Abbattimento lupi, Fugatti: "Soddisfazione per decisione del Tar". Le associazioni animaliste: "Ricorriamo al Consiglio di Stato, scelta inaccettabile"
Il Tar ha respinto la richiesta di sospensione del decreto che dispone l'abbattimento di due lupi sulla Lessinia. Fugatti: "La tradizionale attività di alpeggio degli animali in quota va preservata con ogni mezzo". Le associazioni animaliste annunciano di voler ricorrere al Consiglio di Stato

TRENTO. La Provincia è soddisfatta della decisione del Tar che ha respinto le richieste di sospensione cautelare del decreto di abbattimento di due esemplari di lupo sulla Lessinia mentre le associazioni animaliste rilanciano e annunciano di voler coinvolgere il Consiglio di Stato.
Il presidente del Tribunale amministrativo regionale di Trento, Fulvio Rocco, ha respinto le richieste di sospensione cautelare del decreto di abbattimento firmato dal presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti, per l'uccisione di due lupi del branco responsabile delle predazioni nel territorio di Malga Boldera (Qui articolo).
“Il Tar ha definito intrinsecamente legittima l’iniziativa della nostra amministrazione che, per la prima volta in Italia e con l’avvallo di Ispra, intende rimuovere due lupi per dissuadere il resto del branco dal compiere nuove predazioni", commenta Maurizio Fugatti, presidente della Provincia di Trento. "Riteniamo infatti che la tradizionale attività di alpeggio degli animali in quota vada preservata con ogni mezzo: gli allevatori sono i custodi dei pascoli e la loro attività impreziosisce il nostro territorio".
Il Corpo forestale trentino prosegue così la propria attività di presidio e interverrà per abbattere i due esemplari qualora il branco dovesse avvicinarsi alla malga. Sono escluse le misure alternative all’abbattimento (che in caso dell’orso il tribunale ha in altre occasioni privilegiato), considerando difficilmente realizzabile la cattura con lacci e narcosi difficilmente.
L’incidente cautelare in camera di consiglio è in calendario il prossimo 14 settembre, ma qualora nel frattempo gli abbattimenti venissero realizzati, cesserebbe la materia del contendere. Le associazioni animaliste promettono, però, battaglia. "Ricorreremo al Consiglio di Stato affinché venga sospesa la loro condanna a morte - spiegano Lav, Lndc Animal protection e Wwf - poiché riteniamo inaccettabili le scelte del presidente Fugatti che di fatto avallano ed incentivano un modello di allevamento in alpeggio non conforme alle più elementari norme di convivenza con gli animali selvatici attraverso la tutela degli animali allevati, privi di sorveglianza da parte di pastori o di cani da guardiania”.
Le associazioni comunicano di aver eseguito un'analisi della documentazione presentata dalla Provincia e richiesta dal Tar stesso. "Si evidenzia chiaramente - dicono Lav, Lndc e Wwf - l’insufficiente grado di manutenzione della recinzione elettrificata utilizzata dalla malga Boldera per prevenire le predazioni da lupo. E', infatti, Ispra stessa a rilevare che in alcuni dei cinque eventi predatori, la recinzione risultava scarsamente manutenuta, al punto da azzerarne l’efficacia. Per questo motivo l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale ha chiesto alla Pat un piano per migliorare il sistema di prevenzione dei danni da predazione in Lessinia a malga Boldera ma anche nelle malghe adiacenti. E' intollerabile che Fugatti abbia disposto l’abbattimento di due lupi in una situazione come quella delineata dalla documentazione prodotta dalla stessa Provincia. Il presidente trentino si conferma interessato solo a trovare qualche voto in più condannando a morte un giorno un lupo e l’altro un orso invece che a investire sulla prevenzione che è l’unico strumento realmente efficace per ridurre i rischi e tutelare la sicurezza delle persone, degli animali selvatici e di quelli d'allevamento”.
La direttiva Habitat concede la possibilità di derogare al regime di rigorosa protezione dei lupi esclusivamente nel caso che non esista “un’altra soluzione valida - prosegue Lav, Lndc e Wwf - ma è evidente che l’altra soluzione valida esisteva, ma in alcuni casi non è stata applicata correttamente, venendo così meno ogni copertura giuridica all’ipotesi di uccisione dei lupi. Per quanto riguarda gli animali vittime di predazioni, queste perdite, che possono sempre verificarsi, sono comunque regolarmente indennizzate con fondi pubblici che di fatto eliminano anche questo 'rischio di impresa' a carico dell’allevatore. Va da ultimo evidenziato che l’abbattimento ai fini di dissuasione non ha fondamenti scientifici e viene dichiaratamente proposto dall’amministrazione provinciale come misura sperimentale. Auspichiamo che non venga torto neppure un pelo ai due lupi in attesa che il Consiglio di Stato si esprima sul nostro ricorso e in ogni caso prima dell’udienza fissata dal Tar per il prossimo 14 settembre, nella quale sarà discussa la sospensiva del decreto di abbattimento".
A intervenire anche Enpa, Leidaa e Oipa. "Una decisione politica di una gravità inaudita. Un provvedimento spietato, crudele e, come noto, del tutto inutile, poiché non risolverà in alcun modo la questione delle predazioni. Infatti, l’unico strumento scientificamente idoneo a evitarle è il ricorso alle misure di prevenzione integrate». Lo dichiarano Enpa, Leidaa e Oipa, secondo cui il pronunciamento del Tar lascia senza risposta diversi aspetti sollevati dall’avvocato Valentina Stefutti. E' vero che la malga era dotata di recinzioni elettrificate, tuttavia, come rilevato nel corso di un sopralluogo condotto dall’etologa Ivana Sandri, tali recinzioni presentavano diversi punti di passaggio e potevano essere facilmente oltrepassate".
Inoltre, proseguono Enpa, Leidaa e Oipa, Malga Boldera utilizzava "solo un tipo di sistema preventivo, mentre la scienza (lo ribadisce lo stesso Ispra ma anche studi citati nello stesso decreto Fugatti) ha dimostrato che solo l’applicazione combinata di diversi strumenti (cani, ricovero notturno, guardiania) è davvero efficace. Peraltro, lo stesso Tar di Trento riconosce che le recinzioni di Malga Boldera presentavano falle (sia pure definite “modeste”). Invece non sarebbe dimostrato, come sostiene la Pat, che i lupi avessero imparato a superare la recinzione elettrificata e quindi a renderla inefficace. Sempre in tema di prevenzione, nella relazione redatta dal Ispra per la Provincia di Trento, si segnala come la stragrande maggioranza delle strutture presenti nell’area della Malga Boldera – 8 su di 12 – non adotti alcun metodo preventivo".
Ma, secondo le associazioni animaliste, il decreto presenta "un altro grande punto debole non rilevato dal Tar. Il provvedimento ammazza-lupi ordina di uccidere animali a casaccio, pescando nel mucchio, senza fare alcuna distinzione. Ciò rende altamente probabile che siano ammazzati non i presunti predatori ma due esemplari qualsiasi, il cui abbattimento potrebbe non influire affatto sulla predazione. C’è poi una sostanziale contraddizione di fondo. Da un lato si dice che il 'prelievo' dei due lupi non ha effetti sulla conservazione della popolazione, dall’altro si afferma che le uccisioni sono un’iniziativa sperimentale, utile anche a raccogliere informazioni 'circa gli effetti del prelievo sulla popolazione di lupi e sulle dinamiche predatorie'. Le conseguenze delle uccisioni sono sconosciute e basterebbe questo per fare venire meno i presupposti della deroga", conclude Anpa, Leidaa e Oipa.












