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| 05 gen 2022 | 05:01

Sara Pedri, il dramma nei messaggi e la frase shock: ''Sono un morto che cammina. Questa volta non ce la farò''. La perizia dell'esperta: ''Come un agnello in mezzo ai lupi''

Nei giorni scorsi è stata depositata in Procura a Trento la perizia di parte della dottoressa Gabriella Marano, psicologa clinica e forense, che ha redatto un'autopsia psicologica su Sara Pedri, la giovane ginecologa scomparsa lo scorso anno in Trentino. Spiega: "Tra gli episodi psicologicamente più devastanti lo schiaffo sulle mani e l'allontanamento dalla sala operatoria''

Sara Pedri, il dramma nei messaggi e la frase shock: Sono un morto che cammina

TRENTO. “Sara non era più felice di vivere, era in preda ad un vero e proprio tormento devastante per il suo quadro psicologico”. Sono queste le parole della dottoressa Gabriella Marano, psicologa clinica e forense,  che ha redatto un'autopsia psicologica su Sara Pedri, la giovane ginecologa scomparsa lo scorso anno in Trentino. 

 

Si tratta di uno strumento clinico investigativo per ricostruire il profilo che, in questo caso, riguarda una persona scomparsa. Una perizia di parte richiesta dalla famiglia Pedri e che nei giorni scorsi è stata depositata in Procura a Trento. Un'analisi minuziosa, di fondamentale importanza, che ricostruisce chi era Sara Pedri e cosa ha provato negli ultimi terribili mesi prima della scomparsa.

 

“Si è ritrovata come un agnello in mezzo ai lupi, ed ha finito per essere sbranata dalla violenza di chi si è avventato contro di lei” viene spiegato dall'esperta in uno dei passaggi della relazione.  “E' stata analizzata una mole imponente di messaggistica – spiega la dottoressa Marano – sono oltre 20 mila pagine di messaggi che coprono gli ultimi 3 anni della vita di Sara e non solo l'ultimo periodo relativo a Trento. Questo ci ha permesso di analizzare chi era Sara prima dell'arrivo in Trentino e come poi è diventata”. 

 

Chiaramente non è stata analizzata solo la messaggistica, che rimane “il super testimone” di questa vicenda perché è proprio Sara a parlare, ma sono state sentite più di 15 persone che hanno vissuto con lei varie fasi della vita a partire dall'adolescenza al periodo universitario.

 

Ne esce, nell'ultimo periodo, una situazione davvero drammatica.  “Il cambiamento di Sara – spiega la psicologa – lo registriamo appena dopo l'arrivo a Trento. Si vede chiaramente che qui trova un ambiente lavorativo esplosivo e  lo si vede dal tenore dei messaggi che dimostrano l'inizio di un vero e proprio calvario”.  

 

Sara Pedri, secondo le analisi fatte per la perizia di autopsia psicologica, è stata vittima infatti di mobbing, nella sua variante del 'quick mobbing', ovvero di comportamenti vessatori frequenti e costanti, posti in essere con lo scopo e l’effetto di violare la sua dignità di donna e lavoratrice, e di creare, intorno a lei, un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante ed offensivo, che ha minato, data l’eccezionalità e la violenza della portata, il suo equilibrio in poco più di 3 mesi, generando in lei un vero e proprio disturbo: Disturbo Post Traumatico da Stress, con sintomi ricorrenti riconducibili anche al criterio della depersonalizzazione.  Nella relazione viene riportato anche uno degli ultimi messaggi della dottoressa "Sono un morto che cammina. Questa volta non ce la farò''.

 

Sara si era chiusa in se stessa – spiega la dottoressa Marano -  era andata in isolamento, aveva anche cambiato il tono della voce e questi sono solo alcuni dei sintomi fra quelli che abbiamo trovato nell'analizzare la sua situazione e derivanti da un evento di grande impatto emotivo”. 

 

In questa situazione pesantissima sono due gli eventi devastanti per Sara e che risultano esserlo anche dal quadro psicologico ricostruito dall'esperta. “Sicuramente – spiega la psicologa clinica e forense – abbiamo il momento in cui Sara venne allontanata dalla sala operatoria e nello stesso momento ricevette uno schiaffo sulle mani. Una umiliazione, una situazione psicologicamente devastante, un incubo che le ritornava di notte”. Vi è poi l'episodio di quanto Sara fu costretta un pomeriggio a rimanere chiusa da sola in una stanza dell'ospedale. “Costretta senza alcun motivo a rimanere in attesa fino alle 8 di sera” spiega la dottoressa Marano. 

 

Dall’analisi del computer della ginecologa, la psicologa della famiglia Pedri, ha potuto constatare che “ la ragazza la mattina presto del giorno in cui è scomparsa, il 4 marzo, alle ore 6.16, ha effettuato le seguenti ricerche: ponte Santa Giustina, ponte lago Santa Giustina, lago Santa Giustina. Ha inoltre ha visualizzato: Ponte del Castellaz, e ha visitato: 4 ponti sommersi in Val di Non che dovresti conoscere. E la sua autovettura è stata rinvenuta proprio in prossimità del Ponte di Mostizzolo, al confine tra i comuni di Cles e di Cis, che sovrasta il torrente Noce. Una zona, questa, conosciuta purtroppo per i suicidi. 

 

Quell’ambiente di lavoro malsano, per la consulente di parte, aveva indotto Sara “a vivere un dolore estremo che, nella sua mente, era diventato intollerabile, insopportabile, inaccettabile. Tanto che la morte è diventata per lei sollievo e serenità”. 

 

“In uno dei suoi ultimi messaggi – conclude l'esperta - la ragazza ha scritto al papà: 'Chiedo scusa io a voi per la delusione che vi ho procurato', in realtà in questa storia c’è qualcun altro che dovrebbe chiedere scusa a Sara e alla sua famiglia”. 

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