonzo aveva già restituito a più riprese alcuni dei materiali utilizzati. A quanto pare infatti il Ponte della Mainizza è stato più volte distrutto e ricostruito, anche con il riutilizzo di blocchi decorati o iscritti (come in questo caso) e parte di monumenti che sorgevano lungo la strada.


Il prezioso reperto, come detto, riporta un'epigrafe frammentaria in lingua latina ed è stato “imbragato” dai sommozzatori del Nucleo di soccorso subacqueo e acquatico di Trieste per poi esser recuperato tramite un escavatore cingolato in dotazione al Gruppo operativo speciale del comando dei vigili del fuoco di Udine.

 

Il reperto è poi stato portato a riva e successivamente al museo di Farra d'Isonzo, con è stato scaricato con l'ausilio di una gru. Alle operazioni di recupero hanno collaborato i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Udine e delle locali stazioni di Gradisca e Savogna e personale del Comune di Farra, senza dimenticare la disponibilità del personale del Servizio difesa suolo regionale, dell’Ente tutela patrimonio ittico, del Comune di Savogna e di specialisti dell’Università di Udine.

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