Aggressioni e minacce, anche in Trentino personale sanitario sempre più nel mirino. Ioppi: ''Servono le forze dell'ordine in tutti gli ospedali periferici''
Aggressioni verbali e non solo, l'Ordine dei Medici chiede un presidio delle forze dell'ordine negli ospedali periferici per consentire al personale sanitario di lavorare in sicurezza e tranquillità. Sonia Brugnara di Cimo: ''L'azienda sanitaria dovrebbe mappare la situazione per individuare i luoghi con maggiori problemi"

TRENTO. Sono all'ordine del giorno. Aggressioni verbali, insulti di ogni genere e pressioni psicologiche che colpiscono medici, infermieri ed operatori sanitari. “In alcune situazioni si arriva ad un livello tale di aggressioni che davvero abbiamo paura” spiega un'operatrice a il Dolomiti.
Il fenomeno delle aggressioni in Sanità è in crescita continua e va ad aggiungersi ad una situazione già difficile con gravi carenze di personale ed abbandoni contribuendo ad allontanare i professionisti, soprattutto dei pronto soccorso e guardie mediche, ai quali invece dovrebbero essere garantite in primis incolumità, serenità e sicurezza per affrontare il proprio lavoro.
Una situazione che ha riportato ancora una volta l'Ordine dei Medici del Trentino a chiedere all'Azienda sanitaria e alla Provincia maggiore attenzione e soprattutto la creazione di presidi delle forze dell'ordine negli ospedali periferici.
“I luoghi maggiormente sensibili e più a rischio – ha spiegato il presidente dell'Ordine, Marco Ioppi – sono i Pronto soccorso e poi le postazioni della Guardia di continuità assistenziale in periferia specialmente durante i periodi festivi e durante le notti”.
Il tema di certo non è nuovo ma negli ultimi anni il numero di aggressioni è drasticamente aumentato. “In Italia si è arrivati ad aggressioni fisiche vere e proprie ai medici, qui da noi siamo a quelle verbali ma proprio per questo occorrere intervenire immediatamente prima che sia troppo tardi e prima che accada qualcosa di più grave” continua il numero uno dei medici trentini.
Nel corso degli anni, come chiesto dallo stesso Ordine, si è cercato di mettere in campo alcune azioni per rendere i luoghi, soprattutto quelli delle Guardie di continuità assistenziale più sicure, ma non è stato fatto abbastanza. “Diversi punti, ma non tutti – spiega Ioppi – sono stati dotati di presidi che permettono di avvisare le forze dell'ordine immediatamente anche lanciando un allarme sonoro o luminoso. Altrettanto, però, non si è fatto per gli ospedali periferici soprattutto per quanto riguarda i pronto soccorso”.
Da qui la richiesta di un maggiore e più veloce intervento delle istituzioni. “Sfortunatamente – spiega il presidente dell'Ordine – sono sempre di più le persone che esasperate per una loro situazione o per le lunghe liste di attesa che vanno a scaricare la loro rabbia contro il personale sanitario che non ne ha alcuna colpa. C'è anche un altro aspetto: Si è perso il senso del limite. Si pensa sempre che qualsiasi cosa debba essere risolta al 100% e non ammette più di trovarsi davanti a situazioni irreparabili”.
Provincia e soprattutto Apss, spiega Ioppi, “sono responsabili della sicurezza degli operati”. “Siamo davanti ad un aumento dei casi – continua – solo questo dovrebbe costituire un campanello d'allarme, uno stimolo per intervenire”.
Fra gli interventi che il presidente Marco Ioppi vorrebbe fossero concretizzati vi è quello della creazione di un presidio delle forze dell'ordine negli ospedali periferici. “ Ne abbiamo uno all'ospedale Santa Chiara e di recente ne è stato creato uno a Rovereto. Vista la situazione ne servirebbe uno in ogni ospedale periferico per consentire al personale medico di lavorare in sicurezza e in tranquillità”. Fra le proposte portate avanti in passato ma poi bocciata vi è anche quella di mettere le sedi delle guardie di continuità assistenziali accanto alle caserme dei carabinieri presenti sul territorio. “Per questioni di privacy si è poi concretizzata questa ipotesi” conclude Ioppi.
Nei giorni scorsi il tema della sicurezza in ospedale è stato ripreso anche in Alto Adige dove la questura di Bolzano ha disposto l’aumento di organico del posto di polizia dell’ospedale del capoluogo e la riattivazione di quello dell’ospedale di Merano, assicurando così una maggiore presenza degli operatori di polizia. Una decisione che è stata presa per dare risposta alla richiesta di sicurezza arrivata dagli operatori sanitari.
A parlare della necessità di intervenire difronte ad una diffusa insicurezza è anche la dottoressa Sonia Brugnana, segretaria di Cimo, il sindacato dei medici. “Per prima cosa – spiega – l'azienda sanitaria dovrebbe fare una mappatura per individuare quali sono i luoghi che registrano maggiori problemi. Sappiamo che nei pronto soccorso il rischio di aggressioni è molto alto. Lo stesso riguarda per le guardie mediche che sono punti periferici dove spesso i colleghi sono da soli. E' un problema molto sentito a livello nazionale e sul quale si sta cercando di intervenite e credo che anche in Trentino occorra fare un ragionamento”.


















