Richiedenti asilo minacciati e allontanati dal riparo di fortuna, ma è giallo su chi ha effettuato lo sgombero. Gli attivisti: “Procedure illegali”
Carabinieri, polizia e vigili urbani sostengono di non aver effettuato lo sgombero ma nella notte qualcuno ha allontanato i richiedenti asilo che avevano costruito un riparo di fortuna sotto un ponte. Gli attivisti dell’Assemblea antirazzista: “Sono stati minacciati, in Trentino continue violazioni dei diritti dei migranti”

TRENTO. Erano una ventina di ragazzi che si erano accampati nella zona del quartiere delle Albere a Trento. Stavano aspettando di poter formalizzare la domanda di protezione internazionale per entrare nel sistema d’accoglienza trentino, lo stesso che impone lunghe procedure anche per accedere ai dormitori che comunque sono quasi sempre pieni. Per questo erano costretti a vivere sotto un ponte dove avevano costruito un riparo di fortuna per proteggersi.
Nella notte tra il 31 luglio e l’1 agosto i giovani migranti sono stati sgomberati, hanno dovuto raccogliere quel poco che avevano e cercare un nuovo rifugio. Ora sotto il ponte nel quartiere delle Albere non restano neanche le tracce del piccolo accampamento. Secondo gli attivisti dell’Assemblea antirazzista di Trento, che hanno raccolto le testimonianze dei richiedenti asilo, lo sgombero sarebbe stato effettuato da alcuni agenti: “I ragazzi ci hanno detto di aver ricevuto minacce con l’avvertimento che qualora fossero rimasti in zona ci sarebbero state delle gravi conseguenze, così si sono spostati in un’altra parte della città”.
Qui però si apre un mistero. Infatti a nessuna delle forze dell’ordine risultano interventi in zona. Il Dolomiti ha verificato tramite fonti ufficiali e sia la polizia che i carabinieri sostengono di non essere intervenuti, mentre dal Comune fanno sapere che neppure la polizia locale ha effettuato sgomberi. Qualcuno però deve essere intervenuto perché i migranti non avrebbero avuto motivo di allontanarsi, inoltre secondo le testimonianze a intimare ai ragazzi di andarsene sarebbero stati degli uomini in divisa. Inoltre non è la prima volta che dei migranti vengono allontanati dai loro bivacchi.
In quest’ultimo caso l’attenzione su queste persone era stata sollevata da alcuni esponenti di Fratelli d’Italia che parlando di una “deduzione logica e condivisibile” avevano associato la presenza dei senza dimora a quella dei topi. “Lo sgombero – confermano gli attivisti – avviene pochi giorni dopo la becera denuncia con toni razzisti e classisti di Fratelli d’Italia che ha accusato le persone illegittimamente non accolte di aver portato i topi lungo le sponde dell’Adigetto”.
L’assemblea antirazzista comunque punta il dito le procedure farraginose che talvolta sarebbero rese volutamente complicate. “Queste persone sono costrette a dormire in ripari di fortuna perché non ci sono posti nei dormitori per richiedenti asilo e soprattutto perché non sono potute entrare nel sistema di accoglienza trentino. Come abbiamo già ampiamente denunciato questa situazione è frutto di una violazione della normativa che ha precise responsabilità”.
Gli attivisti parlano apertamente di “continue violazioni dei diritti dei richiedenti asilo e prassi del tutto illegittime e arbitrarie”. Per esempio i giovani sgomberati hanno riferito di aver presentato la richiesta di protezione internazionale ma di aver ricevuto l’appuntamento in Questura solo tra fine settembre e ottobre, mentre le norme specificano che questo appuntamento dovrebbe essere dato entro pochi giorni.
“Commissariato del Governo, Provincia di Trento e Questura si spartiscono le responsabilità in egual misura agendo in modo del tutto illegale – accusano gli attivisti – le persone sgomberate devono essere accolte, non sarà spostandole in luoghi più distanti dal centro città che si risolverà la questione. Le istituzioni devono rispettare la normativa e se necessario aumentare i posti letto, ripristinando il diritto di asilo e il diritto all’accoglienza che non possono essere rispettati solo per le persone in fuga dall’Ucraina”.














