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Trento
18 febbraio | 06:00

"Lavoriamo con la paura addosso", all'ospedale tra violenze e minacce. La testimonianza di un operatore: “Aggressioni quotidiane, non ce la facciamo più”

“L'area del Santa Chiara è diventata invivibile” ci spiega l'operatore che ha deciso di parlare con il Dolomiti chiedendo l'anonimato. “L'escalation di violenza a cui stiamo assistendo va ben oltre a quello che i cittadini si stanno immaginando. Non possiamo sopportarla ancora per molto” 

"Lavoriamo con la paura addosso", all'ospedale tra violenze e minacce

TRENTO. “Le aggressioni sia verbali che fisiche in ospedale sono molte di più di quelle che finiscono sui giornali. Qui sono quotidiane e non possiamo più sostenere una situazione del genere.” È la testimonianza drammatica di un operatore dell’ospedale Santa Chiara, che descrive una realtà ormai insostenibile, fatta di spintoni, schiaffi, insulti e continue minacce. Un’emergenza che si consuma ogni giorno nei reparti, nei corridoi e nelle sale d’attesa delle strutture.

 

Le aggressioni ai danni di medici, infermieri, operatori sociosanitari e tecnici ospedalieri sono in costante aumento. Un fenomeno che non solo mina la sicurezza di chi lavora in prima linea nella tutela della salute pubblica, ma che genera anche un crescente senso di paura e stress tra il personale. 

 

Secondo gli ultimi dati pubblicati a livello nazionale (Dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie) sono oltre 16 mila gli episodi di violenza nei confronti del personale sanitario e sociosanitario, con 18 mila operatori coinvolti. Tra le professioni più colpite emergono gli infermieri, seguiti da medici e operatori sociosanitari, con una netta prevalenza di vittime donne, che rappresentano i due terzi del totale.

 

Le strutture più a rischio sono i Pronto Soccorso, le Aree di Degenza, i servizi psichiatrici e gli ambulatori, dove i principali aggressori risultano essere i pazienti stessi seguiti dai loro familiari o accompagnatori. La violenza si manifesta in diverse forme: la maggior parte delle aggressioni è di tipo verbale, poi ci sono gli scontri fisici e i danneggiamenti a beni.

 

In Provincia di Trento, il monitoraggio i cui dati sono stati poi diffusi nel 2024 dalla Consulta provinciale per la salute, ha rilevato 226 episodi di aggressione nell’ultimo anno, colpendo in prevalenza donne (199 casi), molte delle quali giovani sotto i 30 anni. I dati mostrano inoltre che il fenomeno non risparmia nessuna fascia d’età e coinvolge in modo significativo gli infermieri e le operatrici sociosanitarie. Anche gli operatori tecnici, seppur meno considerati in questi studi, risultano esposti a rischi significativi, confermando la necessità di interventi urgenti per garantire la sicurezza di tutti i professionisti impegnati nella sanità.

 

L'area del Santa Chiara è diventata invivibile” ci spiega l'operatore che ha deciso di parlare con il Dolomiti chiedendo l'anonimato. “Negli ultimi anni – racconta – attorno all'ospedale è aumentato  il numero di persone con problemi di droga e di alcol e questo ha avuto un impatto devastante. Sono persone che spesso raggiungono il vicino Serd, alcune per ottenere il metadone, ma poi ritornano nella zona dell'ospedale e quotidianamente ci sono episodi di molestie e minacce a chi magari non decide di dare l'elemosina”. 

 

A vedere sotto i propri occhi quello che accade sono spesso gli operatori della portineria che si trovano per primi a fare i conti con situazioni davvero critiche e di allarme. E' stato proprio uno di questi operatori che  il 14 febbraio scorso è andato in soccorso alla giovane tirocinante 20enne che gridava aiuto mentre un uomo l'aveva gettata a terra per violentarla. L'operatore, fortunatamente, è riuscito a raggiungerla in pochi secondi riuscendo a 'strappare' dal corpo della ragazza l'aggressore

 

“Chi oggi lavora in ospedale – ci spiega l'operatore – qualsiasi ruolo abbia, deve passare le giornata con la paura addosso perché non si sa mai cosa possa succedere. L'aggressività che alcune persone riversano quando arrivano in ospedale fa paura. Non basta la forza di un uomo e quando si trovano davanti una donna è ancora peggio”. Timori sono stati espressi più volte direttamente anche dal personale sanitario.

 

C'è il tema delle forze dell'ordine che oggi sono già presenti nelle strutture sanitarie in determinate fasce orarie. “All'ospedale Santa Chiara abbiamo un presidio della polizia di stato in orario diurno, inizia nel corso della mattinata e termina nel tardo pomeriggio,  poi la notte alcune zone vengono controllate da un servizio di sorveglianza. Non è abbastanza, serve un controllo 24 ore su 24 ed è indispensabile la riorganizzazione dei presidi della polizia” ci spiega l'operatore.

 

“L'escalation di violenza a cui stiamo assistendo va ben oltre a quello che i cittadini si stanno immaginando. Non possiamo sopportarla ancora per molto” conclude. 

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