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| 04 nov 2023 | 05:01

Terreni saturi d'acqua, in Trentino aumenta il rischio frane. L'esperto: “Situazionale al limite. Dobbiamo capire che è fondamentale porre un freno al consumo di suolo”

Stiamo assistendo ad eventi meteorologici estremi sempre più intensi. Il maltempo che ha travolto il Trentino in questi ultimi giorni ha mostrato quando sia importante portare avanti una continua manutenzione del territorio oltre alla necessità di porre un freno al consumo del suolo. L'attenzione rimane alta soprattutto per il rischio smottamenti: "Il terreno è stato sottoposto non ad un unico evento di pioggia ma a più perturbazioni e le caratteristiche geologiche che gli permettevano la stabilità sono al limite"

Terreni saturi d'acqua, in Trentino aumenta il rischio frane

TRENTO. Il terreno è pieno d'acqua e rimane alto il rischio di smottamenti. Nonostante quest'ultima fase critica di maltempo sia ormai passata, in Trentino la sorveglianza rimane alta soprattutto per la possibilità di fenomeni di dissesto idrogeologico.

 

Frane, dissesti su pendii che vanno a travolgere strade ed edifici. I fenomeni sono in continuo aumento e lo abbiamo visto con la tempesta Ciaran che ha investito l’Italia, e anche il Trentino Alto Adige, nelle scorse ore con violente piogge e raffiche di vento dimostrando ancora una volta come la crisi climatica stia accelerando il passo con eventi meteorologici estremi sempre più intensi.

 

Da inizio anno a fine ottobre, secondo i dati forniti da Legambiente, l'Italia è stata sconvolta da 113 eventi meteo estremi con una “frequenza sempre maggiore con conseguenze importanti in termini di danni e morti” ha spiegato a il Dolomiti Arcangelo Francesco Violo presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi.

 

“Dobbiamo attivare tutte quelle azioni che ci portano ad un adattamento sempre più efficace a questi eventi. Sappiamo che avvengono e che impattano – spiega - su un territorio sempre più urbanizzato e cementificato caratteristiche che ne amplificano gli effetti. Per questo è di fondamentale importante lavorare su azioni che portano a salvare vite umane e azioni strutturali capaci di mitigare i rischi”.

 

Gli smottamenti avvenuti nelle scorse ore in Trentino mostrano come anche il nostro territorio sia rischio nonostante il livello di manutenzione elevato. “Serve limitare l'uso del suolo, portare avanti la manutenzione e dare sempre l'importanza all'aspetto geologico e idrogeologico di dove si intende costruire un edificio o una infrastruttura” spiega Mirko Demozzi, presidente dell'Ordine dei Geologi del Trentino Alto Adige.

 

Presidente Demozzi, la pioggia ha raggiunto anche i 130 millimetri di media nelle scorse ore. Il rischio di smottamenti continuerà ad essere elevato anche nei prossimi giorni?

Abbiamo visto diversi dissesti. Ho notato che la maggior parte sono puntuali, su pendii tagliati da strade più o meno importanti. Il motivo? È bene tenere a mente che il terreno è stato sottoposto non ad un unico evento di pioggia ma a più perturbazioni. Quando si riempie di acqua, il terreno fino ad un certo grado di saturazione riesce a drenarla e, grazie alle sue caratteristiche geologiche, riesce a rimanere stabile. Se, però, l'acqua supera un certo livello, queste caratteristiche che gli permettevano la stabilità degradano rapidamente e il terreno scivola creando delle 'frane da scivolamento' su un versante. Questo è successo nelle scorse ore. Il terreno non è riuscito a drenare l'acqua accumulata durante la perturbazione avvenuta giorni fa e questa va ad impattare in maniera importante sulla sua resistenza di questi giorni. Questa criticità andrà avanti per alcuni giorni fino a quando l'acqua non diminuirà il terreno sarà sempre a rischio franamento.

 

Il nostro territorio ha particolari caratteristiche che fanno aumentare questi rischi?

In Trentino non abbiamo una situazione di intervento urbanistico infrastrutturale disordinato. Si è sempre cercato di andare avanti con progetti supportati da relazione geologiche e geotecniche. Ci dobbiamo, però, convincere che il livello di antropizzazione e urbanizzazione ha raggiunto livelli elevati e che una frana che, ad esempio, fino a 100 anni fa non avrebbe fatto notizia, ora ha buone probabilità di coinvolgere una infrastruttura.

C'è poi un altro aspetto. La creazione di strade ed edifici va a modificare la morfologia del territorio e questo può aumentare il rischio di smottamenti. Sono eventi che rientrano nell'evoluzione morfologica.

 

In Trentino la manutenzione viene fatta?

Si ma non sono pochi i chilometri di territorio da gestire. Le manutenzioni e gli interventi di messa in sicirezza vengono portati avanti ma l'urbanizzazione è talmente elevata che non possiamo pretendere che sia tutto in sicurezza. Rimarrà sempre il rischio residuo. Ora nell'emergenza stanno intervenendo efficacemente i colleghi del Servizio Geologico, ma nelle prossime settimane saremo noi geologi professionisti impegnati con i progetti per la messa in sicurezza di questi dissesti.

 

Difficile pensare che l'urbanizzazione possa diminuire in futuro. Dobbiamo aspettarci criticità sempre maggiori e più frequenti?

Certo e qui torna il concetto del consumo e dell'uso del suolo. Più ci sarà l'uso del suolo e più infrastrutture andremo a fare,  più avremo a che fare con questi problemi geologici. Per questo è importante essere consapevoli dell'importanza nel limitare l'uso del suolo e concentrarci nel potenziamento della sua manutenzione e gestione.

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