Sequestrato, ferito a colpi di pistola e torturato da un commando (VIDEO): i malviventi si erano camuffati da agenti delle forze dell’ordine
Il commando, simulando un’operazione delle forze dell’ordine, con tanto di palette e lampeggianti fasulli, aveva bloccato l’auto a bordo della quale viaggiava un uomo che è stato raggiunto da un colpo di pistola sparato alle gambe

CASTELNUOVO DEL GARDA (VR). I carabinieri del Nucleo investigativo di Verona, hanno fermato in provincia di Reggio Emilia uno degli uomini ritenuti fra i responsabili del rapimento e del ferimento, avvenuto la scorsa estate a Castelnuovo del Garda, di un professionista di origini umbre. Quest’ultimo venne rilasciato in provincia di Mantova dove fu trovato ferito a colpi di pistola.
L’uomo arrestato questa mattina, come hanno accertato le lunghe e complesse indagini degli inquirenti, faceva parte del commando che, utilizzando due autovetture con targhe rubate e simulando un’operazione delle forze dell’ordine, con tanto di palette e lampeggianti fasulli, aveva bloccato l’auto della vittima la quale, dopo essere stata ferita con un colpo di pistola sparato alle gambe, fu caricata a forza su una delle auto usate per il rapimento e portata in un casolare della provincia di Mantova dal quale fu rilasciato dopo alcune ore.
Il resto della “banda” era stato arrestato in flagranza di reato, di concerto con il personale della Sezione Anticrimine dei Carabinieri del Ros di Padova, la notte del 24 settembre 2021 quando in cinque, una donna di origini albanese e quattro uomini, tutti residenti nel bresciano, avevano tentato di incendiare, utilizzando alcune taniche di benzina, l’abitazione di proprietà della vittima a Castelnuovo del Garda.
Nella circostanza, durante l’operazione, era stata rinvenuta e sequestrata una pistola semiautomatica, con relativo munizionamento, verosimilmente utilizzata durante il rapimento, palette e lampeggianti simili a quelli in uso alle forze dell’ordine, numerose targhe provento di furto nonché materiale d’interesse investigativo.
L’arrestato è stato tradotto in carcere, dove tuttora si trovano i suoi presunti complici, in attesa dell’interrogatorio di garanzia. Nei suoi confronti il giudice ha contestato anche il reato di “tortura” poiché, come risultato dalle indagini, durante il sequestro la vittima fu sottoposta a una serie di pestaggi che le causarono conseguenti sofferenze fisiche e psicologiche.













