Abeti abbattuti, danni ai tetti e cabinovie abbattute: eventi un tempo anomali stanno diventando la regola (ma negarlo è più semplice che provare a risolvere il problema)
La riflessione di Pietro Lacasella su Alto Rilievo/Voci di Montagna: "Oggi non ci si può più avvalere del detto 'occhio non vede, cuore non duole', perché l’occhio inizia a vederci molto bene. Tuttavia, se anche di fronte all'evidenza il cuore continua a rimanere indifferente, senza saltare nemmeno un battito per lo sconforto, allora non abbiamo più il diritto di parlare di futuro. Un futuro che rischia di rivelarsi climaticamente invivibile"

Il vento che monta rapidissimo, fino a correre imbizzarrito tra le valli; gli abeti rossi abbattuti dalle raffiche; i tetti che vacillano e in alcuni casi, sfiniti, abbandonano le abitazioni; le cabinovie accasciate su un letto di rami e muschio.
Le immagini che arrivano dal Bellunese, da Bolzano, dalla Val di Fiemme e dalla Val di Fassa richiamano inevitabilmente - con le dovute proporzioni - i momenti drammatici che nel 2018 seguirono la tempesta Vaia.
Fino a qualche anno fa, questi eventi venivano considerati anomali, ma con l’aumento delle temperature l’eccezione si sta trasformando in regola.
Ovviamente sarebbe prematuro parlare di una correlazione tra questo specifico episodio e i cambiamenti climatici. Ciononostante, come nel 2021 spiegava l'IPCC, «i cambiamenti climatici causati dall’umanità rendono più frequenti e gravi gli eventi estremi».
Purtroppo, però, sono anni in cui il sapere scientifico viene ostacolato dallo scetticismo dei più ingenui, dal disinteresse dei più cinici e dalla spregiudicatezza di quei politici che si nutrono di correnti negazioniste; perché negare un problema è più semplice di rimboccarsi le maniche per provare a risolverlo.
Oggi però non ci si può più avvalere del detto “occhio non vede, cuore non duole”, perché l’occhio inizia a vederci molto bene. Tuttavia, se anche di fronte all'evidenza il cuore continua a rimanere indifferente, senza saltare nemmeno un battito per lo sconforto, allora non abbiamo più il diritto di parlare di futuro. Un futuro che rischia di rivelarsi climaticamente invivibile.


















