Scomparsa di Sara Pedri, la famiglia replica alla difesa dell'ex primario: ''Le fragilità e le debolezze facevano parte della sua persona. Esserlo è un reato?''
La famiglia di Sara Pedri interviene dopo la difesa del primario Saverio Tateo. E sulle fragilità della dottoressa viene spiegato: "A Catanzaro non le hanno impedito di vivere e di procedere verso i suoi sogni, non l'hanno fatta sentire come un 'una morta che cammina', invece a Trento, in quell'ambiente tossico e dispotico, le fragilità di Sara si sono trasformate in un "grande mostro" che l'ha annientata fino a depersonalizzarla"

TRENTO. “Le fragilità e le debolezze di Sara facevano parte della sua persona così come i pregi e i difetti. Perchè chi è che non li ha? Essere fragile è un reato?”. Sono queste le parole che arrivano dai famigliari della dottoressa Sara Pedri a seguito dell'intervento dell'avvocato Salvatore Scuto, legale dell'ex primario Saverio Tateo (QUI L'ARTICOLO). Un intervento nel quale la difesa dell'ex primario aveva affermato: ''C'è un sentimento di personale insoddisfazione che accompagna la dottoressa in ogni contesto lavorativo in cui si è trovata''.
Da parte degli avvocati dell'ex primario vengono respinte le contestazioni che era state riportate anche in una recente perizia di parte, documenti che contengono anche la frase shock: "Sono un morto che cammina" (QUI L'ARTICOLO)
"Una frase - scrive Scuto - che merita di essere contestualizzata. Pedri nel quadro emotivo che delineano i messaggi si trova a non avere il coraggio di scegliere di interrompere quella esperienza lavorativa. Indubbiamente è in uno stato di difficoltà e vive con fastidio le pressioni della stessa famiglia, che sembra ondivaga nel chiederle di dimettersi o di restare, ma che alla fine sembra spingere affinché continui, soprattutto dopo aver verificato che sia possibile il rientro a Cles. Pressioni comprensibili essendo quell'ospedale meno impegnativo del reparto di Trento e logisticamente nel luogo di domicilio".
Parole, queste, che hanno portato all'intervento della stessa famiglia della dottoressa. “Noi famigliari di Sara – viene riportato in un post - non abbiamo paura di nessuno, non ci siamo mai nascosti dietro ad un dito, ci abbiamo sempre messo la faccia mostrando il bello e il brutto e così continueremo a comportarci. Ciò che conta sono i fatti accaduti e dimostrati da tempo, sono loro che parlano per noi e per Sara che oggi non si può difendere”.
E sulle parole che riguardano la “fragilità” si Sara Pedri, la famiglia scrive: “Le sue fragilità però a Catanzaro non le hanno impedito di vivere e di procedere verso i suoi sogni, non l'hanno fatta sentire come un 'una morta che cammina', invece a Trento, in quell'ambiente tossico e dispotico, le fragilità di Sara si sono trasformate in un 'grande mostro' che l'ha annientata fino a depersonalizzarla. Questo è successo e questo è stato testimoniato e dimostrato in maniera inequivocabile”.













